Dal mondo

Gli 007 inglesi spiavano milioni di cittadini UK e non solo

spionaggio Gchq Snowden

La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata sulle violazioni della privacy da parte dell’agenzia governativa britannica di spionaggio Gchq, quella che per anni ha raccolto un’enorme quantità di conversazioni private in tutto il mondo e già denunciata da Edward Snowden

Dopo otto anni dalle rivelazioni di Edward Snowden, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) si è pronunciata in merito alle intercettazioni di massa effettuate dall’agenzia governativa britannica di spionaggio Gchq.

La sentenza ha stabilito che si tratta di azioni illegali poiché l’agenzia ha intercettato e raccolto illecitamente per anni un’enorme quantità di conversazioni private nel Regno Unito e in tutto il mondo, violando l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti umani, che riguarda la privacy.

LA SENTENZA

“Il giudizio della Corte conferma che lo spionaggio di massa perpetrato nel Regno Unito per tanto tempo ha violato il diritto dei cittadini alla privacy e alla libertà di espressione” ha dichiarato Silkie Carlo, direttore di Big Brother Watch.

“Siamo contenti ovviamente – ha aggiunto – ma la Corte ha perso l’occasione di indicare limitazioni precise allo spionaggio”. Nel frattempo, la legge britannica che consentiva all’agenzia di raccogliere una vasta quantità di dati senza regolamentazione è stata modificata nel 2016.

L’INVESTIGATORY POWERS ACT

Nel 2016, infatti, il Regno Unito ha sostituito ampie parti del Regulation of Investigatory Powers Act (RIPA) del 2000 con l’Investigatory Powers Act che, tuttavia dà nuovi poteri di sorveglianza tanto che molte organizzazioni a tutela della privacy hanno già iniziato una battaglia legale perché sostengono che la legge non fornisce garanzie sufficienti alla tutela del lavoro di giornalisti e avvocati.

COME SI È ARRIVATI ALLA SENTENZA

Tutta la vicenda ha avuto inizio nel 2013, all’indomani dello scandalo fatto emergere dalle dichiarazioni dell’ex collaboratore della CIA e dell’Agenzia di sicurezza americana Snowden, il quale aveva denunciato una massiccia operazione di spionaggio e scambio di informazioni da parte delle agenzie sia britannica che americana a danno anche di cittadini comuni.

A seguito delle dichiarazioni di Snowden, un gruppo di organizzazioni che lavorano nell’ambito della privacy e dei diritti umani guidate da Big Brother Watch, aveva avviato una campagna di raccolta fondi per portare il caso alla Corte di Strasburgo e grazie a 1.400 contributi è stata raggiunta la somma di 30 mila sterline.

I FIVE EYES

Ma il Regno Unito, oltre a raccogliere dati sui propri cittadini, fa parte dei cosiddetti Five Eyes ovvero un’alleanza di intelligence composta da Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda che si scambia dati e intercettazioni.

Megan Goulding, avvocato di Liberty, associazione che si è unita alla causa lanciata da Big Brother Watch, in merito alla sentenza ha detto: “I poteri di sorveglianza di massa permettono allo Stato di raccogliere dati che possono rivelare una quantità enorme su ognuno di noi – dalle nostre opinioni politiche al nostro orientamento sessuale”.

Anche Ilia Siatitsa, direttore legale ad interim di Privacy International, ha affermato che è stata “una vittoria importante per la privacy e la libertà per tutti nel Regno Unito e oltre” ma ha aggiunto: “Non è la fine”.

Leggi anche: Garante Privacy, le conseguenze della Brexit per la protezione dei dati

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