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Israele verso le terze elezioni in meno di un anno

Israele

Elezioni con la mascherina quelle che domani lunedì 2 marzo interesseranno Israele. L’analisi di Nello Del Gatto per Affarinternazionali

Elezioni con la mascherina quelle che lunedì 2 marzo interesseranno IsraeleLa terza tornata elettorale in meno di un anno, tra pochi giorni, sarà infatti condizionata dall’emergenza coronavirus che sta monopolizzando i media, dopo che anche Israele è stato colpito dal virus e ha chiuso le frontiere a diversi Paesi tra i quali l’Italia. Oltre al fattore coronavirus, che potrebbe tenere lontane dalle urne molte persone, sia per la paura del contagio sia per le diverse quarantene decise dalle autorità israeliane, resta l’incognita sull’esito delle consultazioni.

Contrariamente ai sondaggi che avevano preceduto le elezioni dello scorso 17 settembre e del risultato effettivo del voto che attribuì 32 seggi al Likud di Benjamin Netanyahu e 33 al Blu e Bianco di Benny Gantz, i sondaggi degli ultimi giorni evidenziano una leggera prevalenza del Likud. Secondo queste previsioni, il partito del premier più longevo della storia di Israele dovrebbe guadagnare 33 seggi contro i 32 del Blu e Bianco. Cosa che, ancora una volta, provocherebbe una situazione di stallo politico tra i due principali blocchi, con il partito Yisrael Beytenu dell’ex ministro della Difesa Avigdor Liberman che riconfermerebbe gli otto seggi di pochi mesi, rappresentando di nuovo un ago della bilancia poco propenso a fare accordi con l’una o con l’altra forza. I sondaggi mostrano poi come per molta parte della popolazione Netanyahu resti il candidato migliore a svolgere la funzione di premier.

UNA CAMPAGNA SENZA ESCLUSIONE DI COLPI

Quella di questi ultimi giorni è comunque una campagna personalistica e dai toni accesi. Il Likud sta cercando di screditare Gantz – ex capo di Stato maggiore dell’esercito -, dipingendolo come un uomo d’affari fallito, incapace di gestire il Paese, affetto persino da problemi di salute mentale. Lo stesso Netanyahu mercoledì ha bollato il suo sfidante come codardo per aver rifiutato il faccia a faccia con lui in un dibattito, affermando che “riesce a malapena a gestire un’intervista televisiva” e accusandolo di mancare delle competenze di base necessarie per guidare e proteggere Israele. Netanyahu ha poi anche detto di sapere che l’Iran ha informazioni personali su Gantz che lo renderebbero vulnerabile e ricattabile. In aggiunta, il procuratore generale ha annunciato un’indagine su una azienda al cui vertice c’era proprio l’ex capo di stato maggiore dell’esercito.

Gantz, dal canto suo, non ha fatto attendere la sua risposta, affermando che “nulla di quanto è stato detto su di lui corrisponde a verità e che Teheran non ha nulla di imbarazzante su di lui”. Il partito Blu e Bianco poi, in reazione alle accuse del Likud ha detto che Netanyahu, qualora vincesse di nuovo, trasformerebbe Israele in una nuova Turchia di Erdogan, facendo leggi a suo favore per evitare le incriminazioni e riducendo il potere della Corte suprema. A pesare su Netanyahu, anche il processo che a pochissimi giorni dal voto lo vedrà imputato. Il premier ha promesso di non interferire anche legislativamente sulla questione. Ma la situazione è ancora molto confusa e tante sono le variabili. Se dovesse riuscire a vincere e a raggiungere la maggioranza, Netanyahu ha promesso l’annessione della Valle del Giordano, come previsto dal piano di Trump per il Medio oriente.

IL NODO GOVERNABILITÀ

Lo stesso ha fatto pure Gantz, che per questo si è alienato le simpatie della Joint List degli arabi – che alla scorsa tornata erano pronti a dare un appoggio esterno – e quelle dei moderati di centro e sinistra. Proprio gli arabi potrebbero essere l’ago della bilancia. La presentazione del piano statunitense per il Medio oriente ha scontentato molto gli arabi, considerando che ai palestinesi verrebbero sottratti molti territori: una circostanza che lascia prevedere una maggiore affluenza di arabi al voto di lunedì, soprattutto giovani, che potrebbero tradursi in un aumento del bottino di 13 seggi che alle scorse elezioni aveva conquistato la lista comune araba, diventando la terza forza.

Intanto – a proposito di aghi della bilancia -, Lieberman e il suo partito russofono hanno fortemente escluso la possibilità di formare un governo con Netanyhau o con Gantz. Parlando a una conferenza ha detto “alle scorse elezioni il Likud e il Blu e Bianco insieme avevano preso 65 seggi. Avevo detto loro di formare un governo ma hanno preferito discutere su chi avrebbe fatto il primo e chi il secondo. È evidente che con questi due non si riesce a costruire nulla, quindi noi ci prepariamo da soli”. Resta, insomma, l’incognita della formazione di un governo. Secondo un sondaggio, il 30% degli israeliani crede che si andrà ad una quarta votazione.

 

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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