Dal mondo

I paesi del Nord Europa alla prova del Covid-19

Nord Europa

Se la Svezia ha “scommesso” su un approccio meno stringente, sembra che gli altri Stati del Nord Europa scandinavi siano riusciti a limitare i contagi in maniera efficace. L’articolo di Luca Rosati per il caffegeopolitico

Per combattere l’emergenza Covid-19, la Svezia ha deciso di adottare una strategia meno restrittiva rispetto agli altri Paesi Europei. Il Governo del premier Stefan Löfven ha deciso di fare affidamento sul buon senso della popolazione scandinava basandosi sul principio di responsabilità dei cittadini. Ad esempio la scuola per gli under-16, i bar e i ristoranti sono rimasti aperti con la sola indicazione ai cittadini di lavare bene le mani e restare a casa nel caso in cui si presentino sintomi sospetti. Le uniche restrizioni riguardano gli eventi con più di 50 persone coinvolte, che sono vietati.

La scelta della Svezia di non chiudere tutto è stata supportata da Anders Tegnell, epidemiologo a capo dell’Agenzia di sanità pubblica svedese, che ritiene corretto accettare un numero alto di morti per avere numeri molto più bassi durante la seconda ondata rispetto ai Paesi che hanno optato per il lockdown totale. Questa decisione non sembra aver portato effetti positivi, infatti la Svezia a metà maggio conta più di 30mila casi di contagio e oltre 3.600 decessi, la maggior parte dei quali nelle case di riposo, con un tasso di mortalità di 365 vittime ogni milione di abitanti – in un Paese di 10 milioni di abitanti.

Addirittura una stima diffusa dal Daily Telegraph, che si basa su una media mobile tra il 13 e il 20 maggio, mostra un quadro drammatico. La Svezia, con 6,08 decessi per milione di abitanti al giorno, diventa il Paese con il più alto tasso di mortalità per coronavirus nel mondo, superando Gran Bretagna (5,57) Italia (3) e Belgio (4,28).

GLI ALTRI PAESI DEL NORD EUROPA

Rispetto alla Svezia, i Paesi limitrofi hanno avuto una percentuale di casi più bassa. La Norvegia, con un bilancio di più di 200 morti, alla fine di aprile ha deciso di riaprire gli asili. La premier Erna Solberg, caso unico al mondo, ha indetto una conferenza stampa per rivolgersi solamente ai bambini e rassicurarli. All’inizio di giugno, Oslo conta di riaprire bar, ristoranti ed eventi sportivi da massimo 200 persone.

Numeri simili alla Norvegia vengono registrati anche nella vicina Finlandia. A metà maggio sono state riaperte le attività all’aperto e le scuole, eccezion fatta per l’ultimo anno di scuola superiore e università. Prevista inoltre una quarantena obbligatoria di 14 giorni per chiunque arrivi in Finlandia da un altro Paese.

La Danimarca invece, che ha chiuso i suoi confini da marzo, è uno dei pochi Paesi ad aver definito le seguenti fasi di riapertura. A metà aprile sono state riaperte scuole materne ed elementari e alcune piccole-medie imprese. A metà maggio sono tornati al lavoro centri commerciali, bar e ristoranti, sempre con il distanziamento sociale. Il piano di riaperture proseguirà a giugno con musei, cinema, teatri ed eventi sportivi. La Danimarca conta allo stato attuale, su una popolazione di 5 milioni di abitanti, più di 10mila contagi e 533 vittime. L’Islanda, seppur più piccola e meno toccata dal virus, ha dovuto fronteggiare l’emergenza Covid-19. L’isola conta “solamente” 10 decessi e circa 1.800 contagi. Attualmente il 40% della popolazione utilizza l’app di tracciamento per monitorare i contagi. La premier Katrín Jakobsdóttir, conscia dell’enorme importanza economica del turismo, ha promesso che, da giugno, l’Islanda riaprirà i suoi confini ai visitatori, ma che quest’ultimi saranno sottoposti a tamponi e in caso di esito positivo saranno obbligati a trascorrere un periodo di due settimane in quarantena.

L’IMPATTO SULL’ECONOMIA

L’impatto negativo dell’emergenza Covid-19 avrà invece ripercussioni a livello economico su tutti i Paesi dell’area. Per questo i motivi i Governi in questione preparano una serie di misure di sostegno statale per il rilancio dell’attività imprenditoriale e il contenimento dell’aumento della disoccupazione. L’Istituto Nazionale per la ricerca economica svedese prevede una forte contrazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) che arriverà al 3% per l’anno 2020 e una disoccupazione che potrebbe raggiungere il 10% entro l’estate. Anche le Autorità economiche norvegesi si preparano a una perdita di PIL tra l’1,5% e l’1,7%. La Norvegia, che è il più grande produttore di idrocarburi in Europa, patisce gli effetti della pandemia e del crollo del prezzo del petrolio. La Danimarca per ovviare ali effetti nefasti del Covid-19, invece, ha varato un piano di aiuti da 100 miliardi di corone danesi (circa 13 miliardi di euro) per sostenere la propria economia. Dal piano comunque saranno escluse tutte quelle aziende che pagano imposte nei cosiddetti paradisi fiscali pur operando in Danimarca.

 

Articolo pubblicato su ilcaffegeopolitico.net

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore

Articoli correlati

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore