Dalla Svezia alla Germania, fino alle sfide elettorali di Francia, Spagna e Polonia, la destra radicale guadagna terreno e punta a pesare sui governi: ecco come cambiano gli equilibri politici europei
La destra radicale europea si prepara a una nuova stagione di test elettorali mentre in diversi Paesi il suo ruolo è già passato dalla protesta alla capacità di condizionare maggioranze e governi. Il punto non è soltanto la crescita nei sondaggi o il numero di seggi conquistati: è la capacità di queste forze di spostare l’agenda dei partiti tradizionali, diventare decisive nella formazione delle maggioranze e, in alcuni casi, entrare direttamente negli esecutivi.
Il fenomeno attraversa aree politiche e sistemi elettorali molto diversi e ha ormai un tratto comune: la destra radicale non corre più soltanto per rappresentare il dissenso, ma per trasformarlo in potere negoziale. Immigrazione, sicurezza, rapporti con Bruxelles e politica estera, soprattutto sul sostegno all’Ucraina e sulle relazioni con la Russia, sono i terreni sui quali queste forze cercano di allargare il proprio consenso e costringere gli avversari a inseguirle.
DALLE URNE AL POTERE
Il salto si vede già nei casi più significativi. In Svezia, i Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson hanno garantito dall’esterno il sostegno parlamentare al governo di centrodestra guidato da Ulf Kristersson e ora puntano a consolidare il proprio peso. In Finlandia, i Veri Finlandesi sono invece direttamente nella coalizione guidata da Petteri Orpo, con Riikka Purra alla guida del partito e al ministero delle Finanze. In Germania, il risultato di Alternative für Deutschland alle regionali in Sassonia-Anhalt ha portato il partito a sfiorare il 44%, riaprendo la discussione sulla tenuta del cordone sanitario. E la partita proseguirà nel 2027 con le presidenziali francesi, dove il Rassemblement National punta al ballottaggio, con Marine Le Pen e Jordan Bardella al centro della sfida, mentre in Spagna la crescita di Vox di Santiago Abascal può diventare decisiva per gli equilibri tra Partido Popular e socialisti. In Polonia, infine, la competizione tra la coalizione pro-europea guidata da Donald Tusk e il PiS rischia di essere ulteriormente complicata dalla crescita di forze ancora più a destra, come Konfederacja e la Confederazione della Corona Polacca.
ITALIA, LA VARIABILE VANNACCI
In Italia il fenomeno passa anche dalla crescita di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, la formazione nata attorno all’eurodeputato dopo la sua uscita dalla Lega. Vannacci punta a costruire uno spazio politico alla destra del centrodestra sui temi dell’immigrazione, della sicurezza e del rapporto con l’Unione europea. La sua presenza aggiunge una variabile alla competizione interna al campo conservatore e sarà da valutare anche in vista delle prossime elezioni politiche: quanto consenso riuscirà a intercettare e, soprattutto, se sarà sufficiente a modificare gli equilibri tra le forze già presenti nel centrodestra.
I PRIMI TEST: STOCCOLMA E BERLINO
Il calendario elettorale parte dalla Svezia, dove il 13 settembre il voto potrebbe consegnare una maggioranza difficile da costruire. I sondaggi mostrano un confronto ravvicinato tra centrosinistra e centrodestra e rendono decisivo il peso dei Democratici Svedesi. La vera novità sarà capire se il partito continuerà a sostenere il governo dall’esterno o se riuscirà a trasformare il proprio peso parlamentare in una partecipazione diretta all’esecutivo.
Una settimana dopo toccherà alla Germania, con le elezioni del 20 settembre a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania. Dopo il risultato della formazione di estrema destra in Sassonia-Anhalt, il voto regionale servirà a capire quanto sia ancora sostenibile la linea del muro contro AfD: anche se Friedrich Merz continua a escludere una collaborazione con AfD, una crescita ulteriore del partito aumenterebbe la pressione sulla CDU e renderebbe più complicato per i partiti tradizionali ignorarne il peso elettorale.
FRANCIA, LA PARTITA PIÙ PESANTE
Il vero appuntamento sarà però quello francese del 2027. Il Rassemblement National punta al ballottaggio per le presidenziali e il confronto interno tra Marine Le Pen e Jordan Bardella si intreccia con la ricerca, da parte degli altri partiti, di un candidato capace di fermarne l’avanzata. Se il partito riuscisse a conquistare l’Eliseo, il salto della destra radicale europea sarebbe evidente: da forza di pressione a forza di governo in uno dei Paesi chiave dell’Ue.
IL RISCHIO È LO SPOSTAMENTO A DESTRA
Spagna e Polonia completeranno la mappa. In Spagna la crescita di Vox potrebbe rendere indispensabile un accordo con il Partido Popular; in Polonia, invece, la competizione tra Donald Tusk, PiS e le formazioni ancora più a destra rischia di frammentare ulteriormente il campo
Il dato politico è che queste forze stanno già cambiando gli equilibri, anche quando restano fuori dai governi. La destra radicale può aumentare il proprio peso costringendo i partiti tradizionali a spostarsi sui suoi temi. Immigrazione, sicurezza, rapporti con Bruxelles e politica estera sono già diventati terreni di competizione. Nei prossimi mesi saranno le urne a dire se questa pressione resterà una forza di condizionamento o diventerà una nuova formula di governo europeo.

