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Del Vecchio Fatto

Perché Leonardo Maria Del Vecchio vuole comprare il Fatto Quotidiano

LMDV Media valuta un’Opa totalitaria da 7,15 milioni di euro sulla società editrice del quotidiano di Marco Travaglio. No dei soci fondatori. Tutti i motivi.

Leonardo Maria Del Vecchio vuole allargare il proprio perimetro nell’editoria italiana e punta al Fatto Quotidiano. LMDV Media, la società riconducibile al family office LMDV Capital, ha autorizzato una due diligence su SEIF (Società Editoriale Il Fatto), in vista di un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria finalizzata al delisting. Sul tavolo ci sono 7,15 milioni di euro per le azioni e un possibile apporto economico fino a 4 milioni per sostenere la continuità aziendale. Una mossa che si aggiunge alle numerose operazioni sul mercato editoriale finalizzate o tentate da Del Vecchio, che è già entrato nel capitale del Giornale e controlla i quotidiani del gruppo QN.

PERCHÉ DEL VECCHIO VUOLE COMPRARE IL FATTO QUOTIDIANO

Ci sono due motivazioni: una ufficiale e una di cronaca. La motivazione ufficiale è che LMDV Media è interessata a integrare nel proprio gruppo il know how e i risultati sviluppati da SEIF nell’innovazione digitale e tecnologica, con particolare riferimento ai prodotti editoriali e ai contenuti multimediali, con l’obiettivo di rafforzare la società, sostenere la crescita e mantenerne la linea editoriale.

Il Fatto Quotidiano rappresenta un tassello diverso rispetto alle testate già entrate nell’orbita LMDV Media. Accanto al quotidiano cartaceo, infatti, SEIF controlla il fattoquotidiano.it e sviluppa attività editoriali e multimediali. L’acquisizione consentirebbe di ampliare il portafoglio del gruppo con un marchio nazionale dotato di un’ampia base di lettori e una presenza digitale consolidata. La mossa va letta in ottica “costruzione di un polo editoriale”. Del Vecchio ad oggi ha acquisito l’80% di Editore Nazionale, società che controlla Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Quotidiano Nazionale, oltre a entrare con una partecipazione del 30% nel Giornale. In precedenza, inoltre, aveva puntato senza successo a rilevare il gruppo GEDI, proprietario di La Repubblica e La Stampa. Il progetto punta ad aggregare testate con pubblici, modelli di business e posizionamenti editoriali differenti, facendo leva su competenze tecnologiche, contenuti digitali e nuove opportunità commerciali.

Il secondo motivo è di cronaca. Nelle settimane precedenti all’annuncio – riferisce Il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano aveva pubblicato articoli critici sull’imprenditore e sulle sue vicende personali, a partire dall’articolo di Selvaggia Lucarelli sull’ospitata di Del Vecchio al Pulp Podcast di Fedez fino allo scoop del New York Times su presunte intercettazioni dei manager di Lmdv per creare falsi dossier contro la sua ex fidanzata Jessica Serfaty.

Resta, infine, un terzo ipotetico motivo avanzato da Milano Finanza: l’obiettivo reale di Del Vecchio potrebbe non essere acquisire davvero SEIF, ma mettere sotto pressione Il Fatto Quotidiano sul terreno dei conti. La due diligence accenderebbe i riflettori sulla continuità aziendale e sul fabbisogno finanziario fino a 4 milioni; se l’Opa venisse poi ritirata perché in caso di mancata conferma delle stime, l’operazione potrebbe trasformarsi in un danno d’immagine per la società editrice.

COSA OFFRE LMDV PER ACQUISTARE IL FATTO QUOTIDIANO

La proposta allo studio di LMDV Media prevede un prezzo di 0,286 euro per azione SEIF, per un controvalore complessivo di 7.152.860 euro. Secondo quanto riportato da Ansa, il prezzo incorpora un premio di circa il 30% rispetto alla quotazione ufficiale del 23 ottobre 2026 e del 16,85% rispetto alla media dei prezzi ufficiali registrati nei sei mesi precedenti.

L’operazione, al momento, non è un’Opa già perfezionata. Il consiglio di amministrazione di LMDV Media ha autorizzato una due diligence di natura confermatoria, cioè una verifica delle informazioni disponibili sulla società, propedeutica all’eventuale lancio dell’offerta.

LMDV Media intende inoltre svolgere verifiche con il management per stimare il fabbisogno operativo e di cassa dei successivi 24 mesi. Sulla base della documentazione pubblica, la società stima che SEIF possa aver bisogno di ulteriori risorse finanziarie per un importo non superiore a 4 milioni di euro per sostenere la continuità aziendale ed editoriale. La cifra non va confusa con il corrispettivo dell’Opa: i 7,15 milioni rappresentano il valore complessivo dell’eventuale acquisto delle azioni, mentre i 4 milioni sono un possibile apporto finanziario ulteriore, ancora da verificare.

IL NO DELL’AZIONARIATO DEL FATTO, CHI SONO I SOCI

Per ricostruire la compagine azionaria bisogna partire dai dati ufficiali pubblicati da SEIF e aggiornati al 30 aprile 2026. Il capitale sociale è suddiviso in 25.010.000 azioni ordinarie e i due principali azionisti sono Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi, entrambi detentori del 16,25%. Segue Francesco Aliberti con il 5,01%. La Società Editoriale del Fatto detiene il 9,77% in azioni proprie, mentre il flottante rappresenta il 40,02% e un ulteriore 12,69% è riconducibile ad altri azionisti con partecipazioni individuali inferiori al 5%.

In quest’ultima categoria rientrano Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo. La distribuzione delle quote mostra una società con un nucleo di soci storici, una componente significativa di azioni sul mercato e una quota di azioni proprie. La questione decisiva è la posizione dei fondatori: Padellaro, Monteverdi, Aliberti, Gomez, Travaglio, Lillo e D’Aprile hanno comunicato di non essere interessati a cedere le proprie partecipazioni e di non voler aderire a un’eventuale Opa promossa da LMDV Media al termine della due diligence. I sette rappresentano complessivamente la maggioranza del capitale sociale. Il loro rifiuto rende complicato il percorso verso la soglia dell’82,9% indicata per l’efficacia dell’offerta.

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