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Bielorussia, la repressione dopo le elezioni

Bielorussia

Pallottole di gomma, lacrimogeni e idranti contro le folle che si sono riversate in strada a Minsk per contestare i risultati delle elezioni in Bielorussia, che attribuiscono l’80% dei voti a Lukashenko e solo il 9,9% a Tikhanovskaya

Ieri sera, poco dopo l’annuncio di un sondaggio ufficiale che dava il presidente uscente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, vincitore con l’80% dei voti, a Minsk si sono riuniti a migliaia in diversi luoghi nonostante gli avvertimenti delle autorità che avevano disposto numerose squadre antisommossa. La polizia ha dichiarato di aver usato “attrezzature speciali” per disperdere i raggruppamenti e aver proceduto con degli arresti. Il ministero dell’interno ha assicurato che la situazione “è sotto controllo”, mentre diversi media, tra cui il sito russo Meduza, hanno riferito che le forze di sicurezza hanno sparato pallottole di gomma, lanciato lacrimogeni e usato idranti.

TIKHANOVSKAYA, UNA MOBILITAZIONE SENZA PRECEDENTI

La campagna elettorale era stata segnata da una mobilitazione senza precedenti in favore della nuova arrivata in politica, Svetlana Tikhanovskaya, 37 anni, ex professoressa di inglese, che ha saputo attirare le folle. Domenica sera ha dichiarato che la maggioranza dei suoi concittadini la sosteneva e viste le masse scese in strada e le proteste che sono seguite ai risultati è lecito quanto meno dubitare del risultato finale. Un reporter del Guardian, contro il quale sono state sparate pallottole di gomma, ha raccontato che ieri sera a Minsk la gente gridava contro Lukashenko che è al suo sesto mandato dal 1994: “Vattene”. “Credo ai miei occhi e vedo che la maggioranza è con noi”, ha detto ieri sera Tikhanovskaya ai giornalisti, come riportato dal quotidiano britannico.

I DUBBI SUI BROGLI NEL GIORNO DELLE ELEZIONI

Per tutta la giornata di domenica, i bielorussi hanno subìto interruzioni del servizio internet. Il 40% degli elettori, percentuale stranamente alta, ha votato in anticipo nella corsa presidenziale di quest’anno, il che ha fatto parlare di elezioni truccate. Dopo la fine delle votazioni di domenica, il governo ha pubblicato gli exit poll ufficiali che mostravano il presidente in carica Alexander Lukashenko vincitore con l’80,2% dei voti, mentre la sua rivale Tikhanovskaya ferma al 9,9% dei voti. Si tratta di risultati parziali, per quelli ufficiali bisognerà attendere il 19 agosto.

GLI SCONTRI IN BIELORUSSIA

A seguito di un’elezione presidenziale fortemente contestata, la polizia antisommossa ha fatto ricorso a proiettili di gomma, granate stordenti e idranti contro i dimostranti dell’opposizione che cercavano di costruire barricate stradali usando i bidoni della spazzatura. Un corrispondente del sito web di notizie MBK Media ha riferito che le autorità hanno sparato almeno sette colpi con munizioni non letali. Nel centro di Minsk, un furgone della polizia si è schiantato contro la folla di manifestanti. I giornalisti dicono che la collisione è stata intenzionale. Secondo Mediazona, il veicolo ha investito i manifestanti dopo che questi hanno usato un’auto per bloccare la strada. La rete televisiva Belsat ha riferito in serata che circa 2.000 manifestanti si sono scontrati con la polizia antisommossa nei pressi di Prospekte Pobeditelei. MBK Media ha detto che la folla era di quasi 5.000 persone. Arresti e violente dispersioni di folle sono state segnalate anche in altre città della Bielorussia, tra cui Brest, Vitebsk e Mogilev. Ci sono foto di personale sanitario che medica manifestanti con il volto insanguinato. Valentin Stefanovich, del gruppo per i diritti umani Vesna, ha detto all’agenzia stampa russa Tass che un manifestante è morto dopo essere stato investito da un veicolo. Intanto il numero delle persone fermate dalla polizia sarebbe arrivato a 3mila. Secondo il ministero dell’Interno oltre 50 civili e 39 agenti sono rimasti feriti negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

TRE DONNE CONTRO LUKASHENKO

Svetlana Tikhanovskaya si è candidata alle presidenziali dopo che il marito Sergei, popolare blogger anti-regime, è stato arrestato a maggio ed escluso dalla candidatura. Al suo fianco si sono schierate Maria Kolesnikova, che guidava la campagna elettorale del banchiere Viktor Babariko, arrestato a giugno con accuse di corruzione dopo aver deciso di candidarsi alla presidenza, e Veronika Tsepkalo, moglie dell’ex ambasciatore Valery Tsepkalo, critico del regime e costretto a fuggire all’estero per evitare l’arresto. Insieme hanno unito l’opposizione, con decine di migliaia di persone che hanno affollato i comizi di Tikhanovskaya, chiedendo un cambiamento dopo 26 anni di regime di Lukashenko, mentre la crisi economica e la pandemia del Covid-19 hanno aumentato lo scontento.

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