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La grande incertezza delle elezioni americane 2020. Lo studio di Intesa Sanpaolo

elezioni americane

Social Media, Covid-19, voto postale. Nel documento di Intesa Sanpaolo sono spiegati i motivi dell’incertezza delle prossime elezioni americane 

In uno studio di Intesa Sanpaolo sono spiegati i motivi dell’incertezza delle prossime elezioni negli Stati Uniti. Trump contro Biden sarà una sfida determinata dal ruolo dei social media, da una campagna elettorale “virtuale”, dalle difficoltà per lo svolgimento del voto e dalle possibili contestazioni per il voto postale, adesso anche dalla positività del Presidente in carica e di parte del suo staff al Covid-19.

LO SCENARIO

A oggi, la previsione di Intesa Sanpaolo vede una vittoria di Biden con Congresso diviso come lo scenario più probabile (45%), seguito da una vittoria di Trump con Congresso diviso (30%), da un “democratic sweep” (20%) e da un “republican sweep” molto improbabile (5%).

I SONDAGGI

Per quanto riguarda il voto presidenziale, al momento del documento di Intesa Sanpaolo (6 ottobre 2020), Biden resta marginalmente favorito per il voto popolare, con 8,5 punti di vantaggio nella media dei sondaggi compilata da Realclearpolitics e aggiornata al 4/10. Tuttavia, il Presidente viene nominato dall’Electoral College, dove c’è un bias favorevole a Trump dovuto all’inclinazione relativamente più pro-repubblicana negli stati chiave rispetto alla distribuzione nazionale. Per Camera e Senato, attualmente lo scenario centrale è di un Congresso diviso (Camera democratica, Senato repubblicano). Ma le previsioni per il Senato sono molto incerte e c’è una probabilità non marginale che anche il Senato passi ai democratici.

IL VOTO POSTALE

Le incertezze collegate al voto ai tempi di Covid-19, ampliate dai riferimenti del Presidente a probabili frodi nel voto postale (che non hanno però riscontro nei dati del passato) e al ricorso alla Corte Suprema, rendono possibile una crisi istituzionale senza precedenti, con ricadute sociali, proteste anche violente e un periodo prolungato di elevata incertezza. Infine, la positività al Covid-19 di Trump e di parte del suo staff apre scenari con pochi precedenti storici o addirittura unici per il passaggio di potere e/o la nomina del Presidente.

I PROGRAMMI ELETTORALI

I programmi elettorali di Trump e Biden hanno in comune un impatto espansivo sui deficit del prossimo decennio, ma divergono in termini di misure. L’agenda di Trump si può riassumere in “meno tasse, meno spesa”, quella di Biden in “più tasse, più spesa”. Però, la principale differenza fra i manifesti economici dei candidati sta nel grado di redistribuzione fra classi di reddito. Il piano Biden è fondato su una redistribuzione dalle classi molto alte di reddito verso quelle medio-basse, attraverso interventi sia sulle imposte sia sulla spesa. In termini di effetti previsti sulla crescita, il piano Biden più che compenserebbe l’incremento delle imposte su redditi alti e società attraverso lo stimolo alle fasce più basse e l’aumento della spesa per infrastrutture nel primo biennio del mandato.

ELEZIONI SENZA PRECEDENTI

Il voto di novembre è circondato da un’incertezza senza precedenti, in un contesto di polarizzazione crescente, di possibili problemi operativi collegati alla pandemia e al voto per posta, e di rischi di scontri sulla legittimità del voto. Lo spettro di un’elezione contestata e di un ricorso alla Corte Suprema per la determinazione del nuovo Presidente deve essere considerato come uno scenario non necessariamente di coda. A questi fattori straordinari, si è aggiunto un evento senza precedenti, la malattia del Presidente in carica a un mese dal voto. La positività al Covid-19 di Trump, di parte del suo staff e di diversi senatori a ridosso del 3 novembre, può avere ricadute difficilmente prevedibili sulle ultime settimane di campagna elettorale e sull’esito dell’elezione.

IL RISCHIO DI UNA GUERRA CIVILE

La possibilità che il Presidente non accetti un passaggio delle consegne “pacifico”, unita alla difficoltà oggettiva dello spoglio delle schede, potrebbero preludere a un periodo di incertezza prolungata e di tensioni politiche e sociali senza precedenti. A questi scenari alternativi, si devono ora aggiungere scenari collegati all’evoluzione della situazione sanitaria di Trump e alle possibili alternative aperte in caso di peggioramento della salute del Presidente e di possibile incapacità a svolgere le sue funzioni.

LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

Nel caso di vittoria di Trump, è probabile il proseguimento delle tensioni commerciali sia con la Cina (ulteriori incrementi dei dazi), sia con gli altri partner commerciali, che hanno ora deficit più ampi per via della deviazione dei flussi dalla Cina verso altri produttori. La posizione di Biden nei confronti della Cina probabilmente non si discosterebbe in modo significativo da quella di Trump. Biden ha dichiarato che la Cina è un “competitor”, che dovrà essere arginato con misure che riducano l’influenza cinese nei settori della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Biden ha anche rifiutato di dichiarare che revocherà i dazi imposti da Trump sulle importazioni cinesi. È possibile che un’amministrazione Biden sia però meno conflittuale con la Cina su temi diversi da quelli economici e sia più aperta a cooperare su cambiamento climatico ed emergenze sanitarie.

IL TEMA DELL’IMMIGRAZIONE

Trump farà ricorso alla linea dura per ridurre l’immigrazione, legale e illegale, con argomenti tipicamente populisti: gli immigrati portano via il lavoro ai cittadini, commettono crimini e riducono risorse disponibili (scuole, sanità, case, ecc.) – durante il primo mandato di Trump, la crescita degli immigrati è rallentata a circa 750 mila all’anno, da una media annua precedente intorno a 1 mln, e potrebbe calare ulteriormente a 500 mila in un secondo mandato; la riduzione dei visti di lavoro o stabilizzazione compensata da riduzione dell’immigrazione per legami familiari; l’aumento delle restrizioni alla concessione di visti per lavoro skilled (H-1B); l’eliminazione della protezione per gli immigrati entrati illegalmente da bambini (sono circa 11 mln, per ora garantiti dal DACA, Deferred Action for Childhood Arrivals Program); la costruzione del muro con il Messico.
Biden invece propone una espansione dell’immigrazione legale, con argomenti anti-populisti: gli Stati Uniti sono un paese di immigrati, e in alcuni settori (tecnologia, agricoltura) gli immigrati sono essenziali per la produzione. Probabile una moderata espansione dell’immigrazione qualificata. Biden prevede: un aumento dell’immigrazione con visti di lavoro e rimozione dei tetti per alcuni paesi (per es. India); il mantenimento della lotteria per la distribuzione di un certo numero di green card a paesi con bassa immigrazione negli USA; facilitazione a ottenere la cittadinanza per studenti che hanno studiato negli USA; l’eliminazione dei blocchi attuati da Trump relativi all’entrata di individui provenienti da una lista di paesi problematici; restrizioni ai visti H-1 (per lavoratori qualificati) simili a quelle volute da Trump; la regolarizzazione degli immigrati entrati illegalmente da bambini (DACA); la determinazione di un nuovo programma di visti sponsorizzati da stati ed enti locali per far fronte a scarsità di lavoratori in settori specifici.

SCENARI ALTERNATIVI

Lo scenario politico dal 2021 in poi dipende congiuntamente dal risultato del voto presidenziale e di quello per Camera e Senato. Nessun presidente può attuare la propria agenda di politica fiscale senza il Congresso. A seconda delle maggioranze alla Camera e al Senato, i vincoli sull’esecutivo possono essere più o meno stringenti. La media dei sondaggi dà margini di vantaggio in crescita per Biden, una maggioranza confermata ai democratici alla Camera e indicazioni incerte per il Senato (ora in mano ai repubblicani con 53 seggi contro i 47 di democratici e indipendenti). I sondaggi successivi al dibattito presidenziale registrano un significativo aumento del vantaggio di Biden su Trump (per esempio, al 4/10, Yahoo/Gov, +8, NBC/WSJ +14, Ipsos/Reuters +10).

LA DATA DEL VOTO

Data del voto: proroga quasi impossibile. La Costituzione nel 1788 prevedeva che la data dell’elezione del presidente, attraverso il voto dell’EC, fosse fissata dal Congresso e uguale per tutti gli stati. Inizialmente, il Congresso aveva fissato il voto dell’EC il 14 dicembre, ma fino al 1845 aveva lasciato libertà agli stati riguardo alla data dei voti a livello statale per la scelta degli elettori. Nel 1845, il Congresso ha scelto di fissare per legge anche questa data (il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre), unificandola per tutti gli stati. Pertanto, teoricamente il Congresso potrebbe modificare la data del voto, anche se non ci sono precedenti storici.

Le elezioni si sono sempre svolte, dal 1845 in poi, il primo martedì di novembre anche durante guerre (inclusa quella civile), uragani e pandemie. Inoltre, lo spazio per uno spostamento in avanti della data del voto è minimo. Infatti, il 20° emendamento alla Costituzione prevede inderogabilmente che il presidente e il vice-presidente decadano alle 12:00 del 20 gennaio, quattro anni dopo la loro nomina, indipendentemente dal fatto che si siano svolte altre elezioni. In mancanza di un nuovo risultato elettorale, o di una modifica del 20° emendamento, si seguirebbero le regole previste dalla Costituzione per la successione, e il presidente della Camera diventerebbe presidente. Infine, dal punto di vista pratico, essendo necessario un voto favorevole di entrambi i rami del Congresso, non è realistico prevedere una proroga del voto oltre il 3 novembre.

Il presente documento è un estratto del testo scritto da Intesa Sanpaolo S.p.A. e distribuito da Intesa Sanpaolo-London Branch (membro del London Stock Exchange) e da Intesa Sanpaolo IMI Securities Corp (membro del NYSE e del FINRA). Intesa Sanpaolo S.p.A. si assume la piena responsabilità dei contenuti del documento. Inoltre, Intesa Sanpaolo S.p.A. si riserva il diritto di distribuire il presente documento ai propri clienti. Intesa Sanpaolo S.p.A. è una banca autorizzata dalla Banca d’Italia ed è regolata dall’FCA per lo svolgimento dell’attività di investimento nel Regno Unito e dalla SEC per lo svolgimento dell’attività di investimento negli Stati Uniti.

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