Il governo approva la stretta sui cortei, ma salta la norma che avrebbe affidato ai soldati funzioni di polizia giudiziaria. Nel decreto restano il fermo preventivo per i minorenni e nuove responsabilità per chi partecipa alle violenze
Il decreto sicurezza passa dal Consiglio dei ministri di martedì 20 ottobre con una modifica politicamente pesante: i militari potranno rafforzare i controlli sul territorio, ma non avranno i poteri di polizia giudiziaria previsti nelle bozze iniziali. A fermare l’ipotesi è stato il Quirinale, con Sergio Mattarella deciso a preservare la distinzione tra compiti delle forze civili e funzioni delle Forze armate.
Il passaggio decisivo si è consumato al Quirinale, nell’incontro tra Sergio Mattarella e Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, accompagnato da Marco Doglio, commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria. Secondo la ricostruzione di Repubblica, il confronto ha contribuito a sbloccare il via libera al provvedimento, dopo le riserve sulla norma che avrebbe attribuito ai militari funzioni di polizia giudiziaria.
LE PERPLESSITA’ DEL COLLE
C’è anche un’altra questione che attraversa il decreto: se questo sia il modo giusto per rispondere alla violenza giovanile. Solo due giorni prima che il decreto arrivasse in Cdm, Sergio Mattarella aveva definito la violenza «inaccettabile», parlando di «soggetti inediti» e chiedendo «un’analisi intelligente e approfondita». Parole che chiedevano una focalizzazione dell’attenzione sulle ragioni di fenomeni che coinvolgono ragazzi molto giovani, oltre la risposta immediata agli scontri.
La linea del governo di Giorgia Meloni punta invece su nuovi strumenti preventivi, pene più severe e responsabilità economiche per le famiglie. Una scelta che non convince tutti. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, prima del Consiglio dei ministri, ha sottolineato che la questione «non possa essere solo un problema di repressione», richiamando l’attenzione anche sulle cause del disagio.
COSA RIMANE DELLA BOZZA
Il nodo politico era già emerso quando il governo aveva messo sul tavolo il potenziamento dell’operazione Strade sicure, con altri 500 militari destinati a Milano per tre mesi: nella bozza, i soldati avrebbero potuto esercitare anche funzioni di polizia giudiziaria, compresa la possibilità di arrestare persone colte in flagranza di reato.
La proposta aveva incontrato perplessità anche nella maggioranza e opposizioni da parte dei sindacati di polizia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva sostenuto la necessità di attribuire ai militari strumenti adeguati per rendere efficace il potenziamento. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e i vertici della Polizia avevano invece espresso riserve.
L’interlocuzione tra Quirinale e Palazzo Chigi ha portato allo stralcio della disposizione. I militari potranno controllare il territorio e identificare persone sospettate di aver commesso vandalismi o saccheggi, ma dovranno rivolgersi a polizia o carabinieri per le valutazioni che riguardano l’eventuale fermo.
ECCO I NUOVI REATI E LE MISURE PREVENTIVE
Il decreto sicurezza allarga il raggio d’azione delle misure preventive, con un capitolo dedicato ai minorenni e uno alle violenze durante le manifestazioni. Il fermo preventivo potrà riguardare anche chi turba la sicurezza in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, ma per i minori sarà applicabile soltanto a partire dai 16 anni. Per chi ha compiuto 14 anni arriva invece una presunzione di imputabilità: la capacità di intendere e di volere si presume, fino a prova contraria.
Cambia anche la disciplina della flagranza differita, estesa ai minorenni. Per quelli che hanno più di 16 anni, il giudice potrà disporre misure cautelari anche quando queste comportino l’interruzione della frequenza scolastica. Il pacchetto comprende inoltre sanzioni economiche per i genitori dei minorenni che commettono violenze durante le manifestazioni: le multe vanno da 500 a 1.000 euro e possono raddoppiare in caso di reiterazione. Per i danni ai beni pubblici è prevista un’ingiunzione del prefetto che anticipa il risarcimento.
VIOLENZA ORGANIZZATA, PENE PIÙ ALTE
Il nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubblichecolpisce chi, durante le proteste, usa bastoni o mazze oppure lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità delle persone. La pena prevista è la reclusione da due a cinque anni, con una multa fino a 20 mila euro. Le sanzioni aumentano se le violenze sono commesse a volto coperto o se vengono danneggiate infrastrutture e servizi di pubblica utilità. Chi organizza o promuove gruppi destinati a manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici o telematici, rischia invece da quattro a dodici anni di reclusione.
Il decreto introduce anche una specifica aggravante per il danneggiamento commesso da un gruppo organizzato di almeno cinque persone. Aumentano inoltre le pene per alcune ipotesi di devastazione e saccheggio e per l’attentato a impianti di pubblica utilità commessi durante le manifestazioni. Sul fronte della tutela delle forze dell’ordine, le lesioni personali lievi o lievissime procurate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’adempimento delle proprie funzioni diventano procedibili d’ufficio.
DIVIETO DI RADUNO E STRETTA SUI GRUPPI
Il provvedimento di prevenzione può riguardare determinate fasce orarie e persone che abbiano tenuto comportamenti lesivi contro persone o cose, oppure siano già state colpite nei cinque anni precedenti da provvedimenti di carattere preventivo. La stretta si estende così dalla gestione delle singole manifestazioni al controllo di condotte e gruppi considerati a rischio.
MILANO, ALTRI 500 MILITARI FINO A DICEMBRE
L’articolo 8 dispone l’invio immediato di 500 militari a Milano fino al 31 dicembre, con una spesa indicata in 4,7 milioni di euro. Il contingente sarà impiegato nei servizi di controllo del territorio e di sicurezza pubblica. «Il contingente verrà messo a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza per concorrere ai servizi che dovranno essere svolti nella città per il controllo del territorio e la sicurezza pubblica della città», ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

