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Europa, a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino

muro Berlino

A 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, l’Europa è ancora incompiuta. Il commento di Stefano Silvestri è direttore editoriale di AffarInternazionali 

La caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre del 1989, ha segnato la fine della Guerra Fredda e della divisione in due dell’Europa, decisa dalle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale. Tra le sue conseguenze più immediate, ci fu il crollo dello stato comunista tedesco-orientale e la riunificazione della Germania all’interno della Repubblica federale tedesca: meno di 11 mesi dopo, il 3 ottobre 1990.

Si trattò di un processo inevitabile e inarrestabile, che tuttavia poneva il problema della rinascita della Germania come maggiore potenza europea occidentale, sia in termini economici che di popolazione: una prospettiva che modificava gli equilibri tra i Paesi membri dell’Unione europea. Era anche chiaro, a quel punto, che il rapido disfacimento dell’impero comunista e della stessa Unione sovietica avrebbe obbligato l’Europa occidentale ad allargarsi verso Est, includendo le nuove democrazie ex-comuniste, e che ciò avrebbe richiesto un’attenta strategia per gestire al meglio i rapporti con la nuova Russia.

Questo doppio appuntamento con la storia era chiaro a molti, ma non era di facile soluzione. Non si può dire che le scelte fatte sino a oggi siano state del tutto soddisfacenti.

L’EVOLUZIONE DELLA COSTRUZIONE POLITICA EUROPEA

Alcuni leader politici, come ad esempio François Mitterrand e Giulio Andreotti, furono particolarmente espliciti nel sottolineare la necessità che la nuova Germania riunificata venisse più strettamente integrata all’interno dell’Europa, secondo un modello quanto meno confederale, che potesse gestire questa fase storica così delicata evitando il ritorno degli antichi nazionalismi. Da qui nacquero una serie di progetti politici e istituzionali, che però non hanno ancora raggiunto il loro compimento.

Il Consiglio europeo di Maastricht, nel dicembre 1991, lanciò la politica monetaria europea che, nel 2002, portò all’introduzione dell’euro come nuova moneta unica. Questo fu in pratica il prezzo politico chiesto alla Germania, in cambio dell’appoggio concesso dagli altri Stati europei al processo di riunificazione e alla successiva politica di allargamento verso Est. Tuttavia alla unificazione monetaria non seguì un’equivalente unificazione delle politiche economiche e fiscali, mantenendo in vita una difficile e pericolosa tensione all’interno della stessa area monetaria tra Paesi ‘forti’ e Paesi ‘deboli’.

Ugualmente incompleto fu il tentativo di rafforzare le istituzioni comunitarie (il cosiddetto approfondimento). Nel 2001, il Consiglio europeo di Laeken convocò una convenzione europea con il compito di elaborare un progetto di Costituzione che poi sfociò in una conferenza intergovernativa conclusasi con l’approvazione di un trattato costituzionale.

Ma il processo di ratifica degli Stati membri si scontrò con due sconfitte referendarie, in Francia e in Olanda, che obbligarono l’Unione a seguire la strada più tradizionale di un nuovo Trattato intergovernativo di modifica dei Trattati europei esistenti. Esso fu approvato a Lisbona, nel 2007.

Tuttavia, benché il nuovo Trattato riprendesse la quasi totalità delle misure previste da quello costituzionale, mancava la sostanza principale ed essenziale: era un nuovo trattato intergovernativo e non l’atto fondante di una nuova costituzione europea destinata a superare gli Stati nazionali, i quali restano così al centro di tutti i processi decisionali, con tutte le loro differenze e diffidenze.

La Brexit, le continue sospensioni della libera circolazione delle persone, il forte ritorno del nazionalismo, sono almeno in parte figli di questo fallimento.

I DIFFICILI RAPPORTI CON LA RUSSIA

Non molto migliore è la storia dei rapporti con la Russia. Il rapido allargamento della Nato ai Paesi europei dell’ex Patto di Varsavia e alle tre Repubbliche baltiche – che facevano parte della vecchia Unione sovietica -, seguito dall’ingresso di molti di questi Paesi nell’Ue, era di fatto inevitabile, ma non venne accompagnato da analoghe aperture nei confronti della Russia, salvo la costituzione di un Consiglio Nato-Russia che però non ha mai svolto un ruolo significativo: le politiche occidentali non vennero mai seriamente concordate con Mosca.

Di più, le ripetute crisi e guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia portarono ad una contrapposizione tra Occidente e Russia: l’accordo di Dayton, del 1995, sul nuovo assetto istituzionale della Bosnia-Erzegovina, non vide la partecipazione della Russia. La successiva guerra del Kosovo, tra il 1996 e il 1998, portò la Nato ad intervenire militarmente, e massicciamente, contro la Serbia, malgrado il dissenso russo che venne solo parzialmente sanato a guerra finita, con un accordo in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

In questa situazione, non è quindi sorprendente la progressiva chiusura nazionalista russa e in particolare la violenta reazione militare di Mosca nei confronti della Georgia e dell’Ucrainache ufficialmente aspirano all’ingresso nella Nato e nell’Ue. Queste azioni militari hanno portato alla occupazione dell’Ossezia meridionale e dell’Abkazia, a danno della Georgia, e all’annessione alla Russia della Crimea, nonché all’appoggio ai separatisti filo-russi, a danno dell’Ucraina. Tutte mosse inaccettabili dal punto di vista del diritto internazionale, ma viste da Mosca come una necessaria reazione difensiva rispetto all’invadenza occidentale in un’area di vitale interesse strategico per la Russia.

In conclusione però sarebbe sbagliato pensare che la caduta del Muro di Berlino, e tutto ciò che ne è conseguito, sia stata un fatto negativo. Al contrario, abbiamo visto la fine di un’assurda spaccatura in due dell’Europa e l’affermarsi della democrazia al posto di durissimi regimi dittatoriali, tenuti in vita dai carri armati sovietici. Oggi il quadro della sicurezza europea è certamente complesso e delicato, ma è ben lungi dalla drammaticità e pericolosità degli anni della Guerra Fredda. La riunificazione tedesca è avvenuta pacificamente e nelle forme e nei modi della democrazia. Forse per la prima volta nella storia un grande impero si è dissolto senza necessità di una guerra aperta.

La nuova Europa e il nuovo rapporto con la Russia lasciano molto a desiderare e presentano molti pericoli, che sarebbe sciocco sottovalutare. Ma esiste la possibilità di fare meglio. Il futuro è ancora da scrivere.

 

Articolo pubblicato su Affarinternazionali.it

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