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Anthony Barbagallo

PD Sicilia, chi è Anthony Barbagallo e perché si dimette da segretario regionale

Arrivato nel 2020 come candidato unitario, il segretario PD della regione Siciliana Anthony Barbagallo lascia dopo anni di tensioni mai ricomposte. Dalle polemiche sui congressi alle amministrative, le dimissioni riaprono la questione della leadership dem in vista del 2027

Anthony Barbagallo lascia la guida del Partito Democratico siciliano. Dopo mesi passati a tentare di ricucire le divisioni, il segretario regionale ha annunciato di voler rimettere il mandato nelle mani della segreteria nazionale. “La ricomposizione ancora non arriva”, ha scritto, chiedendo un nuovo assetto “più autorevole” che restituisca fiducia alle diverse anime del partito in vista delle elezioni del 2027.

Una decisione che chiude, almeno sul piano politico, una stagione iniziata nel 2020 con la promessa di un Pd più unito e radicato nei territori. Ma che può essere letta anche in un’altra prospettiva: il passo indietro di Barbagallo potrebbe consentire al Pd nazionale di evitare il congresso regionale in tempi stretti, con le elezioni alle porte, e affidare la gestione della fase transitoria a un direttorio, in cui lo stesso Barbagallo avrà voce in capitolo.

PERCHÉ SI È DIMESSO E COSA SUCCEDE ORA

Nella lettera il deputato siciliano spiega: “Per affrontare l’ultimo tratto di strada serve un assetto nuovo, capace di restituire fiducia a tutte le anime del Partito”.

La successione non è ancora definita: spetterà ai vertici nazionali individuare il percorso per la nuova guida regionale. Per Barbagallo però non si tratta di un’uscita di scena. “Per il Pd siciliano adesso si apre la strada che porterà alla costituzione di una cabina di regia ristretta, che potrebbe essere guidata dal responsabile esteri della segreteria Elly Schlein, Peppe Provenzano. Al suo fianco – si legge su La Repubblica – stando alle prime indiscrezioni, potrebbero esserci lo stesso Barbagallo, la sua vice, Valentina Chinnici, il capogruppo all’Ars, Michele Catanzaro, e la segretaria di Palermo, Teresa Piccione“.

DAL CANDIDATO UNITARIO ALLE POLEMICHE CONGRESSUALE

Barbagallo era arrivato alla segreteria regionale nel 2020, quando il ritiro di Antonio Ferrante, l’altro candidato in campo, aveva aperto la strada a una soluzione unitaria. Il percorso congressuale era stato rallentato dall’emergenza Covid e il partito cercava una sintesi dopo le divisioni interne. La proclamazione arrivò a luglio, al termine del congresso di Aidone e Morgantina: 360 delegati scelti da una platea di 14.776 iscritti. Barbagallo, già deputato regionale, sindaco di Pedara e assessore regionale al Turismo, prometteva un «partito-equipaggio», senza protagonismi e fughe in avanti.

La prima prova politica importante arrivò con le regionali del 2022. In Sicilia il Pd partecipò alle primarie con il Movimento 5 Stelle e gli altri alleati progressisti: vinse Caterina Chinnici, ma il campo largo si sfaldò prima del voto e il centrodestra di Renato Schifani conquistò la Regione. Alle europee del 2024 il Pd raccolse in Sicilia il 14,35% dei voti.

Il secondo mandato di Barbagallo, nel 2025, si aprì invece con un congresso contestato. Il segretario era l’unico candidato, mentre una parte della dirigenza scelse di non partecipare, denunciando irregolarità nelle procedure e presentando ricorsi agli organismi di garanzia. L’assemblea del 21 giugno lo proclamò all’unanimità, ma l’unanimità dei presenti non cancellò l’assenza di una parte del partito: tra i non partecipanti c’erano otto deputati regionali su undici.

IL CASO CRISAFULLI E LE ACCUSE DI «CACICCHISMO»

Le tensioni sulla linea politica sono emerse anche nelle amministrative del 2026. A Enna, la candidatura di Wladimiro “Mirello” Crisafulli, storico esponente della sinistra siciliana, ha aperto un braccio di ferro sul simbolo del Pd. Barbagallo aveva indicato la strada di un percorso civico; la segreteria nazionale ha poi negato al candidato l’utilizzo del simbolo ufficiale. Crisafulli, sostenuto da liste civiche e da esponenti dem come Fabio Venezia e Maria Stefania Marino, ha rivendicato: «A Enna il simbolo del Pd sono io», vincendo poi le elezioni con circa il 60% dei voti.

Segnale di una gestione personalistica della segreteria sono state lette anche altre alleanze locali trasversali: a Pedara, esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia si erano schierati a sostegno del sindaco uscente del Pd Alfio Cristaudo. A Trecastagni, invece, il dem Alfio Fisichella aveva appoggiato il candidato di Fratelli d’Italia Edmondo Pappalardo, candidato sindaco di fratelli d’Italia, che in apertura di campagna, ritenne di ringraziare i cugini Barbagallo, Anthony e Giovanni.

LE ALLEANZE PER IL 2027 E L’ULTIMO STRAPPO

A inizio ottobre, alla Festa dell’Unità di Vittoria, Barbagallo aveva rilanciato il tema della costruzione del centrosinistra siciliano. Se il nome proposto dal Pd non fosse stato condiviso dagli alleati, aveva detto, la strada sarebbero state le primarie. Aveva inoltre lasciato aperta la possibilità di un dialogo con Cateno De Luca, ipotesi che aveva incontrato resistenze in altre componenti progressiste. Il nodo delle alleanze si eraintrecciato così con quello della credibilità interna: un partito diviso sulla propria guida fatica a presentarsi come perno di una coalizione alternativa al centrodestra.

CHI È ANTHONY BARBAGALLO

Catanese, classe’75, di professione avvocato, è alla sua prima legislatura nel Parlamento nazionale. In casa Barbagallo, la politica è di famiglia. I genitori furono infatti entrambi consiglieri comunali – il padre tra Pc e socialisti, la madre eletta in una lista civica della Dc –  mentre il cugino, Giovanni, è un ex europarlamentare del Pd.

Giocatore di rugby in gioventù, il ragazzo si fa le ossa nel comune catanese di Pedara, candidandosi alle comunali nel ’97 con i Popolari. Entra in consiglio, e tra il 2000 e il 2004 anche in Giunta come assessore con deleghe all’urbanistica, contenzioso e politiche giovanili. Sciolto il Ppi, confluisce nell’UdC. Nel 2005 si prende la fascia di primo cittadino, sostenuto dalla coalizione di centrodestra. Si ricandiderà anche nel 2005, stavolta col supporto del centrosinistra e del Pd, a cui nel frattempo aderisce collocandosi nell’area franceschiniana.

Nel 2012 approda per la prima volta al Parlamento siciliano, primo degli eletti nel collegio catanese. Nel 2015 viene coinvolto nella Giunta di Rosario Crocetta, a seguito di un rimpasto, e si prende le deleghe al turismo, sport e spettacolo. Rieletto nel 2017 e nel 2022, nel 2020 conquista la segreteria del partito regionale, anche perché il suo unico sfidante si ritira. Candidato anche alle politiche e centrato il seggio alla Camera, nel 2023 opta per Montecitorio, lasciando il posto all’Ars a Ersilia Saverino. Sostenitore dell’alleanza coi 5S e della candidatura di Elly Schlein contro Stefano Bonaccini lo stesso anno, nel 2025 era stato riconfermato segretario del partito regionale. Attualmente è Capogruppo del Partito Democratico nella IX Commissione permanentemente (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni) della Camera, Segretario della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere (la Commissione Antimafia) e Presidente della Commissione giurisdizionale per il personale della Camera dei Deputati.

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