Raid israeliano contro il più grande giacimento di gas naturale al mondo. Qual è la situazione oggi e quali scenari si prospettano dopo l’attacco
Ieri Israele ha bombardato il sito petrolifero iraniano di South Pars, fondamentale per l’estrazione e la lavorazione del gas naturale. Poche ore dopo è arrivata la pronta replica di Teheran, che ha colpito sito di Ras Laffan, in Qatar. A quel punto Donald Trump ha chiesto lo stop a bombardamenti ai siti petroliferi qatarioti, minacciando di distruggere South Pars, il più grande al mondo, che rappresenta da solo il 40% della produzione di gas iraniana: un colpo potenzialmente devastante per Teheran, ma che potrebbe anche scatenare una crisi energetica di scala mondiale e dalle conseguenze imprevedibili.
COS’È SOUTH PARS
Con una produzione annua di circa 276 miliardi di metri cubi di giacimento, South Pars/North Dome è la più grande riserva di gas naturale al mondo. Situato nel Golfo e condiviso tra Iran e Qatar, il giacimento – di fondamentale importanza strategica per il mercato energetico globale – copre circa 9.700 chilometri quadrati: South Pars si estende su circa 3.700 chilometri quadrati e North Dome su circa 6mila.
Come riferisce Sky Tg24, “secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, South Pars contiene una riserva stimata di circa 50-51mila miliardi di metri cubi di gas. Il giacimento, scoperto all’inizio degli anni Settanta, produce attualmente intorno ai 700 milioni di metri cubi di gas al giorno”.
Il sito è organizzato in 24 fasi di sviluppo offshore, collegate attraverso gasdotti sottomarini al polo costiero di Assaluyeh. Qui il gas viene trattato e separato dai condensati e dal Gpl prima di essere immesso nella rete nazionale per alimentare centrali elettriche, riscaldamento domestico e industria. “L’Iran – prosegue Sky Tg24 – utilizza South Pars soprattutto per sostenere il fabbisogno interno e la stabilità della rete energetica nazionale. Per questo un attacco non incide solo su un impianto industriale, ma su una infrastruttura essenziale per l’equilibrio energetico ed economico del Paese”.
LA SITUAZIONE DOPO L’ATTACCO ISRAELO-STATUNITENSE
È notizia certa che alcuni impianti iraniani siano già stati colpiti dall’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Il ministro del Petrolio di Teheran Mohsen Paknejad ha confermato i danni ad alcuni impianti, ma non risulterebbero vittime. Quel che è certo è che il cambio di strategia israelo-statunitense rende molto più pericolosa una partita che sta già avendo gravi ripercussioni sulle economie e sulle alleanze nella regione. Doha e Abu Dhabi hanno infatti condannato i raid su South Pars parlando di “pericolosa escalation” e di “azione irresponsabile”, mentre gli Stati del Golfo hanno sollecitato una riunione urgente del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite in seguito agli attacchi iraniani contro civili e infrastrutture energetiche in tutto il Medio Oriente.
Dal punto di vista economico, nell’immediato, l’attacco ha già fatto schizzare i prezzi del petrolio, cresciuti, scrive Il Post, “quasi dell’8 per cento nelle ultime 24 ore e adesso la quotazione del Brent, quella che fa riferimento al mercato europeo, è intorno ai 115 dollari al barile”.
Crediti immagine: Hossein Mersadi, Fars News


