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L’azzardo di Macron fa vincere al primo turno Le Pen

Marine Le Pen, Rassemblement National

Grazie ad un’affluenza record che sfiora il 70% la leader dell’estrema destra sfonda e supera il 33% e punta alla maggioranza assoluta. Il presidente Macron che ha voluto queste elezioni è stato sconfitto e adesso invoca un “fronte repubblicano” di desistenza per il secondo turno. Ci saranno riflessi sulle nomine europee e anche per l’Italia e i rapporti di forza tra alleati di governo

L’unica certezza è la débâcle di Emmanuel Macron. Il suo azzardo di sciogliere il parlamento e di portare subito al voto i francesi dopo l’esito delle europee ha di fatto spianato la strada ad una storica vittoria di Marine Le Pen che  fa un importante balzo in avanti registrando un risultato mai ottenuto prima d’ora dall’estrema destra, con la conseguenza di ricompattare lo sbarramento repubblicano in uno scrutinio che ha registrato un’impennata della partecipazione, a differenza, ad esempio, delle tornate elettorali italiane.

ANCHE IN FRANCIA E’ ARRIVATA “LA METAMORFOSI”

Per i quotidiani italiani c’è poco da commentare, il Corriere della Sera titola “Francia, l’avanzata della destra”, Repubblica è ancora più netta: “Vince Le Pen, Francia divisa” mentre il Fatto Quotidiano scrive: “Le Pen e sinistre stritolano un Macron piccolo piccolo”. Ma ciò che colpisce più di tutto è la metamorfosi che si è compiuta anche in Francia come scrive nel suo fondo Aldo Cazzullo. “Se il calcolo di Macron era iniettare alla Francia un vaccino – scrive l’editorialista del Corriere della Sera –  lasciare che l’estrema destra governasse per tre anni per guarire il Paese dall’infezione, allora la prima parte di quel calcolo ha funzionato alla grande. Il problema è che Macron non voleva questo.

Voleva chiarezza. Voleva mettere i francesi di fronte a una scelta ancora più importante rispetto a quella delle Europee. Sperava di ricompattare il proprio campo, quello moderato e riformista, e di dividere gli avversari. È accaduto il contrario. Il suo campo è imploso, con l’ex primo ministro Edouard Philippe, erede naturale per l’Eliseo, che per non affondare con il presidente l’ha mollato alla vigilia del voto. E gli altri si sono uniti. Ora Macron per salvarsi dovrebbe mettersi nelle mani del Nuovo Fronte popolare, dove sono confluiti i populisti di Mélenchon, i liberalsocialisti di Hollande e gli europeisti di Glucksmann. Ma due sconfitti che si uniscono possono anche limitare i danni al secondo turno; non fare un vincitore”.

MACRON HA PERSO, ORA IL PAESE E’ DIVISO IN TRE SCHIERAMENTI

Perché questo è il vero punto della questione, anche il fronte chiamato alla desistenza contro l’ascesa della destra non ha nulla in comune se non, appunto, quello di compattarsi per non far vincere gli altri, un po’ come ha provato in Italia a fare il “campo largo”, che una volta era l’Ulivo per frenare Silvio Berlusconi ed oggi è un’alleanza un po’ ammaccata per bloccare l’ascesa di Giorgia Meloni e della destra in Italia.

L’analisi di Eric Jozsef  su la Stampa traccia un quadro già definito: “Nella sua decisione di sciogliere la Camera dei deputati – scrive il giornalista già corrispondente di Liberation – Emmanuel Macron pensava di riunire attorno a sé un fronte dei repubblicani per porsi come l’unico vero baluardo contro l’estrema destra e vincere di nuovo, come nel 2017 e 2022, la scommessa politica. Per questo, alla vigilia dello scioglimento e sulla base delle numerose divisioni tra la sinistra moderata e quella radicale di Jean-Luc Mélenchon, contava sull’impossibilità di queste forze di compattarsi elettoralmente nella forma del Nouveau Front Populaire. Emmanuel Macron ha perso questa partita. Il presidente si ritrova di fronte a un Paese diviso in tre schieramenti, con la possibilità molto concreta che per la prima volta, la destra e la sinistra repubblicane non riescano ad allearsi per impedire l’accesso al potere dell’estrema destra”.

E MELONI DEVE STARE ATTENTA A SALVINI CHE PROMUOVE UN NUOVO GRUPPO IN EUROPA

Ma quali saranno i riflessi di questo voto per l’Italia e per il nostro governo? E’ il retroscena di Tommaso Ciriaco su La Repubblica che spiega quelle che potrebbero essere le conseguenze del voto francese in salsa italiana. “Non è andata come sperava. Giorgia Meloni si aspettava che la presa del potere di Le Pen fosse chiara già al primo turno. Non perché consideri la leader francese la migliore alleata possibile piuttosto per una ragione tattica evidente: un’affermazione totale del Rassemblement National avrebbe scompaginato già da ieri sera gli equilibri europei, indebolendo ulteriormente Emmanuel Macron e aprendo forse una breccia nel fronte europeista che l’ha emarginata sui top jobs”.

E non solo. Un altro fronte a cui dovrebbe prestare attenzione la leader di Fdi è quello del nuovo gruppo in Europa, un progetto presentato dal presidente ungherese Orban assieme all’estrema destra austriaca e ha ottenuto la benedizione di Matteo Salvini  che ha auspicato una convergenza tra i nazionalisti dell’Est ed Identità e democrazia, promettendo che nel logo entrerà la parola “Patrioti”. “Uno schiaffo a Meloni. Un cantiere a cui Salvini fa sapere di lavorare da settimane come riporta  Repubblica e che avrebbe come conseguenza il fatto che i Conservatori guidati da Meloni potrebbero essere scavalcati da questo nuovo gruppo rendendo ancora più evanescenti le pretese di Giorgia Meloni in Europa.

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