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Elezioni in Irlanda: Sinn Féin in testa nei sondaggi

elezioni Irlanda

L’approfondimento di Giulia Marini per Affarinternazionali sulle elezioni in Irlanda dell’ 8 febbraio

Sabato 8 febbraio i cittadini della Repubblica d’Irlanda saranno chiamati al voto per eleggere i 159 membri del Dáil Éireann, la camera bassa del Parlamento nazionale. Le elezioni sono state convocate dal presidente della Repubblica Michael D. Higgings su richiesta del Taoiseach Leo Varadkar, capo del governo.

Varadkar, leader del partito di centrodestra Fine Gael e capo di un governo di minoranza dal giugno 2017, vanta diversi primati nel panorama politico irlandese: oltre ad essere il più giovane Taoiseach nella storia del Paese, è anche il primo ad avere origini indiane e ad essere apertamente gay. Aveva ottenuto un grandissimo successo internazionale grazie al suo ruolo nei negoziati per la Brexit, ma questo non è bastato ad arginare il crescente tasso di impopolarità del suo governo all’interno del Paese, causato soprattutto dall’aumento vertiginoso del costo degli affitti e dai recenti scandali che hanno colpito il sistema sanitario nazionale. Varadkar si è quindi visto costretto a chiedere al capo dello Stato di sciogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni, nonostante la scadenza naturale della legislatura fosse fissata per il prossimo anno.

L’INASPETTATA CRESCITA DEL PARTITO UNIONISTA

Con lo scioglimento del Dáil, il 14 gennaio 2020, ha avuto inizio la campagna elettorale. Storicamente parlando, da quando l’Irlanda ha raggiunto l’indipendenza dal Regno Unito sono sempre stati due partiti a contendersi la maggioranza dei seggi in parlamento: Fine Gael, da una parte, e Fianna Fàil, dall’altra, che si sono ininterrottamente alternati al governo di Dublino a partire dal 1922. Benché siano entrambi partiti di centro-destra, la loro divisione ha radici storiche risalenti alla Guerra civile irlandese, quando i due partiti assunsero posizioni diverse nei confronti del trattato di pace che ha permesso all’Irlanda di diventare uno Stato indipendente. Tuttavia, nel corso dei decenni, le differenze tra i due sono andate sempre più ad appianarsi: entrambi i partiti hanno il loro bacino elettorale nella classe media, di visione centrista e la cui priorità è la stabilità economica dell’Irlanda.

Un secolo dopo, sembra che qualcosa si stia finalmente muovendo all’interno del panorama politico irlandese. Difatti, i dati più recenti indicano una grandissima crescita del partito repubblicano di sinistra Sinn FéinSinn Féin, inizialmente nato come braccio politico dell’Irish Republican Army (IRA) durante i Troubles, spicca tra tutti i partiti irlandesi per un motivo ben preciso: è un partito fortemente unionista. Come dichiarato nel loro manifesto politico, uno dei loro principali obiettivi politici è quello di raggiungere l’unità tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord (oggi parte del Regno Unito), proponendo un referendum sulla questione da svolgersi entro il 2025. Molto più cauti gli approcci di Fine Gael e Fianna Fàil, che, benché entrambi favorevoli alla riunificazione, ritengono che i tempi non siano ancora maturi per avviare una seria discussione sulla questione. Secondo una recente indagine dell’Irish Times, quattro irlandesi su cinque sono a favore di una riunificazione delle due Irlande, un ulteriore segnale di come la questione della riunificazione sia tornata al centro della politica irlandese – soprattutto grazie alla Brexit.

POSSIBILI SCENARI POST-VOTO

Gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto vedono Fine Gael al terzo posto dietro Fianna Fàil e Sinn Féin, che secondo un sondaggio condotto dall’Irish Times si troverebbe in testa con il 25% (più che raddoppiando le percentuali fatte registrare alle europee di maggio). Sinn Féin si presenta a queste elezioni con solamente 42 candidati, numero ben lontano dagli 80 seggi necessari per ottenere la maggioranza. Tuttavia, le trattative per possibili coalizioni tra questi partiti sembrano già morte sul nascere dal momento che sia Fianna Fàil sia Fine Gael hanno dichiarato di non aver alcuna intenzione di formare un governo con la partecipazione di Sinn Féin.

L’ago della bilancia saranno probabilmente forze minori quali i Verdi, il Partito laburista o qualche parlamentare indipendente. Resta il fatto che, qualora le percentuali dei sondaggi dovessero essere confermate alle urne, sarà difficile escludere Sinn Féin dalle trattative. Dopo (quasi) cent’anni di duopolio, ci sono tutte le carte in tavola per assistere ad un vero e proprio terremoto nel panorama politico irlandese.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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