Dal mondo

Covid-19, la guerra tra Usa e Cina sul laboratorio di Wuhan

Covid 19

L’articolo di Francesca Ghiretti, ricercatrice nell’ambito Asia presso l’Istituto Affari Internazionali (Iai) per Affarinternazionali sullo scontro tra Cina e Stati Uniti per la provenienza del Covid-19

Secondo il Segretario di Stato Mike Pompeo, ci sarebbero “prove sostanziali ed enormi” della provenienza del Covid-19 da un laboratorio a Wuhan, prove che inchioderebbero la Cina e ne porterebbero alla luce i crimini. Così gli Stati Uniti decidono di rispondere alla poca trasparenza cinese con affermazioni sensazioniste e di dubbia veridicità, come prova la smentita da parte della comunità scientifica, la quale ricorda per l’ennesima volta che i dati correntemente in nostro possesso suggeriscono l’origine naturale del nuovo coronavirus e che di conseguenza, esso non sia frutto di esperimenti di laboratorio.

D’altro canto, questa smentita ha presentato tutt’altro che un problema per l’amministrazione Trump: Pompeo si è infatti dichiarato d’accordo con la comunità scientifica, dichiarazione che ha lasciato il pubblico quanto meno confuso.

LA RISPOSTA CINESE

Seguendo le classiche regole del gioco, la risposta della Cina non si è fatta attendere: il China DailyXinhua e altri media cinesi dedicano una serie di articoli a un’accurata smentita delle parole di Pompeo, accompagnata da una puntuale accusa agli Stati Uniti per la loro risposta al virus. Gli articoli non solo sottolineano l’impeccabile comportamento della Cina in ogni fase della crisi, ma danno particolare rilievo alle dubbie motivazioni che hanno portato gli Stati Uniti a una tale falsa accusa.

L’America, proseguono gli autori, punta il dito contro la Cina perché ha bisogno di un capro espiatorio atto a spostare l’attenzione dall’evidente fallimento dell’amministrazione Trump nel rispondere efficacemente all’epidemia.

GUERRA DI NARRATIVE TRA USA E CINA

L’inasprimento delle relazioni tra Usa e Cina non è una novità arrivata con il Covid-19, sebbene sia stata portata alla ribalta dalla pandemia, e anche i rischi connessi a questa rivalità sono in larga parte oramai ben conosciuti: decoupling dell’economia globale, frammentazione della globalizzazione e collasso del sistema liberale internazionale. Sono solo alcuni dei temi che ci siamo trovati ad affrontare negli scorsi anni in seguito all’avvio della guerra dei dazi tra i due colossi dell’economia globale. La differenza? La pandemia ha inasprito la retorica e reso alcuni di questi rischi più reali: il normale corso dell’economia globale è già stato interrotto, sono emersi più decisi e concreti dubbi sulla sostenibilità non solo ambientale ma anche geopolitica della globalizzazione, e la collaborazione internazionale, elemento prezioso e fondamentale in un momento di crisi globale, vacilla e arranca.

La recente accusa di Pompeo, tuttavia, centra il cuore del problema e la matrice di più grandi rischi: ci troviamo immersi in una guerra di narrative dove i fatti giocano un ruolo marginale, quando giocano un ruolo. Nel momento in cui la realtà delle cose perde importanza, tutto diventa possibile e plausibile, soprattutto se la lotta si sposta sul piano delle ideologie. Ecco che quindi diventa normale per un Segretario di Stato affermare che vi siano prove dell’origine in laboratorio di un virus che sta colpendo la popolazione globale, quando queste prove non ci sono.

Nello stesso tempo, se la Cina non avesse davvero nulla da nascondere e avesse agito in modo esemplare, come sostiene, potrebbe mettere fine alle speculazioni americane in un attimo, lasciando libero accesso a un’indagine internazionale sulle origini del virus. Eppure, così non è, quindi largo a teorie complottiste e voli pindarici.

Più che mai, questa pandemia ci fa vivere l’estremo paradosso di un’epoca ad alta intensità tecnologica con una conoscenza scientifica senza precedenti, accompagnata da un accesso alla conoscenza senza precedenti. Nonostante tutto questo, manipolazione dei fatti e menzogne fioriscono non solo negli spazi più reconditi del pianeta e del web ma anche e, purtroppo sempre più spesso, soprattutto sulle bocche di chi invece di aumentare i problemi, dovrebbe enunciarne le soluzioni.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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