Dal mondo

La storia di Haiti tra violenza e disordini

Port-au-Prince, Haiti

Haiti fu il primo Stato indipendente dell’America Latina e dei Caraibi dell’era coloniale e la prima Repubblica guidata da neri quando si liberò del dominio francese nel XIX secolo. Ma da allora è stato un susseguirsi di violenza, invasioni e repressioni fino al recente assassinio del suo presidente Jovenel Moise

Nella notte tra martedì e mercoledì, il presidente di Haiti Jovenel Moise è stato ucciso da un commando straniero composto da mercenari, ma nella storia del Paese più povero delle Americhe è solo l’ultimo episodio di violenza. Ecco alcuni eventi chiave nella storia politica haitiana.

LA COLONIZZAZIONE

La Spagna, dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1492 colonizza l’isola di Hispaniola e duecento anni dopo cede la metà occidentale alla Francia. Le piantagioni lavorate dagli schiavi di origine africana producono zucchero, rum e caffè che arricchiscono la Francia.

L’INDIPENDENZA

Nell’Ottocento ci sono due date importante: nel 1801 l’ex schiavo Toussaint Louverture guida una rivolta e abolisce la schiavitù e tre anni più tardi, nel 1804, Haiti diventa indipendente sotto l’ex schiavo Jean-Jacques Dessalines, che viene assassinato nel 1806.

Cap-Haitien, Haiti

L’INVASIONE DEGLI STATI UNITI

Cento anni dopo, nel 1915, Haiti viene invasa dagli Stati Uniti che si ritirano nel 1943 ma continuano comunque a mantenere il controllo finanziario e l’influenza politica.

LA DITTATURA DUVALIER

Haiti, da sempre in rivalità con la vicina Repubblica Dominicana, nel 1937 subisce un durissimo colpo. Migliaia di haitiani nella zona di confine vengono massacrati dalle truppe dominicane su ordine del dittatore Trujillo.

Con l’appoggio militare, Francois Duvalier nel prende il potere e inaugura una stagione all’insegna delle violazioni dei diritti umani. Nel 1964 si dichiara presidente a vita. La sua dittatura è segnata dalla repressione perpetrata dalla polizia segreta Tonton Macoutes.

Alla morte di Duvalier nel 1971 gli succede il figlio Jean-Claude. La repressione aumenta. Nei decenni successivi, migliaia di “boat people” haitiani fuggono via mare verso la Florida, molti muoiono lungo il tragitto.

La rivolta popolare del 1986 costringe il dittatore a fuggire in esilio in Francia. Il tenente generale Henri Namphy prende il comando, ma nel 1988 il generale Prosper Avril prende il suo posto con un colpo di Stato.

Nel 1990 dichiara lo stato d’assedio ma si dimette prima delle elezioni a seguito delle pressioni internazionali.

ELEZIONI LIBERE

Nello stesso anno si tengono le prime elezioni libere di Haiti. A vincerle è l’ex parroco Jean-Bertrand Aristide, che però viene spodestato con il golpe del 1991. Nel 1994 intervengono le truppe statunitensi per spodestare il regime militare e Aristide ritorna al potere. L’anno dopo il suo protetto Rene Preval viene eletto presidente.

Aristide viene comunque rieletto presidente per un secondo mandato nel 1999 nonostante i risultati contestati. Nel 2004 i disordini politici lo costringono a fuggire ma la violenza è ormai dilagante.

ANNI TORMENTATI

Preval, nel 2006, vince le elezioni. Dal 2008 al 2010 è un susseguirsi di proteste, provocate dalla scarsità di cibo, da un’epidemia di colera e infine dalle elezioni.

È il 2010 quando un catastrofico terremoto uccide tra le 100.000 e le 300.000 persone, causando devastazione a Port-au-Prince e altrove.

Nel 2011 Michel Martelly diventa presidente, ma le proteste antigovernative alimentate dalla corruzione e dalla povertà proseguono fino al 2014. I dimostranti chiedono che Martelly si dimetta.

Alle elezioni presidenziali del 2016 vince Jovenel Moise, un esportatore di banane diventato politico. Negli anni accumula sempre più potere e governa per decreto dopo che Haiti non riesce a tenere le elezioni a causa dell’impasse politica e dei disordini. Migliaia di persone scendono in piazza per gridare “No alla dittatura” e chiedere le dimissioni di Moise, accusato di essere coinvolto in uno scandalo sulle importazioni di petrolio.

Adesso che è stato ucciso regna un vuoto di potere che per ora non si sa come verrà colmato.

Leggi anche: WFP, carestie e fame nel mondo: 2021 peggio del 2020. L’allarme dell’Onu

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