Storica vittoria di Péter Magyar su Viktor Orbán con una maggioranza dei due terzi. Budapest si riavvicina a Bruxelles? Ecco cosa prevede il programma del neo Presidente ungherese
Vittoria schiacciante di Péter Magyar, Orbán è sconfitto. È il successo di Tisza, che ribalta lo strapotere di Orbán dopo 16 anni di governo incontrastato. “Abbiamo liberato l’Ungheria, ci siamo ripresi la nostra patria”, esulta il neo Presidente ungherese. Ma si tratterà di una vera svolta?
IL SUCCESSO DI TISZA
Gli ungheresi hanno scelto di cambiare rotta dopo 16 anni, e la vittoria di Péter Magyar è schiacciante. Tisza, partito conservatore ed europeista, ottiene 138 dei 199 seggi del Parlamento ungherese, conquistando quasi il 54% dei voti e assicurandosi la maggioranza di due terzi. Il dato non è irrilevante; infatti con la supermaggioranza dei due terzi del Parlamento, il neo presidente potrà cambiare la Costituzione ungherese e mettere mano alle controverse riforme del governo precedente. Orbán ammette la sconfitta e il suo partito, Fidesz, si ferma a 54 seggi. Si è registrata un’affluenza record nelle urne: ha votato il 77,8% degli ungheresi.
LA ROTTURA CON LA POLITICA DELLA POLARIZZAZIONE
Tsiza, nelle ultime ore di campagna elettorale, ha diffuso un manifesto di 240 pagine a ridosso del voto in cui ha elencato una serie di programmi per quanto riguarda Europa, economia, oltre a promesse fiscali e previdenziali. “Rompere con la politica della polarizzazione” – una caratteristica distintiva della strategia di lungo periodo del partito di governo Fidesz – è un tema centrale nel programma di Tisza, che auspica un’Ungheria funzionante e umana. “Se vuoi costruire, allora chi la pensa diversamente non è tuo nemico, ma piuttosto tuo alleato”, dichiarava poche ore prima del voto il neo Presidente.
CHI È PÉTER MAGYAR
Quarantenne, conservatore e laureato in legge, Péter Magyar è stato parte dell’élite governativa. Nel 2010 viene nominato funzionario al ministero degli Affari esteri e l’anno successivo viene incaricato di rappresentare Budapest presso l’Unione europea. Dal 2015 al 2024 ha fatto parte del gabinetto del premier, per poi rompere con il primo ministro e uscire dal partito. Si unisce e diventa presidente di Tisza proprio nel 2024, partito scelto perché si muove sulle classiche coordinate della destra conservatrice, ma liberale e pro Ue.
COSA CAMBIA IN UNGHERIA CON IL SUCCESSO DI MAGYAR
Magyar non si colloca né nella tradizione progressista né tra i rivoluzionari. Si presenta come un conservatore critico verso l’establishment, cresciuto però al suo interno. La sua proposta è quella di una trasformazione graduale ma incisiva del sistema: rafforzare lo stato di diritto, contrastare in modo deciso la corruzione diffusa, ottenere rapidamente lo sblocco dei fondi europei sospesi, portare il paese nell’euro entro il 2030 e diminuire la dipendenza energetica da Mosca entro il 2035, mantenendo comunque rapporti con la Russia. In materia migratoria adotta una linea ancora più rigida di quella di Orbán, proponendo l’eliminazione del programma per i lavoratori extra-UE. Sulla guerra in Ucraina mantiene una posizione prudente: niente invio di armi e nessun sostegno a un’adesione accelerata all’Unione Europea. Sul fronte dei veti dei Paesi Ue alle decisioni del Consiglio europeo, con la vittoria di Péter Magyar l’Ungheria potrebbe assumere una posizione più cooperativa, riducendoli e favorendo decisioni più rapide e condivise tra gli Stati membri.


