Dal mondo

Come si muoverà l’Iran dopo le dimissioni di Zarif

L’analisi del Cesi (Centro studi internazionali) presieduto da Andrea Margelletti sulle conseguenze delle dimissioni del ministro degli Esteri Zarif in Iran

Mercoledì 25 febbraio il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha rassegnato le dimissioni che, dopo solo un giorno, sono state respinte dal presidente della Repubblica Islamica Hassan Rouhani. Il ministro, quindi, già dal 27 febbraio è tornato in servizio. La sua decisione di lasciare l’incarico era stata formalmente giustificata come una presa d’atto dei mancati risultati della strategia politica sul nucleare.

LA VERITÀ SULLA DECISIONE DI ZARIF

In realtà, essa è giunta in seguito alla visita del presidente siriano Bashar al Assad a Theran, dove ad accoglierlo sono stati Rouhani e la Guida Suprema Ali Khamenei, mentre Zarif non sarebbe stato né invitato né tanto meno avvertito. La circostanza potrebbe essere spia di una rimodulazione della politica estera da parte del presidente Rouhani. Dopo i due mandati di Mahmoud Ahmadinejad, caratterizzati da una retorica anti-occidentale, il suo governo si è infatti contraddistinto per un atteggiamento di apertura al dialogo e di riavvicinamento alla comunità internazionale. Principale fautore ed esecutore di tale linea è stato proprio Zarif, che del resto aveva già ricoperto incarichi di rappresentanza alle Nazioni Unite e dimostrato esperienza nei rapporti di mediazione con gli Usa – già negli anni ’80 e poi di nuovo subito dopo l’11 settembre. Il netto cambiamento delle relazioni con Washington dopo l’elezione di Trump, con l’annullamento dell’accordo sul nucleare e la re-imposizione delle sanzioni economiche, ha esposto Rouhani e il suo esecutivo alle critiche delle opposizioni conservatrici e alle pressioni delle componenti più tradizionaliste del sistema politico iraniano, guidate dalle Guardie della Rivoluzione e soprattutto dalla figura della Guida Suprema.

I PROSSIMI PASSI

Pur mantenendo per ora al suo posto il principale rappresentante della strategia di dialogo con l’Occidente, dunque, il Presidente della Repubblica Islamica potrebbe essere sul punto di riformulare le proprie politiche in modo da assecondare maggiormente le istanze conservatrici e da ridare prevalenza alla dimensione regionale su quella internazionale.

 

Articolo pubblicato su cesi-italia.org

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