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Cosa succede in Sudafrica, Thailandia e Turchia

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Il punto del Cesi su cosa sta accadendo in Sudafrica, Thailandia e Turchia

SUDAFRICA: NON SI ARRESTA L’EMERGENZA PANDEMICA DA COVID-19

Il 24 luglio, Il Presidente Cyrill Ramaphosa ha disposto l’introduzione di nuove misure di mitigazione e contenimento del contagio di Covid-19 nel tentativo di arrestare la nuova crescita della curva pandemica nel Paese. Infatti, ad oggi, in Sudafrica si registrano 408.000 casi di nuovo coronavirus, il 5° dato più alto al mondo ed il 1° nel continente africano. Tra le varie disposizioni emanate dal Presidente ci sono la chiusura delle scuole per le prossime 4 settimane e la limitazione nelle aperture di locali commerciali e negli spostamenti tra regioni e città. Secondo i comitati tecnico-sanitari nazionali, il numero dei contagi in Sudafrica andrebbe rivisto al rialzo, visto che il Paese non dispone di una struttura ospedaliera e di un numero di tamponi sufficienti per una copertura capillare del territorio. Alla drammatica situazione sudafricana fa eco quella di tutta l’Africa, dove il numero di positivi al Covid-19 ha superato le 708.000 unità. Tuttavia, le considerazioni dei comitati tecnico-sanitari sudafricani sull’impossibilità di una tracciatura adeguata della pandemia nel Paese possono essere estesi a tutto il continente, dove sussistono criticità strutturali peggiori di quelle di Johannesburg e Pretoria. Infatti, nel resto dell’Africa sub-sahariana la lotta alla pandemia è aggravata dalla pessima situazione delle strutture sanitarie, dalla mancanza di tamponi, medicinali ed equipaggiamento medico e, infine, dalla perdurante diffusione di disinformazione sulla reale minaccia costituita dal virus. Le lacune nel tracciamento dei contagi rappresentano un motivo di preoccupazione sia per i Paesi africani che per i Paesi europei, soprattutto a causa del rischio di diffusione del virus attraverso il flusso migratorio continentale ed extra-continentale. Una simile minaccia è avvertita soprattutto da quegli Stati che, dopo la fase critica degli scorsi mesi, sono riusciti ad abbassare la curva pandemica ed oggi temono l’arrivo di nuovi positivi dall’estero.

THAILANDIA: IL NUOVO PROFILO DELLE PROTESTE ANTIGOVERNATIVE

Sabato 18 luglio, diverse migliaia di giovani manifestanti si sono radunati a Bangkok per protestare contro l’attuale governo guidato dall’ex capo dell’esercito Prayut Chan-o-cha. La manifestazione, organizzata dal gruppo dei Giovani della Liberazione, sembra essere la più imponente da quando il Governo ha annunciato lo stato d’emergenza per affrontare il coronavirus. Se da una parte le misure di lockdown e il distanziamento sociale hanno aiutato l’esecutivo a contenere la diffusione del virus, dall’altra hanno agito da frizione nei confronti delle proteste antigovernative già in atto da febbraio scorso. La particolarità delle attuali manifestazioni è rintracciabile in un apparente cambio di leadership. Generalmente le proteste antigovernative erano portate avanti dal filone di opposizione legato a Thaksin Shinawatra, ex Primo Ministro e magnate delle telecomunicazioni, espressione delle istanze della popolazione rurale, dei lavoratori e della piccola imprenditoria che si oppongono alla tradizionale influenza della borghesia urbana e dell’establishment militare sulla politica thailandese. Le proteste dello scorso weekend, invece, hanno visto la partecipazione massiccia di studenti appartenenti ai gruppi studenteschi, quali (oltre al già citato  Giovani della Liberazione), l’Unione degli Studenti della Thailandia, Gioventù Libera e Giovani per la Democrazia. Questa nuova generazione, che si è fatta capo del coordinamento delle manifestazioni, chiede invece un cambiamento radicale: nuove elezioni, ammendamento della Costituzione (approvata sotto l’attuale governo e che istituzionalizza i privilegi dell’élite militare), e la sospensione dello stato d’emergenza che impedisce l’attività politica d’opposizione. Distanziandosi dal filone delle precedenti proteste, legate ad una dialettica politica incanalata all’interno della tradizionale contrapposizione tra interessi di fasce diverse della popolazione, il nuovo profilo dei giovani manifestanti potrebbe rappresentare un cambio di tendenza, verso una piazza che chiede un cambiamento in chiave democratica. Tale movimento, dunque, potrebbe cercare di mettere in discussione non solo il governo di Chan-o-cha, ma anche i privilegi dell’élite militare, per cercare una riforma del sistema dalle sua fondamenta.

TURCHIA: NUOVE TENSIONI CON LA GRECIA RIACCENDONO LA PARTITA DEL MEDITERRANEO ORIENTALE

La Turchia ha annunciato che inizierà le attività di sondaggio sismico, preliminari alla ricerca di giacimenti gasieri, a sud ed est dell’isola greca di Kastellorizo, nelle acque tra Creta e Cipro. Kastellorizo è una delle isole al centro della disputa tra Atene e Ankara attorno alla delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive (ZEE), che si riversa anche nella contesa attorno all’isola di Cipro. A questa si è aggiunto, nel novembre 2019, il memorandum sulla delimitazione delle aree di giurisdizione marittima firmato tra la Turchia e il Consiglio Presidenziale di Tripoli, Libia. Quest’ultimo, creando un corridoio marittimo diretto tra i due Paesi, sovrappone le zone sotto giurisdizione turca a quelle di pertinenza greca, inglobandone alcune isole e parte della ZEE di Creta. Le ultime azioni turche, compreso l’accordo con la Libia, sono in linea con quelle osservabili attorno a Cipro nell’ultimo anno: Ankara, attraverso una postura più audace ed assertiva, mira a creare dei fatti compiuti che portino all’avanzamento dei suoi obiettivi, tanto energetici, quanto politici. Questo atteggiamento, tuttavia, è in opposizione rispetto agli interessi di molti Paesi, in primis la Grecia e gli altri membri dell’Unione Europea, contro i quali Ankara gode di leve notevoli, tra cui il controllo sul flusso migratorio proveniente dalla Siria. Per questo motivo la postura europea, almeno finora, è stata cauta: seppur imponendo sanzioni per le trivellazioni nelle acque di Cipro, queste erano limitate a due individui con cittadinanza turca. Non è improbabile, tuttavia, che proprio l’Unione Europea cambi le sue modalità di approccio alla Turchia, soprattutto a fronte di tensioni già evidenti tra quest’ultima e alcuni suoi membri, innanzitutto la Francia. Sintomo di questo potrebbe essere la minaccia di sanzioni UE alla Turchia, avanzata dal Ministro degli esteri greco Kyriakos Mitsotakis in seguito all’annuncio turco sulle nuove attività attorno a Kastellorizo.

Articolo pubblicato su cesi-italia.org

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