Dalle nebbie del Cremlino ai palazzi romani, lo scrittore ed ex consigliere di Renzi analizza la natura tossica del potere
Il potere non è uno strumento, ma un organismo che consuma chi lo impugna. Da anni le classi dirigenti europea ed italiana sono prigioniere di una traiettoria discendente. La pensa così Giuliano da Empoli, ex consigliere politico di Matteo Renzi e autore de “Il mago del Cremlino”, romanzo che racconta la “macchina degli incubi dell’Occidente” con gli occhi di uno stratega del Cremlino, Vadim Baranov.
PUTIN E LA SOLITUDINE DEL POTERE
Al centro della narrazione c’è la trasformazione di un anonimo funzionario del KGB nell’inesorabile Zar di oggi. Un uomo, descritto da da Empoli, come “imbalsamato in vita, solitario, paranoico”, che abita la notte moscovita come un fantasma.
“Credo che il potere, in tutte le sue forme, abbia questa componente che tritura la vita delle persone”, sottolinea da Empoli nell’intervista, descrivendo Mosca come una capitale imperiale dove si avverte fisicamente la “presa del potere”. Baranov è il “mago”, l’uomo dell’avanguardia prestato alla politica, capace di trasformare un intero Paese in un reality show dove la realtà è solo ciò che lo Zar decide. Tuttavia, anche il manipolatore finisce prigioniero del caos che ha contribuito a creare. Per Putin, suggerisce lo scrittore, l’unico trono capace di portare la pace sarà, infine, la morte.
LA CRITICA ALLA POLITICA ITALIANA
Spostando lo sguardo verso Roma, da Empoli punta il dito contro il blocco generazionale della classe dirigente, uno dei fattori che contribuiscono alla traiettoria di declino del nostro Paese. Lo scrittore ricorda quando, anni fa, invocava una rivoluzione per i giovani italiani. Quella rivoluzione è arrivata sotto forma di volti nuovi — Renzi, Di Maio, Salvini, Meloni — ma il risultato è stato un esercizio di gattopardismo istituzionale.
“Continuiamo ad avere una società in cui i giovani in Italia hanno una sensazione di blocco. In quel momento invocavo una rivoluzione generale (nel libro Un grande futuro dentro di noi). Ma una cosa importante è successa: sono arrivati Renzi, poi Di Maio, Salvini e la stessa Meloni…Questo ricambio generazionale non ha invertito la traiettoria di declino del Paese, rimasta costante”, sottolinea lo scrittore nell’intervista.
MELONI E TRUMP
Da Empoli definisce Giorgia Meloni una leader “molto abile” nel districarsi nel contesto internazionale (anche con un Biden ostile), viene comunque collocata all’interno di quella parabola discendente. Tuttavia, secondo lo scrittore la premier inciampa sulla politica culturale e identitaria, mentre il rapporto con Trump si preannuncia come un equilibrismo tra “problemi e opportunità”.
“Meloni fa parte di quella traiettoria discendente di cui parlavo. È una leader molto abile: per certi versi si muove bene, per altri molto male, soprattutto sulla politica culturale e identitaria. Quando c’era Joe Biden, pur essendo di destra la premier era riuscita ad emergere in un ambiente internazionale ostile”, sottolinea lo scrittore.
RENZI E MACRON
Il capitolo dedicato a Matteo Renzi è quasi un caso di studio clinico sulla natura del potere. “Matteo è un uomo di potere. Se ne alimenta, ne gode”, commenta da Empoli per spiegare la fine del loro rapporto professionale. Una distanza siderale da chi, come lo scrittore, si dichiara “allergico” all’esercizio dell’autorità.
Renzi e Macron hanno diversi punti di contatto, secondo da Empoli. “La sua traiettoria non è così diversa da quella di Renzi. Un exploit basato su qualità dirompenti, che in un sistema presidenziale ti danno grande solidità. Quella stessa energia ti porta in alto, ma poi ti isola”.
In altre parole, secondo lo scrittore entrambi hanno vissuto un exploit basato su qualità dirompenti che, in un sistema presidenziale o fortemente leaderistico, garantiscono una solidità iniziale granitica. Tuttavia, quella stessa energia che li ha portati in alto ha finito per isolarli.

