Gli israeliani eleggono la nuova Knesset tra le conseguenze del 7 ottobre, la guerra a Gaza e le tensioni nella coalizione. Ecco chi è lo sfidante Gadi Eisenkot, l’ex militare che sfida il premier più longevo della storia israeliana.
Israele torna alle urne per eleggere la 26° Knesset, il Parlamento di Gerusalemme. È il primo voto politico dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e le guerre che hanno coinvolto Gaza e altri fronti regionali.
La sfida è tra il premier uscente Benjamin Netanyahu e l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, attuale leader del partito Yashar. Per governare servono 61 seggi su 120 e nessuno dei due schieramenti ha la maggioranza assicurata.
PER COSA SI VOTA E CHI PUÒ VOTARE
Si rinnovano tutti i 120 membri della Knesset. Gli aventi diritto sono circa 7,33 milioni di cittadini israeliani maggiorenni. Sono elezioni a scadenza naturale: la legislatura eletta nel novembre 2022 è arrivata al termine previsto.
Il sistema elettorale è proporzionale e prevede un collegio nazionale unico. Gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro, ma una lista di partito. Per entrare alla Knesset, la lista deve superare la soglia di sbarramento del 3,25% dei voti validi. I seggi verranno poi distribuiti proporzionalmente e le forze politiche devono negoziare per costruire una maggioranza di almeno 61 parlamentari.
Il presidente Isaac Herzog affiderà l’incarico di formare il governo al parlamentare che riterrà più in grado di ottenere la fiducia della Knesset.
A sfidare il premier uscente Benjamin Netanyahu è una galassia di opposizione nella quale il principale sfidante è Eisenkot. Accanto all’ex generale si muovono la lista Insieme, guidata dall’ex premier Naftali Bennet e da Yair Lapid, la destra laica di Avigdor Lieberman e i Democratici di Yair Golan. Sul fronte governativo pesano i partiti ultraortodossi e le formazioni nazionaliste di estrema destra guidate da Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.
NETANYAHU, IL PESO DEL 7 OTTOBRE E LA PROSPETTIVA DI UN NUOVO MANDATO
Benjamin Netanyahu è il primo ministro più longevo della storia israeliana. Ha guidato il Paese dal 1996 al 1999, dal 2009 al 2021 e nuovamente da dicembre 2022. Questo voto, però, arriva dopo tre anni segnati da guerra, mobilitazioni militari ripetute, tensioni interne e contestazioni sulla gestione della sicurezza.
Il nodo politico più pesante resta il 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas ha messo in discussione la capacità dello Stato e dei suoi apparati di proteggere il territorio. Netanyahu ha respinto le richieste di istituire una commissione statale d’inchiesta indipendente sulle responsabilità del fallimento, mentre vertici militari e della sicurezza hanno lasciato i loro incarichi.
La campagna elettorale ha anche messo in evidenza il conflitto sulla leva obbligatoria. Le esenzioni di cui beneficiano molti uomini ultraortodossi, storicamente sostenute dai partiti religiosi alleati del Likud, sono diventate sempre più difficili da difendere dopo anni di guerra e ripetute chiamate dei riservisti. La questione divide la coalizione e alimenta il malcontento di una parte dell’elettorato.
CHI È GADI EISENKOT
Gadi Eisenkot è nato nel 1960 a Tiberiade, in una famiglia ebraica di origine marocchina, ed è cresciuto a Eliat. Il suo percorso personale e professionale è distante da quello del premier: proviene da una famiglia di immigrati e ha trascorso gran parte della vita nell’esercito, mentre Netanyhau ha costruito la propria carriera tra diplomazia, politica e relazioni internazionali. Ha perso un figlio in combattimento a Gaza e si propone come una figura esterna alla politica tradizionale, ma un falco quando si tratta di sicurezza.
Arruolatosi nel 1978 nella brigata Golani, una delle principali unità di fanteria delle Forze di Difesa israeliane, in oltre 40 anni di servizio ha ricoperto incarichi operativi e di comando. Ha guidato la brigata Golani, la divisione Giudea e Samaria durante la Seconda Intifada, il Comando settentrionale e la Direzione operazioni dello Stato maggiore. È stato anche segretario militare del primo ministro, del ministro della Difesa e vicecapo di Stato maggiore. Nel 2015 è stato nominato ventunesimo capo di Stato maggiore dell’Esercito israeliano, ruolo che ha mantenuto fino a gennaio 2019.
La sua carriera è legata principalmente alla gestione delle minacce provenienti dal Libano e dalla Siria, oltre al confronto con Hezbollah e con le forze iraniane nella regione. È associato alla cosiddetta dottrina Dahiya, che prevede l’impiego di una forza sproporzionata contro le infrastrutture nelle aree da cui vengono lanciati attacchi contro Israele.
Terminati gli incarichi nell’Esercito, nel 2022 Eisenkot è entrato in politica aderendo a Unità nazionale, la formazione guidata da Benny Gantz. In seguito all’attacco del 7 ottobre 2023 ha partecipato al governo di emergenza formato da Netanyahu e ha preso parte, come osservatore, alle riunioni del gabinetto di guerra. Nel giugno 2024 ha lasciato il governo insieme a Benny Gantz per mancate strategie sul futuro di Gaza e la conclusione della guerra.
Nel 2025 ha rotto con Benny Gantz e ha fondato Yashar, nome che in ebraico richiama l’idea di qualcosa di onesto e corretto. Il partito si propone come una forza centrista con priorità sulla sicurezza nazionale, sulla costruzione della fiducia nelle istituzioni e sull’istituzione di una commissione statale d’inchiesta per accertare le responsabilità del 7 ottobre.
COSA CAMBIEREBBE CON EISENKOT AL GOVERNO
Una vittoria dell’opposizione non comporterebbe automaticamente una svolta nei rapporti con i palestinesi. Le principali forze sioniste che si oppongono a Netanyahu mantengono posizioni restrittive sulla nascita di uno Stato palestinese e sulla sicurezza dei territori. Eisenkot non si presenta come un candidato che intende smantellare la dottrina militare israeliana, ma come un leader che vuole ridefinire le priorità, rafforzare la pianificazione e ristabilire un rapporto più solido tra governo, società e forze armate.

