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È vero che tutte le aziende estere hanno lasciato la Russia?

Russia Sanzioni Ue Aziende Estere

Delle 168 compagnie nipponiche operanti nel Paese, soltanto il 2,4%, è uscito dal mercato russo. E non è un caso isolato. Sono davvero tante le aziende estere di altre nazioni che continuano a fare affari in Russia. Cosa fanno le imprese italiane?

Da quando, a fine febbraio, la Russia ha attaccato l’Ucraina, l’immenso Paese è stato via via abbandonato dalle aziende estere. Molte lo hanno fatto di propria sponte, per non correre il rischio di essere associate alla politica aggressiva di Vladimir Putin, altre in quanto costrette, per non incorrere nelle sanzioni occidentali. Il fuggi fuggi ha riguardato e danneggiato soprattutto le aziende europee, in primis la Francia, che con Renault aveva una multinazionale saldamente ancorata nell’economia russa, mentre altre sembrano rimaste al loro posto…

È il caso per esempio delle aziende estere di Tokyo e dintorni con filiali in Russia. Meno del 3% delle aziende giapponesi con affari nel Paese hanno deciso di ritirarsi dal mercato a seguito della invasione in Ucraina, la percentuale minore tra i paesi del G7. È quanto evidenzia una indagine della Teikoku Databank, commissionata dalla Scuola di management della Università di Yale, negli USA, che ha riguardato 1.300 società a livello mondiale.

Si tratta di un dato che imbarazza il Giappone, tanto più dal momento che è stato diffuso proprio nei giorni del G7. Delle 168 compagnie nipponiche operanti in Russia, soltanto il 2,4%, è uscito dal mercato russo, ben al di sotto del 48% delle società britanniche, del 33% delle aziende canadesi e il 29% delle controparti statunitensi.

L’Italia, sempre secondo il report, è seconda solo al Giappone per la minore proporzione di società ad aver deciso di lasciare la Russia, con il 5%. Gran parte della cautela manifestata da Tokyo, rivela l’analisi, è espressa dalla volontà di operare una momentanea sospensione delle attività, in anticipazione di una ripresa degli affari in «un prevedibile futuro». Tra queste aziende, circa il 40% del campione ha deciso solo temporaneamente di arrestare la produzione, bloccare le consegne e non ricevere in ordini fino a data da decidere.

 

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