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midterm Donald Trump

Cosa può fare Donald Trump dopo la batosta delle midterm (e cosa no)

Il Presidente statunitense perde la solidità della Camera e si prepara a due anni di scontro con i Democratici. Ecco come cambia il potere di Donald Trump 

La vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato cambia gli equilibri di Washington e apre una nuova fase della presidenza di Donald Trump. La sconfitta pone fine al controllo repubblicano del Congresso e riduce lo spazio di manovra del Presidente. Per Trump, ora, si apre una stagione da anatra zoppa, con due anni ancora alla Casa Bianca ma una maggioranza parlamentare che non è più dalla sua parte. Conserverà i poteri decisivi, a partire dal veto e dalla gestione della politica estera, ma dovrà fare i conti con l’opposizione che ora potrà mettere sotto pressione la Casa Bianca e bloccare le iniziative del tycoon.

TRUMP È UN’ANATRA ZOPPA: ECCO COSA SIGNIFICA

L’espressione “lame duck”, letteralmente anatra zoppa, indica un presidente che si trova nella fase finale del proprio mandato e che ha perso una parte significativa della propria capacità di incidere sulla politica nazionale. Non significa che il presidente decade o perde i propri poteri costituzionali, ma ne descrive la condizione politica. Trump rimane il comandante in capo delle forze armate, può firmare i decreti, nominare i membri della propria amministrazione e porre il veto sulle leggi approvate dal Congresso. Senza il sostegno parlamentare, però, sarà più difficile per lui approvare le riforme, finanziare i programmi dell’amministrazione e ottenere il via libera alle nomine.

IL VETO, L’ULTIMA ARMA DI TRUMP

La perdita della maggioranza parlamentare non consegna automaticamente ai Democratici il potere di imporre la propria agenda, poiché il Presidente degli Stati Uniti dispone del diritto di veto – ossia della possibilità di respingere una legge approvata dal Congresso.

Tradotto, per superare il veto presidenziale la Costituzione richiede una maggioranza di due terzi in entrambe le Camere. Una soglia particolarmente elevata, che costringe l’opposizione a cercare il sostegno di una parte dei Repubblicani. Trump ha già rivendicato questo potere, pubblicando una fotografia di un cappellino rosso con la scritta “Mr Veto”. Il messaggio è chiaro: anche senza una maggioranza, il Presidente impedirà che le iniziative dei democratici diventino legge.

PROSSIME MOSSE: RIMPASTO DI GOVERNO E NOMINE?

È una delle prime possibilità a disposizione di Trump, che potrebbe intervenire direttamente sulla propria amministrazione. Può licenziare i membri del governo e sostituirli senza dover ottenere l’autorizzazione del Congresso. Un eventuale rimpasto potrebbe servire a rilanciare l’azione della Casa Bianca, cambiare i responsabili dei dossier più controversi e tentare di recuperare consenso dopo questa sconfitta elettorale.

Situazione diversa per le nomine, che richiedono la conferma del Senato. Con una maggioranza democratica, Trump potrebbe incontrare maggiori difficoltà nella scelta dei ministri, dei giudici federali e degli eventuali nuovi giudici della Corte Suprema.

IL BILANCIO E IL RISCHIO DI PARALISI

Un altro fronte decisivo riguarda la legge di bilancio. Il Congresso controlla i finanziamenti federali e può condizionare l’attività dell’amministrazione attraverso l’approvazione delle risorse. La sessione di bilancio rischia così di diventare una trappola per il Presidente statunitense. Il Congresso uscente ha ancora la possibilità di approvare la legge finanziaria per il 2027, compreso il fondo da 1.500 miliardi di dollari destinato alla spesa militare. Ma i Democratici potrebbero utilizzare l’ostruzionismo per rinviare il confronto al nuovo anno, quando i rapporti di forza saranno cambiati.

L’IMPEACHMENT E LE RICHIESTE DEI DEM

La conquista della Camera offre ai Democratici anche un potere di controllo sull’amministrazione. La maggioranza può avviare indagini, convocare audizioni e chiedere documenti e testimonianze attraverso le commissioni parlamentari. Il rischio per Trump è quello di dover affrontare una serie di inchieste sulla gestione del governo, sui rapporti tra gli interessi economici della famiglia presidenziale e l’attività della Casa Bianca, oltre che sulle decisioni delle agenzie federali. Tra gli scenari più discussi c’è anche l’impeachment, ma per condannare il Presidente e rimuoverlo serve la maggioranza dei due terzi del Senato.

IL CONTROLLO DELLA POLITICA ESTERA

Come scrive Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, la sconfitta alle midterm non consegna al Congresso il controllo diretto della politica estera americana. Trump continuerà a guidare le relazioni con i principali interlocutori internazionali e a decidere tempi e modalità dei negoziati.

Il dossier più urgente riguarda l’Iran. La Casa Bianca potrebbe essere costretta a confrontarsi con un Congresso contrario a nuovi finanziamenti per la guerra. La prospettiva di un blocco dei fondi potrebbe spingere il Presidente americano ad accelerare le decisioni miliari prima dell’insediamento della nuova maggioranza.

Sul fronte ucraino, invece, il Congresso potrebbe cercare di rafforzare il sostegno a Kiev, soprattutto attraverso le forniture militari. Trump, tuttavia, conserverebbe la possibilità di bloccare le iniziative con il già annunciato veto, continuando a gestire direttamente il rapporto con Vladimir Putin. Anche la relazione con la Cina potrebbe restare sostanzialmente invariata, poiché sia i Democratici che i Repubblicani conservano una diffidenza nei confronti di Pechino e una linea di contenimento dell’influenza cinese.

E L’EUROPA E LA NATO?

La sconfitta elettorale non sembra destinata a modificare in modo significativo la strategia di Trump nei confronti dell’Europa. La Casa Bianca ha escluso gli alleati europei dai principali dossier internazionali – si legge sempre sul Corriere – e il nuovo Congresso potrà sollecitare un maggiore coinvolgimento politico degli alleati, senza però disporre di strumenti concreti per imporre al Presidente un cambio di direzione. Anche sulla NATO, Democratici e Repubblicani condividono la richiesta agli europei di aumentare le spese per la difesa. Il Congresso ha già approvato una legge che impedisce al Presidente di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dall’Alleanza senza il consenso del Senato. Questo, però, non impedirà a Trump di continuare a mettere in discussione il ruolo degli alleati.

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