Dal mondo

Brasile, Lula scagionato. Cosa succede con Bolsonaro?

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Lula da Silva con la bandiera del Partido dos Trabalhadores

Colpo di scena in Brasile. Adesso che l’ex presidente Lula sembra aver risolto la sua vicenda giudiziaria, cosa potrebbe accadere se si candidasse contro Bolsonaro alle elezioni del 2022?

Lula potrebbe candidarsi alle elezioni presidenziali del Brasile nel 2022 contro Bolsonaro. La Corte suprema ha annullato le condanne per corruzione che lo avevano condotto in carcere nel 2018 e questo provoca un terremoto nella politica brasiliana.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

L’ex presidente del Brasile, Lula da Silva, nel 2017 era stato condannato per corruzione e riciclaggio poiché coinvolto nello scandalo della grande azienda petrolifera pubblica brasiliana Petrobras e nell’operazione Lava Jato (ovvero, “autolavaggio”).

Le accuse a Lula riguardavano un appartamento come tangente nella località balneare di Guarujà; una casa di campagna a San Paolo di Atibaia; e un’indagine sull’Istituto Lula, fondato dallo stesso. Le condanne prevedevano 12 anni di prigione per la prima, 17 per la seconda, e non era ancora stata pronunciata la sentenza per il caso della fondazione.

Le condanne erano state stabilite dal tribunale federale della città di Curitiba e, proprio per questo, la Corte suprema le ha invalidate tutte in quanto il tribunale non aveva la competenza giuridica per pronunciarsi su quei casi. Ora dovranno essere ripetuti nel tribunale della capitale Brasilia, dove però si teme l’intervento del procuratore generale del Brasile, Augusto Aras, molto vicino all’attuale Presidente.

Bolsonaro Brasile

Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro

IL RITORNO DI LULA

Lula era entrato in carcere nel 2018 e vi ha trascorso 580 giorni. Nel 2019 era poi stato liberato in attesa che terminassero i ricorsi giudiziari, ma intanto aveva perso i suoi diritti politici, tra cui la possibilità di candidarsi alle presidenziali.

Quando fu condannato nel 2018, Lula era in testa a tutti i sondaggi e secondo molti analisti se in quell’anno si fosse potuto candidare contro Bolsonaro avrebbe vinto facilmente. Si sospetta, infatti, che le condanne fossero politiche: il principale giudice del tribunale di Curitiba, Sergio Moro, diventato poi ministro della Giustizia del governo Bolsonaro, era stato accusato di aver collaborato con i magistrati che indagavano sull’ex presidente per contribuire alla sua condanna.

Oggi Lula ha 75 anni e gode ancora di molta popolarità. È stato il leader del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori), il principale partito di sinistra del Brasile, ma soprattutto presidente del Paese dal 2003 al 2011, ruolo al quale ora potrebbe candidarsi nuovamente nel 2022.

Il Brasile, nonostante le politiche scellerate di Bolsonaro (specialmente in materia Covid – il partito democratico laburista brasiliano, fa sapere Il Corriere della Sera, ha presentato alla procura generale della Repubblica una richiesta di interdizione del Presidente per “incapacità mentale”), resta un Paese fortemente polarizzato. Da una parte i sostenitori di Lula, che vanno dalla borghesia agli abitanti delle favelas, dall’altra quelli di Bolsonaro, tra cui ultraconservatori, grandi imprenditori e latifondisti. Secondo l’ultimo sondaggio Lula otterrebbe il 50% delle preferenze contro il 38% di Bolsonaro.

Leggi anche: Non solo Covid, tutte le emergenze di Bolsonaro in Brasile

“Il Brasile non deve più votare un troglodita come Bolsonaro”, sono state le parole che lunedì Lula ha pronunciato prima ancora di essere sicuro dell’annullamento delle condanne. E così la campagna elettorale brasiliana sembra essere già iniziata.

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