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Beirut, così esplode il caos in Libano

Beirut Libano

La catastrofica esplosione che ha distrutto il porto di Beirut ha dato il colpo definitivo agli equilibri del Libano. L’articolo di Stefano Silvestri per Affari Internazionali

Non sappiamo ancora, e forse non sapremo mai, se la catastrofica esplosione che ha distrutto il porto di Beirut e inflitto danni gravissimi a tutta la città, sia stata provocata da un attentato (come ha suggerito Donald Trump) oppure da una incuria criminale che ha lasciato per oltre 6 anni quasi 3.000 tonnellate di nitrato di ammonio, altamente tossico ed esplosivo, in deposito in un magazzino portuale, per di più nei pressi di un altro deposito pieno di fuochi d’artificio e altri materiali ad alto rischio.

Al momento si contano già più di 5.000 feriti, oltre cento morti e altre centinaia di “dispersi”. Le distruzioni di Beirut ricordano quelle subite durante la guerra civile, trent’anni or sono.

Quello che invece sappiamo è che questo disastro rischia di dare il colpo definitivo ai fragilissimi equilibri che tengono insieme il Libano. Il compromesso costituzionale che regge la convivenza tra le diverse comunità religiose libanesi era già stato più volte minacciato in passato dal crescere di importanza e di numero dei profughi palestinesi e dal rafforzamento politico e militare delle comunità mussulmane sciite, in particolare attorno a Hezbollah.

Un fragile compromesso era stato in qualche modo imposto dal governo siriano, che aveva così stabilito nel Paese una sorta di suo protettorato. Ma naturalmente la gravissima crisi siriana aveva rimesso tutto in discussione, anche se l’arrivo degli iraniani, a fianco di Bashar al-Assad e di Hezbollah, suggeriva la possibilità di una sorta di condominio.

Non che questo piacesse molto ad Israele, sempre più decisamente impegnato a minare la presenza militare iraniana in Siria e a rintuzzare le ambizioni di Hezbollah. Ma la lunga crisi politica israeliana e la presenza della missione Unifil nel Sud del Libano contribuivano in qualche modo a evitare massicci scontri diretti.

Tuttavia, alle crisi politiche si era nel frattempo aggiunta una gravissima crisi economica, con il default del tesoro libanese nei confronti del debito estero e la rovinosa svalutazione della moneta nazionale. In questo momento, anche da prima dell’esplosione, il Paese sta vivendo una grave crisi di scarsità alimentare. La presenza di alcuni milioni di profughi della guerra civile siriana aggrava i problemi.

Chi garantirà la stabilità e la tenuta del Paese nei prossimi mesi? Non c’è certo mancanza di aspiranti, ma non tutti sono realmente accettabili e alcuni di essi potrebbero sopravvalutare le loro capacità, approfondendo la crisi invece di risolverla. La Russia non ha le risorse economiche necessarie, e gli aspiranti neo-imperialisti di TurchiaIran o Arabia Saudita sono ai ferri corti gli uni contro gli altri, e dovrebbero comunque trovare un compromesso con Israele.

I grandi assenti purtroppo sembrano essere i protettori storici della “eccezione libanese” in Medio Oriente e cioè l’Europa e gli Stati Uniti. Tutti naturalmente si stanno impegnando sul piano umanitario, ma il Libano ha bisogno di molto di più che gli ospedali da campo o i vigili del fuoco.

Nei prossimi mesi attorno a questo disgraziato Paese si giocherà una mano molto importante per il futuro degli equilibri nel Mediterraneo orientale. Già ora la tradizionale egemonia occidentale è messa in dubbio da alcuni disimpegni americani, dalla presenza russa in Siria e in Libia, da alcune scelte nazionaliste della Turchia e naturalmente dalla crescente presenza economica e influenza politica della Cina. Un mutamento di collocazione politica del Libano o anche solo l’estensione a quel Paese delle guerre settarie mediorientali potrebbe segnare un punto di non ritorno.

Sono già alcuni millenni, o quanto meno dalle guerre puniche, che tutti sono consapevoli della importanza strategica di questo mare per la sicurezza dell’Europa e per il suo benessere economico. Forse bisognerebbe guardare a questa ultima tragedia in un’ottica strategica, oltre che umanitaria, e reagire di conseguenza.

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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