Nuovo guaio per Schifani: il Giglio di Cefalù diventa un ginepraio e ora il presidente della Regione Sicilia cerca di tornare su suoi passi. Troppo tardi?
Renato Schifani chiede al presidente uscente di tornare sui propri passi, ma il consiglio di amministrazione della Fondazione Giglio di Cefalù risulta già decaduto. La giravolta arriva dopo le dimissioni di tre consiglieri su quattro e mentre sfuma, secondo la ricostruzione di la Repubblica – Palermo, la possibilità di portare Simona Vicari alla presidenza. Il risultato è un pasticcio amministrativo con una domanda politica piuttosto semplice: perché si è aperta una crisi di governance per poi provare a richiudere tutto in fretta?
IL PIANO, LE DIMISSIONI E IL CONTRORDINE
La sequenza comincia il 12 ottobre, quando si dimette il primo consigliere, il presidente Victor Di Maria, indicato dalla Regione. Il giorno successivo si dimettono il vicepresidente Emiliano Maiani, designato da UniCamillus, e Simona Vicari, consigliera indicata dall’Asp di Palermo. Tre uscite su quattro: abbastanza per far decadere l’intero consiglio secondo le regole della Fondazione.
IL TENTATIVO DI PIAZZARE SIMONA VICARI
La mossa si colloca nel mezzo delle tensioni interne a Forza Italia e delle voci sulle possibili dimissioni dello stesso Schifani, impegnato nello scontro con il commissario regionale Nino Minardo. In quel clima, racconta il quotidiano, si sarebbe lavorato per sistemare figure vicine al presidente della Regione nelle società partecipate. Tra queste, Vicari, già superconsulente del governatore: le dimissioni a catena avrebbero dovuto aprirle la strada per una nuova presidenza. Il problema è che il piano si è scontrato con lo statuto, che non permette il terzo mandato.
Il 19 ottobre Schifani ha quindi inviato una nota urgente a Di Maria, invitandolo a ritirare le dimissioni e a riprendere la carica. La motivazione ufficiale guarda alla continuità assistenziale, all’approvazione del bilancio di previsione e ai rapporti con il servizio sanitario regionale. Una richiesta arrivata, però, fuori tempo massimo, perchè la decadenza del consiglio era già stata rilevata dall’Organo di controllo della Fondazione.
IL SINDACO CHE DICE BASTA
Il sindaco di Cefalù, Daniele Tumminello, ha contestato la possibilità di recuperare il vecchio consiglio attraverso il ritiro delle dimissioni. Per il primo cittadino, la decadenza è irreversibile e la prorogatio può garantire soltanto l’ordinaria amministrazione, compresa la continuità dei servizi e della cura dei pazienti. La Fondazione, intanto, deve continuare a funzionare mentre si attendono i pareri formali richiesti dalla Regione e dal Comune.
La questione non riguarda soltanto le caselle da riempire. La Fondazione gestisce l’ospedale Giglio, e il vuoto nella governance si innesta su decisioni amministrative che non possono restare sospese. Il punto politico, adesso, è capire se la Regione riuscirà a ricostruire la governance senza trasformare una partita di nomine in una crisi più lunga.
SIMONA VICARI, DAL SENATO ALLE NOMINE SICILIANE
Simona Vicari (Palermo, 1967) conosce bene Cefalù: ne è stata sindaca dal 1997 al 2007, prima di approdare all’Assemblea regionale siciliana e poi al Senato, dove è stata eletta nel 2008 e nel 2013. Nel frattempo ha attraversato diverse stagioni del centrodestra, dal Popolo della Libertà al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, e ha ricoperto incarichi da sottosegretaria allo Sviluppo economico e alle Infrastrutture e trasporti. Nel maggio 2017 si è dimessa dal governo Gentiloni dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta Mare nostrum, relativa ai collegamenti marittimi e a un emendamento sull’Iva: il Tribunale di Trapani l’ha assolta perché il fatto non sussiste. Oggi è consulente della presidenza della Regione guidata da Renato Schifani e sedeva nel Cda della Fondazione Giglio su indicazione dell’Asp di Palermo. È in questo incrocio tra vecchie conoscenze, incarichi istituzionali e regole sulle nomine che il suo nome è tornato in gioco: la presidenza del Giglio sembrava una possibile destinazione, ma bisognava aver letto del limite statutario sui mandati.

