Dal mondo

Austria, ipotesi di coalizioni post elezioni

Austria

L’analisi di Francesco Bascone sui risultati delle elezioni svoltasi in Austria lo scorso 29 settembre

Le elezioni anticipate tenutesi il 29 settembre in Austria, e più ancora i possibili sbocchi a livello governativo, vengono seguiti anche all’estero con interesse, soprattutto in Germania: ci si domanda se il vento soffi verso una rinnovata collaborazione – malgrado tutto – fra popolari e nazionalisti, o se invece i primi si orientino verso una emarginazione dei secondi e una coalizione con gli ambientalisti.

DÉBACLE AZZURRA E FORTE CRESCITA DI TURCHESI E VERDI

I risultati elettorali differiscono dalle previsioni solo per l’ulteriore calo, di 3-4 punti, dell’Fpö  (destra nazionalista) causato negli ultimi giorni dal nuovo scandalo intorno a Heinz-Christian Strache per le spese voluttuarie, anche per moglie e suocera, addebitate al partito. Quello spostamento aggiuntivo di voti è andato a rafforzare la già significativa crescita dei popolari di Sebastian Kurz e dei Verdi di Werner Kogler, saliti così rispettivamente al 37,5 e al 14%.

L’aumento dei consensi del partito popolare rispetto alle elezioni del 2017 (6%, quanto il calo dei socialisti) è per metà frutto della efficace campagna elettorale condotta da Kurz, pur senza chiare linee programmatiche, e per metà delle suddette rivelazioni sulle “spese pazze” di Strache. In poco più di due anni, l’enfant prodige della politica austriaca, oggi 33enne, ha raddoppiato i voti dell’Övp e ha portato il partito dal terzo al primo posto, con 15 punti di distacco dal secondo (nelle città, però, i socialisti sono complessivamente alla pari con i popolari, a Vienna in netto vantaggio).

Ancora più significativo è il successo dei Verdi, passati dal 3,8 al 13,8%. Li hanno votati prevalentemente le donne (17%), le città (20%), i giovani (27%), i laureati (37%). In dieci distretti su 23 della capitale, tutti quelli della borghesia istruita salvo due, sono il primo partito. Il merito di questa resurrezione della formazione ambientalista dopo la scissione e l’esclusione dal Parlamento va al nuovo leader, Werner Kogler. Resta da vedere se sarà capace di tenere a freno gli intransigenti e farne un partito di governo.

UNA COALIZIONE AUSPICABILE MA NON FACILE

Lo sbocco logico appare essere una coalizione fra i vincitori, mentre i nazionalisti (scesi di 10 punti, al 16%) e i socialisti (al 21,5%) stanno a leccarsi le ferite, ovvero a discutere sulle responsabilità della sconfitta. Insieme, popolari e Verdi raggiungono la maggioranza alla Camera, con un margine di cinque seggi. Un margine più ampio si avrebbe aggiungendo i Neos (liberali), che ne hanno ottenuti 14: un’opzione appetibile per Kurz in quanto controbilancerebbe le istanze di sinistra dei Verdi.

Questa soluzione turchese-verde (con o senza l’apporto dei rosa Neos) è vista da molti con scetticismo, data la distanza fra le posizioni conservatrici di Kurz in economia e sui migranti e quelle dei Verdi, i quali fra l’altro chiedono una carbon tax , la cessazione dei sussidi alle fonti di energia fossile e un super-ministero che inglobi Economia e Ambiente. Un compromesso ragionevole potrebbe essere imperniato su aperture di Kurz a investimenti nella green economy e dei verdi al rigore verso i migranti.

L’OCCHIO BENEVOLO DEL PRESIDENTE, EX-LEADER DEI VERDI

Il futuro cancelliere si mostra evasivo: “Parlerò con tutti”; e non esclude l’opzione di un governo di minoranza (che funzionerebbe se potesse contare sull’astensione dei socialisti). Ma questa freddezza è probabilmente dettata da considerazioni tattiche. Anche il leader dei Verdi si dice scettico sulla possibilità di una convergenza fra posizioni così distanti. Ma è un modo per rassicurare la base, o meglio l’ala radicale, forte soprattutto a Vienna, che non si accetteranno programmi rinunciatari.

In realtà i due partiti si stanno già preparando alla trattativa. Viene studiato il precedente del 2003, quando popolari e Verdi furono molto vicini ad un accordo, ma poi i primi preferirono tornare alla alleanza con la destra di Jörg Haider (che finì male due anni dopo). Kurz ha consultato i protagonisti di quella maratona negoziale: l’allora cancelliere Wolfgang Schüssel e Alexander van der Bellen, attuale presidente della Repubblica, entrambi fautori di un nuovo tentativo e in grado di dare consigli su come evitare il fallimento di 16 anni or sono.

LE ALTERNATIVE

La duplice opzione di un ritorno alla alleanza con uno dei due partiti maggiori rimane sullo sfondo, più come deterrente che come alternativa razionale. Poco credibile appare soprattutto l’ipotesi di una riedizione della coalizione di destra, benché sui contenuti vi sia già un comune denominatore, costituito dal programma di due anni fa. Non basta la cacciata del maldestro Strache, ora sospeso dal partito, a rendere l’Fpö un pretendente appetibile. Alla guida resta l’accoppiata fra il moderato Norbert Hofer e il duro Herbert Kickl.

E l’intesa che pare delinearsi fra di loro, secondo cui il good cop farà il co-presidente della Camera – buon trampolino per una riproposizione della candidatura alla presidenza della Repubblica – e il bad cop sarà il capogruppo fa ritenere che la linea sarà dettata da quest’ultimo. Non va dimenticato che per la decisione di indire nuove elezioni fu determinante non il disastroso infortunio di Strache a Ibiza (intercettato in un negoziato con presunti emissari russi), ma l’indisponibilità di Kurz  a continuare la collaborazione con Kickl. Quella ripartizione di cariche rivela che la dirigenza Fpö si prepara all’opposizione.

Non è tuttavia il caso di dare per morto questo partito populista: in passato ha subito cadute anche peggiori, e si è sempre risollevato. Stando all’opposizione, non al governo.

Salvo sorprese, sempre possibili, il laboratorio austriaco dovrebbe dunque mettere in cantiere un esperimento di coalizione fra un partito popolare con impronta conservatrice e un partito ambientalista. Le trattative non saranno facili né brevi. Quelle con l’Fpö di due anni fa, malgrado le affinità programmatiche su economia e migranti, durarono due mesi. Queste – dice il  leader verde Kogler, probabilmente esagerando – potrebbero prolungarsi fino a Pasqua.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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