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Elezioni Usa 2020: Trump si proclama vincitore con ancora milioni di voti da contare

elezioni usa Trump

I sondaggi che annunciavano il successo di Biden potrebbero sbagliarsi. Per decretare il vincitore potrebbero volerci giorni, ma nel frattempo Trump ha già parlato di “frode nei confronti del popolo americano”. Non si esclude la paralisi istituzionale. L’articolo di Giuseppe Mancini

Nel cuore della notte americana, direttamente dalla East Room della Casa Bianca, Donald Trump si è proclamato vincitore delle elezioni presidenziali 2020. La sua però è una vittoria solo virtuale, la sua mossa strategicamente azzardata: troppi sono infatti gli Stati un cui il responso è ancora in bilico, la maggioranza non ancora raggiunta.

Come nel 2000, quando George Bush sconfisse Al Gore per un pugno di voi in Florida e dopo aspre battaglie legali, la decisione finale spetterà ancora una volta ai giudici. Il presidente in carica e non ancora uscente lo ha detto chiaramente, nel suo breve discorso ai suoi sostenitori plaudenti: annunciando il ricorso immediato alla Corte Suprema affinché blocchi il conteggio del voto postale ancora da terminare.

Al momento, in effetti, anche Joe Biden è in corsa per la vittoria: e prima ancora di Trump, ai suoi di sostenitori ha elargito sorrisi e parole fiduciose. Anzi, quando comunque in molti Stati le percentuali sono assestate – ultimo Stato a venirgli ufficiosamente attribuito, l’Arizona – è in lieve vantaggio su Trump: 238 a 213, con la maggioranza del collegio elettorale fissata a 270 (i voti di ogni singolo stati sono decisi dal numero di abitanti, chi vince se li aggiudica tutti).

Da parte sua, il Presidente uscente si è riconfermato – ormai in modo certo – in alcuni degli Stati su cui i Democratici puntavano per sbarrargli la strada verso la rielezione: soprattutto la Florida, ma anche il Texas e l’Ohio. Tuttavia, pur se abbondanti i voti che attribuiscono non garantiscono ancora nulla.

Da dove nasce l’esibita sicurezza di Trump, allora? È dato in vantaggio – i dati sono sempre ufficiosi – in Georgia e nella Carolina del Nord, come anche nel Wisconsin, nel Michigan e in Pennsylvania: dove la sua sorprendente affermazione quattro anni fa – insieme, garantiscono 46 voti – gli ha regalato il trionfo.

I sondaggisti hanno un’altra volta fallito? Il successo annunciato di Biden si è disciolto nella realtà delle urne? I Democratici anche nel 2020 hanno sbagliato candidato e strategia? Non è ancora detto. In quest’anno di Covid, il voto per posta ha avuto un’impennata: Wisconsin e Michigan conteranno queste schede ulteriori anche oggi (mercoledì mattina, negli USA), la Pennsylvania si è riservata un ritmo più pacato fino a venerdì. D’altra parte, il margine in Georgia e Carolina del Sud è davvero sottilissimo: 1-2% in entrambi.

La convinzione degli analisti e la speranza dell’ex vice-presidente di Obama (e dei suoi sostenitori) è che ad aver scelto questa modalità alternativa – per evitare rischi di contagio nei seggi – siano stati soprattutto elettori democratici. Se Wisconsin, Michigan e Pennsylvania ribaltassero le proiezioni di questo momento – Trump in vantaggio rispettivamente di 4, 7 e 13 punti percentuali – allora la differenza tra i contendenti diventerebbe incolmabile: con almeno 284 voti, Biden sarebbe presidente.

Trump ha allora deciso di giocare d’anticipo e d’azzardo. Già nelle settimane di avvicinamento al 3 novembre aveva paventato brogli attraverso il voto postale, che aveva cercato di ostacolare e delegittimare. Si è proclamato vincitore con ancora milioni di voti da contare, ha di nuovo esplicitamente parlato di “frode nei confronti del popolo americano” (di schede aggiunte surrettiziamente dopo il limite orario previsto dalla legge).

Certo, anche solo i numeri potrebbero dargli ragione: per una vittoria – rispetto ai sondaggi e al mainstream mediatico – ancor più inattesa che nel 2016. Nel caso opposto, sarebbe la Corte suprema ad avere l’ultima parola. E allora si aprirebbero scenari inquietanti: una delegittimazione della presidenza, una paralisi istituzionale, una crisi della democrazia che – con la pandemia ancora da arginare – potrebbe generare rivolte.

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