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La crisi in Bielorussa e il problema dell’Europa geopolitica

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Le ambizioni geopolitiche dell’Europa si scontrano con la difficoltà di raggiungere l’unanimità in sede decisionale: è un problema emerso anche con la crisi in Bielorussia

L’Unione europea ha detto ieri di non riconoscere Lukashenko come legittimo presidente della Bielorussia. Si è insediato mercoledì scorso, per un sesto mandato, con una cerimonia tenuta semi-nascosta dopo che la sua vittoria alle elezioni del 9 agosto – vinte con circa l’80% dei voti – era stata accusata di brogli e contestata dalla popolazione con grandi manifestazioni di protesta. Proteste che vanno avanti tuttora – c’è una forte partecipazione femminile –, nonostante gli arresti e le violenze compiute dalle forze di polizia.

Oltre a non riconoscere i risultati delle elezioni e l’insediamento di Lukashenko, Bruxelles ha anche fatto sapere di stare “riesaminando” le relazioni con Minsk.

Perché la Bielorussia è un caso geopolitico

La situazione in Bielorussia riguarda innanzitutto la popolazione locale, ma si è anche trasformata in un “caso” geopolitico. Da una parte c’è l’UE, che ha per l’appunto manifestato l’intenzione di essere “geopolitica”, cioè più coesa, presente e assertiva negli affari internazionali.

Dall’altra parte c’è invece la Russia, alla quale la Bielorussia è profondamente legata sia sul piano economico-commerciale che su quello politico: Minsk rientra pienamente nella sfera d’influenza russa, e Mosca vuole che ci resti. E infatti, una decina di giorni fa, durante un incontro a Sochi tra Putin e Lukashenko, la Russia ha offerto un prestito di 1,5 miliardi di dollari al regime bielorusso.

Se la Russia non vuole allentare la presa con la Bielorussia – al contrario: vorrebbe l’unificazione –, l’Unione europea non vuole perdere la propria credibilità: se vuole essere una potenza geopolitica, cioè, Bruxelles deve essere in grado di far rispettare i propri princìpi democratici. Tanto più se la crisi politica è interna al Vecchio Continente.

Il problema europeo

Il problema è che le ambizioni geopolitiche europee si scontrano con la difficoltà di raggiungere l’unanimità in sede decisionale. Lunedì i ministri degli Esteri dell’Unione non sono riusciti ad applicare sanzioni verso il Governo bielorusso a causa dell’opposizione di Cipro. Nonostante il parere contrario degli altri 26 stati membri, Nicosia ha imposto uno stallo che non si è potuto superare. Bruxelles è stata perciò costretta a passare la questione al vertice dei leader europei, rimandato all’inizio di ottobre per un possibile contagio da coronavirus.

In cambio dell’approvazione delle sanzioni contro la Bielorussia, Cipro vuole che l’Europa punisca la Turchia per la sua politica aggressiva nel Mediterraneo orientale. Benché slegata da quella bielorussa, la situazione nel mar Mediterraneo è un’altra priorità geopolitica per Bruxelles: anche in questo caso, però, l’Unione è stata accusata di essere poco incisiva.

Lo stallo creato da Cipro dimostra come il sistema dell’unanimità possa rappresentare una limitazione alle capacità europee in politica estera: è bastato un solo paese – uno dei più piccoli – a bloccare tutto. Un’Europa che non riesce a prendere decisioni, e quindi incapace di agire, rischia di diventare irrilevante sullo scenario internazionale.

Articolo pubblicato su eastwest.eu

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