Dal mondo

Disarmo: l’Att sotto la scure di Donald Trump

L’articolo di Carlo Trezza, senior adviser dello IAI per il Disarmo e la Non Proliferazione, per Affarinternazionali

Un ulteriore accordo internazionale nel campo del controllo degli armamenti cade sotto la scure di Donald Trump. Dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano e dal Trattato Inf sulla proibizione delle armi nucleari a portata intermedia, il presidente Trump ha ora annunciato  che la sua Amministrazione “non ratificherà mai” e ritirerà la propria firma (“We’re taking our signature back” ) dall’Arms Trade Treaty (Att), il Trattato internazionale che disciplina il commercio internazionale degli armamenti e ne ostacola il traffico illecito. Trump ha colto l’occasione  del Convegno annuale della potentissima lobby delle armi, la National Rifle Association (Nra), per dare platealmente l’annuncio.

LO SMANTELLAMENTO DELL’EREDITÀ DI OBAMA

L’accordo è sempre stato osteggiato dalla destra conservatrice americana, ossessionata da qualsiasi rischio di rimessa in discussione  del secondo emendamento alla Costituzione americana, quello che sancisce il diritto dei cittadini americani al porto delle armi. La sottoscrizione dell’accordo avvenne sotto l’Amministrazione Obama, anche quale gesto per mitigare la cronica violenza nell’uso delle armi all’interno degli Stati Uniti.

Obama si adoperò tuttavia in tutti i modi,  e con successo, per fare in modo che nell’accordo non figurasse alcun linguaggio che  intaccasse il dettato costituzionale americano .Ciò nonostante l’intesa Att continua ad essere vista come fumo negli occhi dalla Nra e il presidente Trump non ha voluto perdere l’occasione per gettare alle ortiche un altro pezzo della costruzione di disarmo del suo predecessore.

CHE COS’È E CHE COSA PREVEDE IL TRATTATO ATT

Il Trattato At, entrato in vigore nel 2014 disciplina, ma non proibisce, il commercio  delle principali armi offensive convenzionali quali  fucili e mitragliatori, carri armati, aerei da combattimento e navi da guerra. La sua ratio di fondo è quella di non alimentare i conflitti in corso e di impedire che giungano armi ai Paesi sotto embargo e in comprovate situazioni di genocidio, crimini contro l’umanità e atti terroristici. Le sue disposizioni erano in larga parte già applicate da vari Paesi – soprattutto occidentali – in base a preesistenti normative nazionali (in Italia la legge 185 del 1990, che è considerata tra le più avanzate).

Sotto certi aspetti il Trattato avvantaggia proprio questi Paesi, poiché esso obbliga anche i loro competitori ad adottare misure restrittive nelle loro forniture di armi. Non a caso l’accordo venne originariamente lanciato da un grande alleato di Washington ed esportatore di armi qual è il Regno Unito. Esso venne invece osteggiato da rivali e da tradizionali ”arci-nemici” degli Usa quali la Russia, l’Iran, la Siria e la Corea del Nord, ai quali – paradossalmente – l’America di Trump finisce per  trovarsi associata.

GLI ALLEATI CONTRO, I NEMICI A FAVORE E BOLTON CHE GONGOLA

La Cina, pur non avendolo né ratificato e neppure  firmato , ha astutamente colto l’occasione di questa  brutta figura americana per indicare una sua positiva valutazione del Trattato. Tutti gli alleati degli Usa vi rimangono, invece, impegnati. In particolare  l’Unione europea, per bocca del portavoce di Federica Mogherini e in risposta all’annuncio americano, ha sottolineato il perdurante sostegno europeo all’Att.

L’eminenza grigia ispiratrice di questa nuova  operazione è l’attuale consigliere per la Sicurezza nazionale Usa John Bolton che, sin dai tempi dell’Amministrazione Bush junior, ha cercato  di svincolare gli Stati Uniti dagli accordi di disarmo sottoscritti, creando un solco crescente tra Washington e i suoi principali alleati. Washington avrebbe potuto benissimo convivere con il Trattato, visto che gli Usa lo avevano solo firmato e non ratificato e che, quindi, non vi sono giuridicamente vincolati.

Ma la Casa Bianca ha voluto invece dare un segnale più contundente e più offensivo ricorrendo al ritiro della firma e preannunciando l’invio di “una nota formale di rigetto” in tal senso alle Nazioni Unite. Si tratta di una procedura non prevista né dal Trattato medesimo né dalle norme internazionali. E’ auspicabile che il segretariato generale dell’Onu, in quanto depositario dell’accordo, non dia seguito alla richiesta americana.

 

Articolo pubblicato su Affariinternazionali.it

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