Dal mondo

Ecco come Trump inizia la campagna elettorale

Trump Hong kong

In America la campagna per le presidenziali 2020 è già iniziata, perlomeno nel campo di Trump. L’articolo di Mattia Sisti per Atlantico 

Forse non ce ne siamo ancora accorti qui in Europa dato che stiamo aspettando con molta trepidazione e ansia il voto delle elezioni europee per vedere se e come cambieranno gli equilibri nel Parlamento europeo tra sovranisti ed europeisti. Eppure, in America la campagna per le presidenziali 2020 è già iniziata, perlomeno nel campo di Trump.

NEGLI USA, DEMOCRATICI DIVISI

E i Democratici, si dirà? Per ora non sono pervenuti dato che sembrano letteralmente stretti tra due fuochi all’interno del loro stesso partito e devono stare attenti a non bruciarsi. Da un lato c’è l’ala più pro-establishment del Partito democratico impersonificata da Nancy Pelosi, speaker della House, e dai suoi fedelissimi. Dall’altra ci sono gli anti-establishment capitanati dai nuovi astri nascenti del partito: AOC (Alexandra Ocasio-Cortez) e Ihan Omar.

I primi sono i “moderati” (anche se, detto per inciso, il Partito democratico americano in questo frangente storico di moderato non ha proprio nulla, dato che vorrebbe trasformare l’America in qualcosa di irriconoscibile, come mi ha recentemente confidato l’intellettuale conservatore Victor Davis Hanson in un’intervista per Dagospia) e ritengono che Trump si possa e debba sconfiggere con una campagna elettorale progressista fatta di open borders, Medicare per tutti e una campagna pro choice molto avanzata. I secondi invece rappresentano una radicalizzazione dell’ala più liberal dei Democratici e sostengono una serie di nuove azioni legislative e proposte politiche. AOC ha recentemente proposto un New Green Deal che, tra molte altre cose, vuole l’abolizione di ogni tipo di motore a benzina nei prossimi 10 anni (aeroplani compresi), la completa ristrutturazione di ogni edificio costruito in America per metterlo in linea con stringenti regolamentazioni ecologiche, un lavoro garantito per tutti dal governo federale e, infine, l’abolizione delle mucche (i loro afflati contribuiscono ad aumentare l’effetto serra). Ihan Omar ha invece prodotto una serie di statements critici verso l’appoggio che tradizionalmente l’America ha garantito ad Israele e che sono state viste dall’ala pro-establishment del partito come Nancy Pelosi e Chelsea Clinton come antisemite, costringendola, alla fine, a scusarsi.

Dati questi presupposti è chiaro come la campagna elettorale dei Democratici non è ancora in condizioni di fare proposte chiare e ben delineate e dunque spendibili in campagna elettorale.

TRUMP VA DI SLOGAN

Veniamo a Trump. I due slogan che molto probabilmente il presidente in carica userà per garantirsi la permanenza nella Casa Bianca sono semplici, facilmente identificabili e pronti per essere diffusi: Keep America Great! e Finish The Wall!. Keep America Great! è un rifacimento del Make America Great Again! che ha fatto la storia, portando Trump alla straordinaria ed inaspettata vittoria contro Hilary nel 2016. Con questo slogan, Trump vuole capitalizzare tutta una serie di azioni legislative promesse in campagna elettorale e realizzate durante il mandato presidenziale: drastico taglio delle tasse, politica di deregulation (eliminazione di costose regulation che impedivano a molte aziende di costruire, ampliarsi e crescere), appointment alla Corte Suprema di justices “originalisti” che interpretino la Costituzione come scritta dai Padri Fondatori sulla scia del leggendario Antonin Scalia, come Neil M. Gorsuch e Brett M. Kavanaugh, uscita dal TTP (Trans-Pacific Partensrhsip) e rinegoziazione di nuovi trade agreements favorevoli all’America come USMCA, il patto commerciale tra Canada Messico e Stati Uniti e, infine, ristrutturazione e ampliamento del settore militare americano. Lo slogan Keep America Great! in sostanza è l’affermazione che Trump è riuscito nell’impresa di fare di nuovo grande l’America e che ora si tratta di mantenere la grandezza ritrovata.

FINISH THE WALL!

Il secondo slogan Finish the Wall! ha invece a che fare con la costruzione del muro con il Messico promesso in campagna elettorale e che, finora, è una promessa irrealizzata o per meglio dire realizzata a metà. Infatti, nonostante lo shutdown con durata da record, Trump è riuscito a negoziare con i Democratici solo 1,375 miliardi di dollari contro i 5,7 miliardi promessi per la costruzione del muro al confine sud. Dato che questi fondi non sono abbastanza per coprire i costi, Trump ha recentemente dichiarato lo stato di emergenza per avere accesso ad altri 6 miliardi di denaro federale al fine di finanziare il muro. Da ciò nasce l’idea Finish The Wall!: Trump non è riuscito a portare avanti questa promessa elettorale data l’opposizione senza quartiere dei Democratici, ma se avrà a disposizione un secondo mandato il presidente porterà a casa anche questo successo, sembra dire la campagna elettorale presidenziale.

 

Articolo pubblicato su atlanticoquotidiano.it

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