Dal mondo

No-deal Brexit, quali conseguenze per l’Irlanda del Nord?

L’articolo di Simone Martino sulle conseguenze della Brexit, con o senza deal, per l’Irlanda del Nord

Nei giorni scorsi il nuovo primo ministro inglese, Boris Johnson, ha affermato che il Regno Unito deve uscire dall’Unione Europea entro il 31 ottobre, con o senza accordo sul procedimento di “separazione”.

Ciò potrebbe comportare per l’Irlanda del Nord conseguenze delicate, difficili da risolvere, a cui l’Unione Europea dedica particolare attenzione.

IL TEMA DEL CONFINE TRA L’IRLANDA E L’IRLANDA DEL NORD

Considerando che la Repubblica di Irlanda è uno stato indipendente ed è membro della UE dal 1973 e che l’Irlanda del Nord fa invece parte del Regno Unito, è necessario ricordare che la frontiera irlandese è lunga circa 400 chilometri e dopo la Brexit resterà l’unico confine terrestre tra l’Unione e il Regno Unito, a parte Gibilterra. I problemi da risolvere, quindi, hanno a che fare con le persone che ogni giorno passano dalla Repubblica di Irlanda all’Irlanda del Nord e viceversa, con le merci che attraversano quello stesso confine. Si stima, inoltre, che nelle comunità di confine viva circa un milione di persone.

Con l’istituzione del mercato unico europeo e poi con gli accordi del Venerdì santo del 1998, a cui si è arrivati dopo decenni di violenze tra protestanti unionisti e cattolici repubblicani, il confine tra le due Irlande è diventato praticamente invisibile.

Non esistono controlli doganali per le merci né controlli dei passaporti per le migliaia di persone che ogni giorno attraversano il confine per motivi di lavoro e tutto ciò ha favorito il commercio e le attività economiche.

Uscendo dall’Unione Europea, il Regno Unito lascerà però il mercato unico e l’unione doganale e questo significa, tra le altre cose, che ai confini saranno ripristinati i controlli. Le conseguenze potrebbero essere non solo economiche ma anche politiche. Si potrebbe, infatti, riavere una situazione di destabilizzazione tra la popolazione e mettere a rischio l’accordo di pace del 1998.

FRONTIERA APERTA E BACKSTOP

Una soluzione che potrebbe evitare di tornare al “confine rigido” è rappresentata dal c.d. “Backstop”, ossia la proposta che prevede il mantenimento della libera circolazione di beni, servizi e persone tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

Tale soluzione è vista dall’Unione Europea come una garanzia per mantenere un confine aperto. Se il Regno Unito lasciasse l’Europa senza un accordo, sarà al di fuori del mercato unico e dell’unione doganale dell’UE, rendendo molto più complicato il commercio transfrontaliero.

Sotto Boris Johnson però sembrerebbe che il governo del Regno Unito voglia sbarazzarsi del backstop del confine irlandese, per questo motivo molti gruppi imprenditoriali e agricoli hanno messo in guardia il primo ministro sull’impatto economico della reintroduzione dei controlli alle frontiere tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda. Mantenere aperta la frontiera in Irlanda dopo la Brexit, è vitale per la sopravvivenza della sua attività.

IL PROBLEMA POLITICO E LA REGOLA DIRETTA

L’Irlanda del Nord non è governata direttamente da Westminster da più di un decennio. Ma una Brexit senza accordi potrebbe significare che i politici di Londra tornino ad occuparsi dell’Irlanda del Nord.

L’Irlanda del Nord è stata in grado di esercitare i propri poteri dal 1998, a seguito dell’accordo di pace che ha posto fine a decenni di violenza.

Secondo i termini dell’accordo del Venerdì Santo, le due comunità avevano concordato di condividere il potere. Quando il governo è attivo e funzionante in Irlanda del Nord, i principali partiti nominavano i ministri, mentre alcuni poteri, tra cui le relazioni internazionali e la difesa, rimanevano riservati al governo di Londra.

Ma l’Irlanda del Nord non ha un governo in piedi dal 2017. Il governo precedente, infatti, è crollato a gennaio 2017 quando i due maggiori partiti – il Partito Democratico Unionista (DUP) e Sinn Féin – hanno avuto un’aspra discussione sulla gestione da parte del DUP di uno scandalo sull’energia verde. Da allora, l’Assemblea e il governo dell’Irlanda del Nord sono stati sospesi e i tentativi di ripristinare queste istituzioni sono falliti. È stata lasciata ai dipendenti pubblici la responsabilità di prendere le misure necessarie per mantenere attivi i servizi pubblici. Ma i poteri dei dipendenti pubblici sono limitati in quanto hanno solo lo scopo di consigliare i politici, non decidere sulla politica o prendere decisioni importanti.

Ecco perché una Brexit senza accordi renderà più probabile il ritorno della regola diretta per l’Irlanda del Nord.

La regola diretta può essere attuata solo se il governo del Regno Unito approva una nuova legge attraverso il Parlamento, e significherebbe che tutti i poteri che erano stati consegnati al governo dell’Irlanda del Nord saranno ripresi dai ministri di Londra, che prenderebbero decisioni su questioni quali salute, giustizia e polizia, istruzione e trasporti.

FAVOREVOLI E CONTRARI ALLA REGOLA DIRETTA

I partiti sindacalisti, che vogliono che l’Irlanda del Nord rimanga parte del Regno Unito, hanno chiesto che si realizzi una regola diretta.

Ma altri partiti dalla parte nazionalista preferirebbero la cosiddetta “autorità congiunta”. Sostengono, infatti, che il governo della Repubblica d’Irlanda dovrebbe avere un maggiore contributo in qualsiasi processo decisionale.

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