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Da start up a super lobby: ecco cosa rivelano gli Uber files

Uber Files

Emmanuel Macron, quando era ministro delle Finanze, avrebbe «segretamente aiutato Uber a fare lobbying in Francia». Forti pressioni anche sull’attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz, ai tempi sindaco di Amburgo, e sull’attuale presidente Usa Joe Biden, all’epoca vice di Barack Obama. Negli Uber files i leader più importanti

Un sistema di lobbying e pubbliche relazioni attuato nell’ombra dalla società al fine di ottenere l’appoggio di politici di spicco, in tutto il mondo (dall’America al Vecchio continente, passando per la Commissione Ue) così da penetrare il più rapidamente possibile nel settore dei taxi in Europa. È ciò che emerge dalla lettura degli oltre 124mila documenti confidenziali interni a Uber, denominati «Uber Files», in mano alla testata britannica The Guardian. Si tratta di materiale relativo al periodo compreso fra il 2013 e il 2017, quando alla guida della società c’era Travis Kalanick.

COSA SONO GLI UBER FILES E CHI LI HA ESAMINATI?

I file, che di fatto consistono in 83mila e-mail, iMessage, messaggi WhatsApp, presentazioni, fatture e documenti Word, sono stati condivisi dal Guardian con 180 giornalisti di 29 Paesi tramite il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (ICIJ) e con una serie di testate, fra cui Bbc, Panorama e Le Monde.

NEGLI UBER FILES MACRON, MA ANCHE SCHOLZ E BIDEN

Uno dei contenuti di spicco riguarda l’appena rieletto Emmanuel Macron e potrebbe fornire un’arma assai potente all’opposizione, sempre più forte. Da ministro delle Finanze, l’attuale inquilino dell’Eliseo avrebbe «segretamente aiutato Uber a fare lobbying in Francia», scrive il Guardian, sottolineando che Macron permise «a Uber accesso frequente e diretto a lui e al suo staff».

Dai file risulta inoltre che Uber avrebbe provato a fare lobbying sull’attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz, ai tempi sindaco di Amburgo schierato apertamente contro Uber, e sull’attuale presidente USA, Joe Biden, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di vice presidente di Barack Obama. Al momento, però, non è dato sapere di più.

LA REPLICA DI UBER

«Non abbiamo e non cercheremo scuse per comportamenti passati che chiaramente non sono in linea con i nostri valori attuali. Chiediamo invece al pubblico di giudicarci in base a ciò che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni e cosa faremo negli anni a venire», afferma Uber in una dichiarazione riportata dal Guardian.

L’EX COMMISSARIA KROES IN TRATTATIVE CON UBER

La Bbc ha vagliato gli Uber files che dimostrano coinvolgimenti anche all’interno della passata Commissione europea: l’ex commissaria Ue per il Digitale, Neelie Kroes, «fu in trattative per unirsi a Uber prima della fine del suo mandato e poi segretamente fece pressioni per l’azienda, in potenziale violazione delle norme etiche dell’Ue». «Allora – scrive la Bbc – Uber non era solo una delle aziende in più rapida crescita al mondo: era una delle più controverse, perseguitata da casi giudiziari, accuse di molestie sessuali e scandali di violazione dei dati».

L’EX NUMERO 1 VOLLE UN PULSANTE PER CANCELLARE TUTTO

Gli «Uber files» rivelano anche che l’ex capo della società Travis Kalanick, che fu poi costretto a lasciare nel 2017, ordinò personalmente di usare il cosiddetto “kill switch”, cioè una sorta di interruttore d’emergenza per evitare che la polizia in eventuali raid potesse avere accesso ai computer. Tra le frasi più sconvenienti per l’ex numero 1 di Uber raccolte dal Guardian, quelle nelle quali Kalanick respingeva le preoccupazioni di altri dirigenti sul fatto che l’invio di conducenti Uber a una protesta in Francia li mettesse a rischio di violenza da parte di taxisti: «Penso che ne valga la pena», «la violenza garantisce il successo».

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