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Attilio Fontana presidente Regione Lombardia piano settennale Ue

Perché il bilancio settennale Ue fa arrabbiare le regioni del Nord Italia

La proposta ridisegna la distribuzione dei fondi europei. La Lombardia guida la protesta e a preoccupare sono i possibili tagli alla coesione e all’agricoltura.

Le regioni del Nord Italia si schierano contro il prossimo bilancio settennale dell’Unione europea. A raccontarlo è Politico, che nella newsletter Brussels Playbook Capitals evidenzia l’opposizione dei territori settentrionali ai possibili tagli ai fondi Ue.

La proposta della Commissione per il periodo 2028-2034 punta a riorganizzare le risorse comunitarie per tutelare le aree meno sviluppate, ma le regioni del Nord Italia lamentano il rischio di riduzione dei finanziamenti destinati alle amministrazioni locali e di limitare la propria autonomia nella programmazione degli investimenti. A guidare la protesta è il presidente della Lombardia Attilio Fontana, affiancato dai colleghi di Piemonte, Liguria e Veneto.

COSA PREVEDE IL BILANCIO SETTENNALE UE

La proposta presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025 ammonta a quasi 2mila miliardi di euro a prezzi correnti, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo medio dell’Ue. L’obiettivo è adeguare la spesa comunitaria a un contesto segnato dalle esigenze di sicurezza e difesa, competizione industriale, transizione energetica e sfide migratorie.

La novità più rilevante per i territori riguarda i piani di partenariato nazionale e regionale: per la prima volta ciascuno Stato membro dovrà predisporre un piano complessivo che riunisca fondi oggi distinti, compresi quelli per la politica di coesione, l’agricoltura, la pesca, la migrazione e la sicurezza interna. Questa semplificazione, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe ridurre la burocrazia e rendere la spesa più efficace. Cambia però anche il peso delle singole priorità: difesa, competitività e sicurezza acquistano centralità, mentre la distribuzione delle risorse per le politiche regionali viene ridisegnata. Per le regioni, dunque, il nodo cruciale non è soltanto quanto denaro sarà disponibile, ma anche chi deciderà come spenderlo e secondo quali criteri.

COSA CONTESTANO LE REGIONI DEL NORD

La prima preoccupazione riguarda la tenuta dei finanziamenti destinati ai territori. La politica di coesione sostiene investimenti in infrastrutture, sviluppo economico, servizi e riduzione delle disuguaglianze. La revisione proposta da Bruxelles sposta l’equilibrio del bilancio verso nuove priorità e non offre alle regioni più ricche le stesse garanzie sulle risorse future previste per i territori meno sviluppati.

Sempre secondo la ricostruzione di Politico, la Commissione ha previsto 218 miliardi di euro per le regioni più povere, senza definire garanzie equivalenti per gli altri territori. Questo è uno dei principali elementi che alimentano malcontento nel Nord Italia. Fontana ha definito le modifiche proposte «assolutamente inaccettabili e contrarie alla logica e agli interessi delle nostre regioni», avvertendo inoltre che la Lombardia potrebbe perdere un miliardo di euro nei prossimi sette anni tra fondi regionali e sussidi agli agricoltori.

La protesta non riguarda soltanto la quantità delle risorse. Le regioni contestano anche il rischio di una maggiore centralizzazione. Con i nuovi piani nazionali e regionali, la ripartizione dei fondi verrebbe definita attraverso una programmazione complessiva per ciascuno Stato membro, affidando ai governi nazionali un ruolo decisivo nella distribuzione tra territori, amministrazioni locali e agricoltori.

Per Fontana, che ha costruito una parte rilevante della propria esperienza politica sulla difesa dell’autonomia regionale, il modello rischia di trasferire potere dalle amministrazioni territoriali alle capitali, costringendo così le regioni a negoziare con Roma per ottenere le risorse che oggi sono legate a programmi europei specifici.

SUD PIÙ TUTELATO, E AL NORD CHI CI PENSA?

A rendere più aspra la contestazione delle regioni settentrionali è anche il diverso trattamento previsto per i territori europei meno sviluppati. La proposta riserva maggiori garanzie alle aree più povere, mentre lascia più esposte le regioni con livelli di reddito più elevati. Questa impostazione, quindi, genera malcontento tra i governatori del Nord Italia, che temono di perdere le risorse europee ad appannaggio dei territori del Sud.

Le regioni settentrionali rivendicano il proprio contributo all’economia nazionale e contestano il rischio di essere penalizzate proprio perché più ricche e produttive. Il punto, inoltre, è che la politica di coesione nasce per ridurre i divari territoriali; garantire maggiori risorse alle aree meno sviluppate corrisponde a questa finalità. La protesta del Nord, quindi, si concentra sul timore che la revisione del bilancio finisca per comprimere la capacità di investimento delle sue regioni, senza assicurare criteri trasparenti e risorse adeguate anche ai territori più competitivi.

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