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Israele: Fallisce l’intesa per il nuovo governo, si torna al voto

Israele

L’articolo di Sara Nicoletti e Stefania Montagna per Cesi sulla decisione della Knesset di indire nuove elezioni per il prossimo 17 settembre in Israele

Mercoledì 29 maggio il Parlamento monocamerale israeliano, la Knesset, ha votato a favore del proprio scioglimento, indicendo nuove elezioni per il prossimo 17 settembre. La decisione arriva ad appena 2 mesi di distanza dalle elezioni parlamentari tenute lo scorso 9 aprile che avevano riconfermato il Premier uscente Benjamin Netanyahu per il suo 5° mandato. In questo contesto, il Primo ministro era stato incaricato di formare un nuovo governo entro 42 giorni dall’esito delle elezioni. Tuttavia, le trattative per raggiungere un accordo di coalizione sono fallite.

I RISULTATI DELLE VOTAZIONI DI APRILE

All’indomani delle votazioni di aprile, il leader del Likud Benjamin Netanyahu e il suo rivale Binyamin Gantz, ex Capo di Stato Maggiore e leader del partito Blu e Bianco, hanno ottenuto lo stesso numero di seggi in Parlamento, ovvero 35 su 120. Per riuscire ad ottenere la maggioranza in Parlamento, corrispondente a 61 seggi, entrambe le liste avrebbero dovuto ottenere l’appoggio dei partiti più piccoli, ricorrendo dunque a delle larghe intese. Ricucendo i rapporti con gli alleati della coalizione di governo della scorsa legislatura, Netanyahu avrebbe potuto ottenere, sulla carta, una maggioranza di circa 65 seggi.

LA FRAMMENTAZIONE ALL’INTERNO DELLA DESTRA HA IMPEDITO LA FORMAZIONE DI UN NUOVO GOVERNO

Tuttavia, la crescente frammentazione partitica all’interno della destra ha impedito la formazione del nuovo governo, rimettendo in discussione anche le alleanze consolidatesi nel corso dell’ultimo decennio. In particolare, il dibattito ha visto soprattutto il partito nazionalista laico di Lieberman e i partiti ultraortodossi divergere su diverse questioni di politica interna che, stringendo Netanyahu tra veti incrociati, hanno reso impossibile la formazione del nuovo esecutivo.

COSA PREVEDE LA LEGGE ISRAELIANA

Nel contesto di una mancata maggioranza, la legge israeliana prevede che il Presidente della Repubblica debba conferire l’incarico ad un altro esponente politico, a meno che la Knesset decida di sciogliersi e di indire nuove elezioni. Pertanto, per evitare che un nuovo esponente politico, quale Gantz, potesse avere qualsiasi chance di salire al potere, Netanyahu ha preferito supportare lo scioglimento del Parlamento. Di certo, Netanyahu, già indebolito dalle accuse di frode e corruzione, si appresta alla nuova tornata elettorale senza più quella certezza, costruita nel corso della sua lunga carriera politica, di rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi maggioranza alla Knesset, come è avvenuto regolarmente fin dal 2009.

 

Articolo pubblicato su cesi-italia.org

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