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Germania, partner irrinunciabile per l’Italia

Italia/Germania: un’alleanza imprescindibile. L’analisi di Antonio Villafranca e Danilo Taino nell’ambito dell’Osservatorio Iai-Ispi sulla politica estera italiana

Nei rapporti tra il nostro Paese e il resto del mondo ce ne sono alcuni da cui non è possibile prescindere. Legami che travalicano qualsiasi governo o attriti più o meno passeggeri perché espressione di un inequivocabile interesse nazionale. Questo è il senso del legame che unisce l’Italia alla Germania.

Partire dalle relazioni economiche tra i due Paesi risulta quasi riduttivo rispetto alla profondità e all’estensione di legami che hanno portata storica e culturale. Ma in un momento in cui la crescita economica segna il passo dentro e fuori l’Eurozona, l’economia può rappresentare un buon punto di partenza.

PROFONDI LEGAMI IN AMBITO ECONOMICO

Per l’Italia, Berlino rappresenta il primo partner commerciale al mondo, con un interscambio che lo scorso anno ha superato i 121 miliardi di euro. Un partner cui è destinato oltre il 12% delle nostre esportazioni. Ma questi dati macro, di per sé già importanti, segnalano solo in parte la profondità dei legami economici tra i due principali Paesi manifatturieridell’Unione europea.

Un’analisi più micro permette infatti di cogliere meglio la natura spesso più complementare che competitiva dei due sistemi produttivi. Questo è il caso di settori di punta della nostra economia (meccanica strumentale, chimico-farmaceutico, settore metallurgico e automobilistico) che si collocano spesso a monte della filiera produttiva tedesca.

Riconoscere la profondità dei rapporti commerciali impone però anche una riflessione sulla interazione tra le politiche economiche dei due Paesi. Ciò che viene deciso a Berlino ha profonde ricadute sull’Italia.

Da diversi anni la crescita economica tedesca poggia molto sulle esportazioni al punto da far registrare a Berlino un surplus commerciale con il resto del mondo di oltre 287 miliardi di euro, pari a quasi l’8% del Pil. Un dato che la pone al di fuori delle regole europee, che prescrivono di non superare il 6%. Si tratta a ben vedere di un vero e proprio record mondiale tra le principali economie avanzate che espone l’Italia a un duplice rischio: diventare oggetto – insieme agli altri paesi Ue – delle rappresaglie degli Stati Uniti di Donald Trump, e risultare molto sensibile a una contrazione della manifattura export-oriented della Germania in caso di rallentamento dell’economia mondiale.

Proprio per questo, ai primi segnali di caduta della produzione industriale tedesca (-1,9% lo scorso novembre) e di riduzione delle stime di crescita per il 2019 (dall’1,8% all’1,1%) ha fatto seguito una caduta speculare da parte italiana, anche se più marcata a causa delle croniche debolezze del nostro Paese sul piano della produttività e delle finanze pubbliche.

SCENARI DI COOPERAZIONE SU MIGRAZIONI E BILANCIO EUROPEO

Basterebbero queste considerazioni per comprendere quanto risulti importante mantenere e addirittura approfondire il dialogo con Berlino sia in chiave bilaterale sia in quella comunitaria. Tanto più nel contesto politico attuale in cui i rapporti con la Francia, l’altro grande partner commerciale italiano, registrano un deterioramento senza precedenti.

Non è un caso che dagli esponenti di governo italiani non siano mancati segnali di apertura verso il governo Merkel. D’altra parte, il gioco di sponda con la Germania risulta essenziale su una serie di dossier aperti a Bruxelles.

A ben vedere, su alcuni di questi emergono possibili convergenze tra Italia e Germania, mentre su altri si aprono scenari di scontro, anche aspro. Un dossier particolarmente delicato per entrambi i governi ma su cui ci sono già state convergenze è quello delle migrazioni. Malgrado i dissidi, poi rientrati, tra Angela Merkel e l’alleata Csu bavarese di Horst Seehofer, la Germania si è spinta molto più di altri Paesi nel riconoscere all’Italia gli sforzi fatti sul fronte delle migrazioni, ed è il Paese che ha ricollocato al suo interno più migranti provenienti dall’Italia.

Non gli 11 mila che avrebbe dovuto accogliere, ma comunque oltre 4 mila. Molto più di quanto abbiano fatto la Francia(636 migranti) o i Paesi di Visegrád (che non hanno accettato un solo migrante). La sensibilità politica del tema in Italia e all’estero non può indurre a grande ottimismo, ma sembrano esserci margini per una collaborazione con il governo Merkel.

Anche sul fronte del negoziato sul bilancio dell’Ue per il periodo 2021-2027, i due Paesi potrebbero trovare vari punti di incontro a partire dalla proposta fatta dalla Commissione, soprattutto in merito all’aumento delle risorse da destinare alla difesa comune dei confini dell’Ue e al ricalcolo dei fondi strutturali, che non penalizzerebbe l’Italia, anche grazie a una riduzione delle risorse destinate ai Paesi dell’est Europa.

POSSIBILI OCCASIONI DI SCONTRO O DIVERGENZA

Le cose si complicano, e non di poco, quando si passa ad altri dossier, come quello dei vincoli di bilancio e del rafforzamento dell’euro. Qui l’intransigenza tedesca è ben nota, così come la sua adesione alle visioni rigoriste degli altri Paesi del Nord Europa. Particolarmente spinoso per l’Italia è il dossier relativo al rafforzamento dell’Eurozona, momentaneamente congelato in vista delle elezioni Ue, ma che non mancherà di tornare in auge subito dopo.

Alcune proposte franco-tedesche – anche se non ufficialmente a livello di governo – prevedono il superamento del Patto di stabilità e crescita, incluso il famoso 3% del rapporto deficit/Pil, ma a un patto ben preciso: una maggiore disciplina finanziaria operata attraverso i mercati. Una logica potenzialmente pericolosa per l’Italia perché rischierebbe di far lievitare il già alto spread sui titoli di Stato e gli oneri a carico delle nostre banche.

D’altra parte i tedeschi hanno già messo in chiaro da anni che non cederanno su una ulteriore condivisione dei rischi tra i Paesi dell’Eurozona se prima i singoli governi non avranno provveduto a una sostanziale riduzione dei rischi stessi.

Se dunque appare difficile cercare l’appoggio dei tedeschi su questi dossier, risulterebbe comunque controproducente limitarsi a un intransigente ‘no’ italiano. Il rafforzamento della moneta unica è infatti anche nell’interesse del nostro Paese. Bisognerebbe semmai muoversi d’anticipo presentando proposte alternative capaci di coagulare l’interesse di altri Paesi dell’Eurozona e, in prospettiva, cercando di recuperare l’appoggio francese verso una soluzione di compromesso.

Se quindi su questi e altri dossier il rapporto con la Germania rimane fondamentale, bisognerà però attendere l’indomani delle elezioni per il Parlamento europeo per comprendere meglio come potrà evolvere.

Il primo scoglio sarà quello della nomina dei nuovi vertici delle istituzioni europee, incluso il successore di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea. Italia e Germania potrebbero trovarsi a sostenere candidati diversi. Ma il muro contro muro sulle cariche va evitato. In fin dei conti, dopo che le nuove figure di vertice si saranno insediate, bisognerà rimettere mano ai dossier aperti. E mantenere buoni rapporti con Berlino continuerà ad essere imprescindibile.

 

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito dell’Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana e pubblicato su affarinternazionali.it

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