Dal mondo

Brexit: il “no deal” è sempre più vicino

Brexit

A forza di tirare, la corda rischia di rompersi. È la fotografia che esce dai tentativi del governo britannico di portare a casa il più possibile in vista della definitiva attuazione della Brexit, con un Boris Johnson che gioca al rialzo brandendo lo spettro del “no deal”. L’articolo di Guido Keller

Qualcuno ha parlato di giochi d’astuzia delle parti, ma tra i palazzi di Bruxelles e nell’opinione pubblica europea gira l’idea dell’uscita senza accordo come cosa fatta, anche perché è quello che i britannici hanno voluto. Lo spocchioso Boris Johnson però continua a volere il piede in due scarpe, con una Gran Bretagna fuori dall’Ue ma con accordi a senso unico, dove si prende tutto e non si dà nulla.

Londra in realtà aveva lottato e ottenuto di essere più speciale degli speciali già quando era parte dell’Unione Europea, tanto che la proposta ideata da Juncker per prevenire la Brexit era arrivata al diritto dei britannici di porre il veto sulle decisioni degli altri paesi membri ma senza la possibilità per i paesi membri di dire la loro sulle azioni della Gran Bretagna.

Tuttavia ora si è al paradossale, anche perché agli europei è stato raccontato (e non solo una volta) che l’accordo era cosa fatta. Fatto sta che ieri Johnson ha alzato la posta, e in tv ha detto che “Serve un cambiamento fondamentale nell’atteggiamento dell’Ue, che negli ultimi mesi si è rifiutata di negoziare seriamente”, e “a cuor leggero e con assoluta fiducia ci prepariamo all’alternativa, un futuro di grande prosperità come nazione indipendente libera di fare accordi commerciali, di controllare i nostri confini e acque territoriali e di promulgare le nostre leggi”.

All’“invito” del premier britannico a prepararsi a una Brexit senza accordo, come pure all’intervento alla Camera dei Comuni del ministro per l’Ufficio di Gabinetto Michael Gove secondo cui “alle condizioni attuali non ci sarà nessun accordo”, ha risposto in modo sottile il capo negoziatore per l’Unione Europea Michel Barnier, il quale ha scritto su Twitter che “Ho appena parlato con David Frost. Come ha dichiarato la presidente Ursula von der Leyen venerdì, ho confermato che l’Unione Europea resta disponibile a intensificare i colloqui a Londra questa settimana, su tutti i temi e sulla base dei testi legali. Ora attendiamo la reazione del Regno Unito”.

La parola chiave è “intensificare”, ma si legga pure l’indisponibilità dell’Ue di rivedere per l’ennesima volta accordi che sembravano cosa fatta. Per Johnson l’ideale sarebbe un accordo “come il Ceta, che l’Ue ha siglato nel 2016 con il Canada e che toglie il 98% delle tariffe doganali”, ma “lo hanno rifiutato”.

In realtà le questioni sono ben altre, a cominciare dalla concorrenza sleale a cui si arriverebbe nel momento in cui le aziende britanniche godessero ad esempio di aiuti di Stato e quindi esportassero merci in Unione Europea a costi viziati. Certamente in Europa c’è chi, come Angela Merkel, sostiene che “Dobbiamo essere pronti a fare compromessi”, “entrambe le parti devono muoversi, ognuno ha i suoi principi ma un accordo è ancora possibile”, tuttavia a Bruxelles non si deve cedere: l’Europa sta in piedi, anche senza Londra. Poi per trattare c’è sempre tempo.

Articolo pubblicato su notiziegeopolitiche.net

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