Dal mondo

Elezioni Usa: il voto decisivo delle donne per scegliere tra Biden e Trump

voto donne

A 100 anni dal XIX emendamento, il voto delle donne deciderà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Appena quattro anni fa, alla vigilia dell’appuntamento elettorale più atteso del mondo, ci si chiedeva se gli Usa avrebbero scelto la loro prima presidente donna. L’articolo di Sofia Eliodori

Oggi, dopo la prima, per molti turbolenta, presidenza di Donald Trump sappiamo che non fu così. Gli Usa sono un Paese tradizionalmente attento all’analisi del voto, e ci si è chiesti se al tempo fossero state proprio le donne ad abbandonare Hillary Clinton. L’ipotesi era sorprendente da molti punti di vista, in primo luogo perché buona parte della durissima campagna elettorale si era giocata proprio attorno al tema della femminilità, con affermazioni molto controverse dell’allora candidato Donald Trump. Esternazioni, intercettazioni e commenti, si sommarono ad accuse di molestie.

LA POLARIZZAZIONE DI GENERE

Le donne rappresentano oltre il 50% dell’intera popolazione negli Usa come nel mondo. I democratici speravano che le donne americane, indignate, potessero non votare più per appartenenza politica ma per appartenenza di genere. Si tratta di una dinamica che è stata definita “polarizzazione di genere”, che in un Paese frammentato – in gruppi sociali ed etnici come gli Stati Uniti – sta segnando un’altra tendenza nelle divisioni. Essendo le donne una categoria trasversale – bianche, afroamericane o di altre etnie, della middle class o che abitano in aree suburbane… – è complesso dal punto di vista sondaggistico stabilire dove esattamente si stiano posizionando.

Infatti, è necessario che non solo rispondano al sondaggio ma che gli venga anche chiesto il genere di appartenenza e che questo venga registrato come dato, poi scorporato nelle analisi. Un’altra difficoltà, non di secondo piano, è che il cosiddetto ‘voto popolare’ poco conta nell’elezione del presidente, per cui invece è necessario guadagnare un numero sufficiente di grandi elettori, vincendo prima nelle contee decisive e quindi negli swing states, come illustrato nella guida al voto a cura di Riccardo Alcaro su Affari Internazionali.

Inoltre, per capire se questo dato sarà dirimente è utile compararlo con quello dei risultati del 2016. Vota democratico circa il 90% degli elettori afroamericani, il 75% degli asiatici e il 65% dei latino-americani. Tra gli uomini e le donne bianche, Trump invece è in vantaggio al 51% contro il 44%. L’altra importante frattura che emerge è la tradizionale divisione città vs. campagna: oltre il 70% degli abitanti delle città voterà Biden, mentre quasi il 60% degli abitanti delle campagne voterà Trump. In mezzo ci sono le periferie, le aree suburbane.

LO STUDIO DEL PEW RESEARCH CENTRE

Ma le donne americane votano per appartenenza di genere? Sembrerebbe, finora, di no. In uno studio dettagliato del Pew Research Centre, su di un campione nazionale di elettori registrati, scorrendo tra le varie categorie riportate, salta all’occhio come il democratico Joe Biden sia in netto vantaggio in quasi tutte, ma la strana geografia elettorale statunitense fa sì che in alcune realtà i gruppi evidenziati siano talmente mescolati che sia difficilissimo prevedere se il 3 novembre il profilo dello Stato si colorerà di rosso o di blu.

In questo senso, ogni minima variazione di tendenza a livello nazionale rispetto al 2016, viene setacciata in cerca di un indizio. Biden guida tra tutte le donne con un vantaggio di 10 punti. A differenza di altri gruppi demografici – che vengono accomunanti per presenza di rilevanti caratteristiche comuni come età, etnia, reddito – le donne sono trasversali.

Sembra, quindi, che la maggioranza di loro non voti sulla base di riconoscibili interessi comuni collegati al proprio genere di appartenenza. Il che da un lato può sembrarci positivo perché le donne si percepiscono soprattutto come ‘persone’, con valori e interessi non necessariamente riconducibili al genere; dall’altro lato significa, però, che è ancora scarsa la consapevolezza di quanto il genere influenzi l’esercizio della propria cittadinanza e dei diritti ad essa collegati.

LE BIANCHE DELLE PERIFERIE

Avendo davanti da un lato lo stesso candidato di quattro anni fa e dell’altra parte un candidato diverso, nell’eventualità che Trump perda, emerge una domanda più forte delle altre: se qualcuno deciderà di non votare più Trump e perché. Per rimontare rispetto ai sondaggi, al presidente basterebbe rivincere negli stessi Stati che lo condussero alla vittoria nel 2016; per farlo, però, non deve perdere neanche un elettore. Chi non voterà più Trump sarà certamente di un elettore deluso. I principali motivi sono la gestione della pandemia Covid-19 ed il conseguente crollo dell’economia. Apparentemente, non sembrano due temi legati al genere.

Eppure, negli Stati Uniti non si fa altro che parlare di una categoria in particolare che potrebbe ribaltare le carte in tavola, abbandonando Trump. Sono le white suburban women che potrebbero decidere l’elezione in uno Stato cruciale come la Pennsylvania. Nella narrazione pubblica sono ormai diventate figure mitologiche, a metà tra le desperate housewives della serie tv e la mitologica casalinga di Voghera italiana e, come dicevamo, quello che sembra preoccuparle di più di questa amministrazione Trump non sono né la misoginia né la perdita di diritti collegati al genere, ma la salute fisica ed economica delle proprie famiglie.

Dunque, sebbene ci sia un discreto vantaggio dei dem fra le donne, questo non sembra collegabile alla loro appartenenza di genere; il che ci farebbe mettere da parte, almeno per il momento, la tesi della polarizzazione di genere. In ogni caso, a partire dal 1920, le donne hanno sempre “scelto” i Presidenti Usa col proprio voto, dato che non solo sono la maggioranza assoluta della popolazione ma vanno anche a votare con tassi d’affluenza più alti rispetto agli uomini.

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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