Il nuovo rilascio dei file Epstein mostra ancora una volta come la trasparenza senza responsabilità rischi di trasformarsi in caos, esponendo le vittime e diluendo le colpe in una marea di nomi e documenti. Questo ennesimo rilascio (mastodontico) lascia una sensazione precisa: i potenti galleggiano, le carte si accumulano, lo scandalo si diluisce, la verità si frammenta. E l’idea di venirne a capo si fa sempre più lontana
È stato reso pubblico un nuovo dump del materiale giudiziario legato a Jeffrey Epstein. Milioni di pagine, fotografie, video, messaggi. Una quantità tale da far pensare che, più che un’operazione di trasparenza, si tratti ormai di un test di resistenza per chi è chiamato a gestire questi archivi e, non di meno, per chi prova a leggerli.
Gli orrori non diminuiscono, si stratificano. E con loro cresce la lista dei partecipanti, reali o presunti, in quella che appare sempre più come una rete del male capillare quanto trasversale. Ma il primo scandalo non riguarda i nomi noti, riguarda le vittime. Ancora una volta documenti sensibili sono stati pubblicati senza adeguate cautele, lasciando visibili nomi, immagini e dettagli personali di persone abusate, molte delle quali minorenni all’epoca dei fatti. Le oscurazioni sono arrivate solo in un secondo momento, riaccendendo le critiche sul modo in cui le istituzioni gestiscono materiali che dovrebbero essere trattati con estrema cautela.
TRUMP ONNIPRESENTE E IMPERMEABILE ALLE ACCUSE
Tra i nomi che ricorrono più frequentemente nei documenti, Donald Trump continua ad avere il primato. Viene citato più volte di Harry Potter in tutti e sette i libri della saga, eppure continua a liquidare la questione sostenendo di non avere nulla a che fare con i crimini di Epstein. Va detto che la sua posizione è favorita da un paradosso evidente: il materiale è talmente vasto e il numero di personaggi coinvolti così alto da rendere tutto indistinto. Un frullatore di accuse, allusioni e contatti che finisce per anestetizzare l’opinione pubblica. Quando dentro c’è di tutto, alla fine sembra che non ci sia niente. Ed è probabilmente l’effetto più perverso di questo dump infinito.
BANNON, L’EUROPA E L’INGRESSO DELL’ITALIA NEI FILE
Tra le conversazioni più rilevanti del nuovo rilascio figurano quelle che coinvolgono Steve Bannon, le più rivelatrici sul piano politico. Qui il caso Epstein smette di essere solo una storia di abusi e assume i contorni di una mappa di interferenze, con mani ben immerse nella politica europea, in particolare nei rapporti con le destre.
Ed è qui che entra in scena anche l’Italia. Il nome di Matteo Salvini compare decine di volte nei documenti. Il leader leghista nega, alza le braccia, dice di non sapere nulla “di quel mondo”. Ma alla Camera cresce la richiesta di una convocazione formale. Anche perchè il tema si intreccia inevitabilmente con le passate accuse sui presunti finanziamenti russi alla Lega, mai dimostrate sul piano giudiziario ma rimaste sullo sfondo del dibattito politico. Il nuovo materiale non offre risposte definitive, ma riaccende interrogativi su relazioni, canali e influenze che meriterebbero chiarimenti istituzionali.
BILL GATES E IL PRINCIPE ANDREA, SEPPELLITI DAL NUOVO DUMP
L’ultima sezione dei file getta nuova luce anche su figure già colpite dalle precedenti ondate dell’affaire Epstein. Bill Gates, il genio magnate di Microsoft, torna a essere associato al finanziere attraverso scambi privati che hanno suscitato forte imbarazzo e rinnovato l’attenzione sul suo rapporto con Epstein.
E poi c’è il principe Andrea, ormai simbolo del discredito permanente. Se la prima ondata Epstein lo aveva abbattuto, questo nuovo dump sembra aver inciso il suo nome su un ostrakon: escluso dalla vita pubblica, ritirato nella sua tenuta di campagna, secondo indiscrezioni, parte della servitù si sarebbe perfino rifiutata di servirlo.

