Dal mondo

Macron, Kurz e l’Ue di fronte al terrorismo islamista

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Lo chiamano “terrorismo stocastico”. Gli attacchi di Parigi e Vienna, l’uccisione e decapitazione del professor Paty sempre in Francia, hanno portato alla ribalta nel cuore dell’Europa le nuove modalità del terrorismo jihadista. L’articolo di Giuseppe Mancini

Lo chiamano “terrorismo stocastico”. Gli attacchi di Parigi e Vienna, l’uccisione e decapitazione del professor Paty sempre in Francia, hanno portato alla ribalta nel cuore dell’Europea le nuove modalità del terrorismo jihadista: ad agire sono individui radicalizzati e incitati all’azione dai mezzi di comunicazione online, i loro atti sono statisticamente prevedibili ma è del tutto imprevedibile individuare preventivamente l’autore.

Certo, nel caso della sparatoria nella capitale austriaca sono evidenti le falle dell’intelligence. Kujtim Fejzulai, il giovane che ha freddato tre passanti prima di essere a sua volta colpito a morte dalla polizia, era noto come simpatizzante dell’Isis, aveva cercato di raggiungere la Siria per unirsi alle milizie jihadiste, era stato fermato dalle autorità turche e consegnato a quelle austriache, poi condannato ma liberato dopo un corso di deradicalizzazione. Avrebbe dovuto essere sorvegliato in modo più accurato e professionale.

La risposta dei paesi europei a una minaccia concreta – singolarmente, in sede comunitaria – si sta rivelando affrettata, confusa, contraddittoria. Sono stati immediati protagonisti del dibattito il presidente francese Macron e il cancelliere austriaco Kurz, sono stati coinvolti i vertici di Bruxelles insieme al premier olandese Rutte e ad Angela Merkel; è stato poi adottato un primo documento – il 13 novembre, nell’anniversario della strage del Bataclan a Parigi – da parte dei ministri degli interni e della giustizia del Consiglio europeo. Sono attesi provvedimenti formali nel vertice di dicembre.

Dibattito e risposte concrete hanno tre criticità di fondo. La prima, è che da parte di Macron e Kurz (la Merkel è più defilata) c’è comunque la volontà di scelte autonome, che prescindono totalmente dal coordinamento europeo. La seconda, è che le proposte si susseguono in modo estemporaneo, senza il sostegno di analisi approfondite: vengono lanciate, poi ritirate o modificate radicalmente. La terza e più problematica, è che in queste proposte si fondono piani che andrebbero invece lasciati separati: sicurezza, – Islam come religione, immigrazione e integrazione. Il rischio è una discriminazione istituzionalizzata che porti alla marginalizzazione – conseguenza inintenzionale, ma prevedibile – e a un’ulteriore radicalizzazione.

E così Macron e Kurz vogliono mettere al bando il cosiddetto “Islam politico”: un concetto molto fluido, non definito. Il presidente francese vuole imporre alle moschee francesi una carta dei “Valori della Repubblica”, anch’essi privi al momento di una definizione chiara che abbia perciò rilevanza giuridica; vuole una formazione statale per gli imam, la fine dei finanziamenti dall’estero. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha rilanciato con la proposta – non concreta, ma solo come idea da approfondire operativamente – di formare gli imam attraverso un Istituto europeo.

A livello comunitario, nel documento approvato dai 27 emergono alcune tendenze. La prima, è la proposta di rafforzare gli strumenti di prevenzione già attivi, soprattutto per ciò che riguarda collaborazione e cooperazione tra servizi di sicurezza nazionali. La seconda, è il controllo dei contenuti online (addirittura su Whatsapp), con l’obbligo per i provider di cancellare “incitazioni all’odio” entro un’ora. La terza, anche in questo caso è quella più problematica: cioè, il riferimento diretto alla “coesione sociale” (all’integrazione) e quello indiretto all’islam attraverso un paragrafo dedicato alla “libertà religiosa”, in cui viene fatto cenno alla “formazione religiosa” da assicurare in Europa affinché sia compatibile con “i valori e i diritti europei”.

Il linguaggio è neutrale, la discriminazione solo nascosta; coinvolgere i diretti interessati prima di decidere alcunché sarebbe comunque indispensabile.

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