La disinformazione è solo la superficie. Oggi il vero conflitto si combatte nella memoria collettiva, sfruttando algoritmi, storie semplici e ripetizione ossessiva delle narrazioni per eliminare ogni alternativa possibile, spiega Lorenza Pigozzi, Evp Direttore Comunicazione Strategica Fincantieri
È in atto una guerra cognitiva per la gestione delle informazioni e delle menti. Un’evoluzione del fenomeno della disinformazione che trasforma la memoria collettiva nel principale campo di battaglia, ha spiegato Lorenza Pigozzi, Evp Direttore Comunicazione Strategica Fincantieri, nel corso di Intelligenze Artificiali – In mezzo a noi, il programma di approfondimento di TgCom24 condotto da Matteo Flora.
PIGOZZI (FINCANTIERI): “DISINFORMAZIONE HA LASCIATO IL POSTO ALL’INGEGNERIA CULTURALE”
Nel mondo di oggi la disinformazione ha lasciato il posto all’ingegneria culturale, secondo Pigozzi. Il fenomeno delle fake news si è evoluto, secondo la manager, trasformando la gestione delle informazioni in un terreno di conflitto. Una battaglia informativa che si combatte principalmente nella memoria collettiva. Oggi gli avversari si contendono le percezioni, le convinzioni e le menti al fine di convincere l’oppositore, invece di distruggerlo. L’arma preferita è l’infodemia, la diffusione di una quantità eccessiva di informazioni per saturare il campo cognitivo rende individui e comunità più vulnerabili. Una strategia supportata dagli strumenti digitali che, secondo Pigozzi, premia chi parla più forte e riesce a ripetere una narrazione così tante volte da farla apparire come l’unica possibile, eliminando le alternative. La manager ha sottolineato che ogni campagna militare moderna è oggi preceduta da un’operazione cognitiva: like, meme, dubbi insinuati, contenuti apparentemente innocui che mirano a mostrare un’altra verità puntando sul fatto che il cervello umano predilige storie semplici a basso sforzo cognitivo. Meccanismi che gli algoritmi delle piattaforme conoscono bene e li amplificano.
I RISCHI LEGATI ALL’IA
Nei prossimi 12-24 mesi l’IA generativa potrebbe scatenare una crisi epistemica senza precedenti, secondo Pigozzi. L’Intelligenza Artificiale potrebbe infatti diventare uno strumento di propaganda che modifica il modo in cui comprendiamo il mondo. La realtà rischia di diventare un oggetto socialmente negoziato, secondo la manager, mentre l’Ia può rappresentare una potente arma nelle mani di pochi manipolatori.
A farne le spese sarebbe l’intera società, secondo Pigozzi, poiché privata di una memoria collettiva condivisa e condannata a vivere in un eterno presente dominato dalla velocità dell’informazione, a discapito della verifica. Un gap che impedirebbe alla società di guardare al futuro.
COME DIFENDERSI NELLA GUERRA COGNITIVA?
Nella guerra cognitiva il semplice fact-checking non è più sufficiente per difendere la capacità di giudizio individuale. La manager sostiene infatti che oggi non basta riconoscere le notizie false, ma è necessario comprendere anche perché un messaggio viene diffuso e a chi è destinato. In quest’ottica, la storia assume un ruolo cruciale di autodifesa cognitiva, secondo Lorenza Pigozzi, poiché aiuta a orientarsi nel presente e riconoscere in anticipo i pattern della manipolazione. Per questa ragione, nei prossimi anni si affermerà sempre più la figura dell’“architetto della difesa cognitiva”, secondo la manager. Un profilo in grado di coniugare storia, psicologia, intelligenza artificiale e comunicazione strategica per proteggere il significato dello spazio pubblico e insegnarci a negoziare consapevolmente la nostra realtà, prima che qualcuno più veloce e più cinico lo faccia per noi.

