Dal mondo

Antitrust: digitale e giganti del web, di cosa si è parlato al G7

Cosa si è deciso al G7 tra i presidenti delle Authority della concorrenza e come la pensa il presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli

Una posizione comune sulla concorrenza nel mondo dell’economia digitale. A presentarla, durante il G7 che si è svolto a Chantilly, in Francia, le Autorità del settore dei sette Paesi (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti) e la Commissione Europea.  Si è arrivati a questo risultato, spiegano le Authority, grazie a “un approfondito confronto tra autorità di concorrenza del G7, avviato su iniziativa della Presidenza francese del G7 2019 e coordinato dall’autorità di concorrenza francese”. Anche l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, rappresentata dal presidente Roberto Rustichelli, “ha accolto con favore l’iniziativa e partecipato ai lavori contribuendo alla stesura della posizione comune”. E proprio alla concorrenza correlata all’evoluzione dell’economia digitale il magistrato ha dedicato un ampio passaggio durante la sua prima relazione alla guida dell’Agcm, lo scorso 2 luglio.

COSA DICE LA POSIZIONE COMUNE DEI PAESI G7 E DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Quattro le idee principali che guidano la visione delle authority Antitrust dei sette Paesi . Si parte con l’asserzione che “i mercati competitivi sono fondamentali per il buon funzionamento dell’economia” e che molti dei benefici dell’economia digitale “sono meglio realizzabili se i mercati digitali si mantengono competitivi”. Per questo “una corretta applicazione della legge sulla concorrenza continuerà a svolgere un ruolo importante nel salvaguardare la fiducia nei mercati digitali e assicurare che l’economia digitale continui a produrre dinamismo economico, mercati competitivi, benefici per i consumatori e incentivi all’innovazione”.
Si passa poi al concetto secondo cui “il diritto della concorrenza è flessibile” e adatto allo scopo di tutelare la concorrenza anche nell’era digitale ma richiede un continuo sforzo di aggiornamento da parte delle autorità di concorrenza. Da un lato “i recenti casi dimostrano che il diritto della concorrenza è in generale in grado di fornire alle autorità di concorrenza gli strumenti e la flessibilità necessari per fronteggiare comportamenti anticoncorrenziali nell’economia digitale”, tuttavia è importante che le autorità di concorrenza abbiano “gli strumenti e i mezzi per approfondire la conoscenza dei nuovi modelli di business e del loro impatto sulla concorrenza”.
Nella posizione comune un altro tema portante riguarda il fatto che “anche le normative possono danneggiare la concorrenza aumentando i costi d’ingresso e consolidando la posizione degli incumbent”: dunque “i governi dovrebbero valutare se leggi e regolamenti in vigore o da adottare pongono ostacoli ingiustificati alla concorrenza nei mercati digitali”.
Infine, l’ultima idea è questa: “Data la natura transfrontaliera dell’economia digitale, è importante promuovere una maggiore cooperazione e convergenza internazionale nell’applicazione delle normative a tutela della concorrenza”. Peraltro “la cooperazione internazionale contribuisce a promuovere una cornice di riferimento coerente, il che è anche nell’interesse delle imprese”.

LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DELL’AGCM

Come si diceva, dell’impatto dell’evoluzione dell’economia digitale sui mercati – e soprattutto del ruolo giocato dai giganti del web, ossia Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft -, Rustichelli ha parlato piuttosto diffusamente durante il suo primo intervento alla Camera in qualità di numero uno dell’Antitrust. Il rischio avvertito da alcuni, ha riferito, è che le loro posizioni dominanti impediscano l’accesso a nuovi operatori e riducano gli incentivi all’innovazione e al miglioramento dell’offerta. Inoltre, la paura è che la disponibilità di Big Data attribuisca alle grandi piattaforme “la capacità di esercitare una notevole disciplina concorrenziale su più mercati contemporaneamente”.

Rustichelli evidenziava come al momento non occorressero “stravolgimenti dell’attuale assetto istituzionale ma l’adattamento di quest’ultimo alle nuove dinamiche evolutive” . Di sicuro però sottolineava l’utilità di “forme sempre più strette di cooperazione tra le autorità coinvolte”. Elementi, questi, ben presenti nella posizione comune emersa durante il vertice dei sette grandi a Chantilly. Inoltre, il presidente poneva l’accento sulla necessità di un rinnovamento in seno all’Authority per rafforzare le norme a tutela della concorrenza nel settore digitale. In tal senso il magistrato citava le acquisizioni societarie effettuate dai grandi operatori digitali e la collusione attraverso gli algoritmi usati dalle imprese per definire e adeguare i propri prezzi.

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