Dal mondo

Anche la protezione dei dati aiuta l’economia digitale

Assistiamo quotidianamente ad un fenomeno dilagante: oggetti che possono dialogare tra loro, macchine che agiscono analizzando il contesto. Pubblichiamo l’articolo di Franco Pizzetti, giurista italiano, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy 2005-12

L’evoluzione tecnologica in atto ha il suo perno nello sviluppo di tecniche di intelligenza artificiale applicabili nei campi più diversi delle attività e dei servizi che caratterizzano le nostre società e molto di più quelle future. Il termine non è affatto nuovo e deve la sua origine a un famoso saggio di Alan Turing del 1950 (Computing machinery and intelligence) nel quale lo scienziato si pose la domanda se una macchina potesse essere intelligente.

AGLI ALBORI DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Sulla base di questo articolo e, in generale, degli studi di Turing e di altri famosi scienziati di quegli anni dai primi anni Cinquanta fino ai primi anni Sessanta vi fu un periodo nel quale l’ipotesi dell’intelligenza artificiale fu argomento di convegni, ipotesi di studio, progetti di ricerca lautamente finanziati, anche dalla CIA e dal governo americano.

Mancavano però a quell’epoca processori in grado di raccogliere e analizzare un numero quasi “innumerevole” di dati, a costi bassissimi. Non si avevano server in grado di contenerli, né sistemi in grado di assicurare un funzionamento rapidissimo e sofisticato delle macchine.

Inoltre la scelta di Kennedy di lanciare all’URSS la sfida dello spazio fece sì che i fondi di ricerca fossero orientati sulle tecnologie legate all’esplorazione dello spazio. Da quel periodo ad oggi, epoca che invece torna ad essere dominata dagli enormi sforzi dedicati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, molte cose sono cambiate.

L’INNOVAZIONE OGGI

Oggi abbiamo processori in grado di raccogliere, archiviare e processare enormi quantità
di dati, che hanno consentito lo svilupparsi delle tecnologie big data e reti che permettono
la trasmissione di enormi quantità di dati, e a costi bassissimi, da un server all’altro, tutti interconnessi, così come consente la tecnologia cloud. Abbiamo la possibilità di raccogliere dati sempre più numerosi e dettagliati sui comportamenti degli esseri umani, attraverso le informazioni che essi stessi diffondono usando i social e i motori di ricerca.

Utilizziamo smartphone sempre più potenti, in grado di sviluppare tecniche fotografiche e
di raccolta di immagini sempre più sofisticate, fino ai recentissimi Huawei dotati di addirittura tre camere di cui una in grado di fotografare al buio. Si stanno diffondendo sempre di più gli Assistenti Intelligenti, in grado di dialogare con gli users, più frequentemente tramite smartphone e computer ma ormai anche attraverso assistenti intelligenti domotici.

DATI, DATI SEMPRE PIÙ DATI

A tutto questo si devono aggiungere le tecniche di riconoscimento facciale, di analisi dei suoni e delle voci. Non manca lo svilupparsi di tecnologie per registrare e analizzare i modi
con cui ciascun user utilizza i suoi devices, batte sulle tastiere, esprime le sue emozioni con la graduazione del tono di voce, manifesta i suoi sentimenti con gli emoji e ormai anche
con l’ascolto e analisi della sua voce.

LO SVILUPPO DEL MACHINE LEARNING

I dati e le informazioni raccolte, messe a disposizione degli analisti e dei programmatori, consentono di sviluppare tecniche sempre più sofisticate di machine learning e, più d i recente, di deep machine learning. Lo scopo è costruire e mettere sul mercato macchine sempre più capaci di analizzare il contesto in cui operano e adattare ad esso la loro attività.

Sia chiaro: le macchine operano sempre in base alle istruzioni fornite e ai programmi che le guidano. Non esiste allo stato attuale l’ipotesi concreta di macchine intelligenti che possano decidere autonomamente cosa fare. L’innovazione rispetto alla terza rivoluzione industriale
è comunque enorme. Da tempo abbiamo sviluppato macchine robotiche, in grado di compiere in modo automatizzato le azioni per le quali sono state programmate.

La macchina distributrice di caffè e bevande è un robot automatizzato che, inserita la moneta richiesta e schiacciato il bottone di selezione, fornisce il servizio richiesto. Le macchine automatizzate e robotiche tradizionali non sono tuttavia in grado di analizzare la realtà in cui agiscono e non sono costruite per sapere se chi chiede un servizio è un essere umano o un animale, un giovane o un vecchio, un uomo o una donna. Così come non sono in grado di sapere se è giorno o notte.

IL PASSO AVANTI DELLE MACCHINE INTELLIGENTI

Le macchine intelligenti invece si differenziano per la capacità di analizzare il contesto in cui agiscono e regolarsi di conseguenza, nell’ambito ovviamente delle istruzioni ricevute. La automobile che avvisa con suoni se ci avviciniamo troppo a un ostacolo è già una forma di macchina intelligente, e molto più lo sono quelle recenti che possono fare anche limitate azioni di parcheggio o frenare automaticamente in caso di ostacoli troppo vicini.

Siamo però solo all’inizio di un fenomeno che giorno dopo giorno dilaga sempre di più. Un fenomeno che già promette, con lo sviluppo dell’Internet delle cose, la capacità degli strumenti domestici di dialogare tra loro, o che l’assistente intelligente domotico sia quanto prima anche in grado di impartire istruzioni a tutti i device, tra loro interconnessi.

MOLTIPLICARSI FORME DI PROFILAZIONE E CONTROLLO

Ancora più ampio lo spettro del moltiplicarsi di forme di profilazione e controllo rispetto alle
persone. Già sono noti casi di riconoscimento facciale che hanno consentito di trovare ricercati in folle di decine di migliaia di persone, o forme di riconoscimento vocale utilizzate anche come strumenti di identificazione per poter accedere ai servizi o ricevere altre prestazioni dalle macchine.

PROGRESSI ACCELERATI GRAZIE A RETI POTENTI

Il futuro promette progressi nel campo dell’intelligenza artificiale tanto più accelerati quanto
più si potrà contare su reti di trasmissione di dati sempre più potenti. L’evoluzione della rete 5g è ora l’orizzonte al quale si guarda per consentire la costruzione di migliaia di sensori e trasmettitori di segnali, da inserire negli arredi urbani, nella cartellonistica, nei muri stessi degli edifici, fino a fare della città un insieme pulsante di relazioni informative fra le cose, le macchine e gli esseri umani che vi vivono. La città stessa potrà, in un prossimo futuro, adattarsi alle esigenze degli essere umani, sia come singoli che come masse. Infine sempre di più avremo forme di trattamenti di dati in grado di profilare i comportamenti delle singole persone per i più diversi scopi. La medicina predittiva si svilupperà anche come componente essenziale di percorsi di cura tarati sulle singole persone. Una medicina “su misura”, tanto più precisa quanto più potrà avvalersi di una conoscenza praticamente illimitata dei comportamenti dei malati minuto per minuto, anzi secondo per secondo.

SOCIETÀ DEL CONTROLLO GLOBALE

Davanti a noi vi è una società del controllo globale, finalizzato non solo alla tutela della sicurezza della comunità ma anche a potersi prendere cura (“take care”) in modo globale di ciascun essere umano e della società nel suo complesso. Tutto questo è possibile grazie all’uso di dati, la stragrande maggioranza dei quali sono dati personali, e cioè informazioni riferite o riferibili a persone fisiche, identificate o identificabili. Al centro di tutto stanno dunque i dati e i trattamenti che li usano per offrire prestazioni e servizi sempre più personalizzati, ma anche, e soprattutto, per consentire alle macchine intelligenti di essere sempre più protagoniste della quarta rivoluzione.

FONDAMENTALE IL GDPR

Per questo oggi è assolutamente centrale la protezione dei dati personali che deve essere vista anche come uno strumento per promuovere la economia digitale, consolidando la fiducia delle persone nei trattamenti dei dati che le riguardano. Per questo, infine, applicare il nuovo Regolamento europeo (GDPR) è per le imprese, la PA e tutti non un costo ma un investimento; non un adempimento burocratico ma la sfida da cogliere per assicurare, anche nell’epoca delle macchine intelligenti, la tutela e la difesa dei nostri diritti e della nostra libertà.

 

Articolo pubblicato su Start Magazine n.2/2018

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