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Emergency: “Monopolio dei vaccini danneggia anche l’Europa”

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Le conseguenze del monopolio dei vaccini si riverberano anche nel Vecchio continente: negli Usa ogni secondo si vaccinano 35 persone, nel Regno Unito 9, in Germania, Spagna, Francia e Italia solo 2, in Belgio, Svezia e Danimarca poco più di 20 persone ogni minuto

Il monopolio dei vaccini non sta danneggiando soltanto i Paesi poveri, ma anche l’Europa. Lo sostiene Emergency, che ha confrontato gli ultimi dati sulle campagne vaccinali. “La disuguaglianza nell’accesso ai vaccini non risparmia alcuni degli Stati più ricchi: in Israele il 57% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino, nel Regno Unito il 32%, negli Stati Uniti il 16,6%, in Francia, Germania e Italia meno del 6%”.

“Tale situazione – argomentano – è dovuta dalla limitata capacità di produzione a livello globale, che trova la sua origine nel sistema di monopoli con cui operano le case farmaceutiche, che al momento, con brevetti esclusivi, non condividono tecnologia e know-how, azzerando di fatto la possibilità di concorrenza nel mercato. É per questo che in un Paese come l’Italia, complice anche le difficoltà organizzative e logistiche interne, si determinano dinamiche analoghe a quelle che portano i Paesi a basso reddito ad essere esclusi dall’accesso ai vaccini, sebbene con conseguenze di gran lunga inferiori”.

Oxfam ed Emergency, entrambe membri della People’s Vaccine Alliance, insieme tra gli altri a UNAIDS e Yunus Center, proprio oggi, in occasione dell’incontro dell’Organizzazione mondiale del commercio, hanno sottolineato come il monopolio dei vaccini sfavorisca le nazioni più deboli. “Quella riunione – denunciano le ONG – vede la contrapposizione di molti Paesi ricchi, tra cui USA, Unione europea e Regno Unito, alla proposta di oltre 100 Paesi in via di sviluppo di superare l’attuale monopolio detenuto dalle aziende farmaceutiche sui brevetti dei vaccini. Una proposta, che se venisse approvata, consentirebbe di aumentare la produzione mondiale e avviare la distribuzione in tutti i Paesi poveri che ne hanno immediato bisogno”.

“Allo stato – argomentano – infatti la distribuzione di vaccini, che nei Paesi a basso reddito inizierà nelle prossime settimane tramite il sistema Covax, porterà a coprire appena il 3% della popolazione entro la metà dell’anno e il 20% entro la fine del 2021. I primi a farne le spese saranno i Paesi già distrutti da anni di guerra e messi in ginocchio dalla crisi climatica – come Sud Sudan, Yemen, Malawi – che senza strutture sanitarie, strumenti di protezione, cure e vaccini hanno subito un aumento esponenziale dei contagi negli ultimi mesi. In Malawi, per esempio, la variante sudafricana del virus si è diffusa molto rapidamente, facendo registrare un aumento dei casi del 9.500% in pochissimo tempo”.

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