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Papa Leone riapre i cordoni della borsa: cosa cambia per i cardinali

Cinque anni dopo la stretta di Francesco, il Vaticano torna agli stipendi di prima. Ma la svolta era già cominciata un anno fa, lontano dai riflettori

Leone XIV cancella i tagli agli stipendi decisi da Papa Francesco nel 2021: la riduzione era stata decisa nel pieno della crisi Covid per alleggerire i costi della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Cinque anni dopo, quella stagione è finita e dal 1° settembre tornano le retribuzioni precedenti alla stretta per cardinali e altre categorie interessate dal provvedimento.

Una scelta che racconta anche il cambio di clima nei conti del Vaticano: la fase dell’austerity imposta dall’emergenza Covid viene archiviata, mentre la macchina finanziaria della Santa Sede prova a reggersi su altre leve.

LA STRETTA DI FRANCESCO

Era il marzo 2021. La pandemia aveva fatto crollare alcune entrate del Vaticano, a partire da quelle dei Musei Vaticani, mentre il disavanzo della Santa Sede restava un problema strutturale. Papa Francesco scelse di intervenire sulle retribuzioni. E partì dall’alto, per dare l’esempio: una Chiesa povera, per i poveri.

Ai cardinali venne tagliato il 10% dello stipendio; per le categorie ai livelli retributivi C e C1 la riduzione fu dell’8%, mentre per chierici, religiosi e religiose nelle categorie previste dall’articolo 3 fu del 3%. Furono inoltre congelati gli scatti biennali di anzianità. La filosofia era quella di una spending review progressiva: chi aveva di più perdeva di più. Una scelta che Papa Francesco presentò come necessaria per difendere la sostenibilità finanziaria e, soprattutto, evitare di scaricare la crisi sui posti di lavoro.

LEONE AVEVA GIÀ COMINCIATO

Il ritorno agli stipendi pieni non arriva però tutto insieme. Nel 2025 Leone XIV ha abrogato l’articolo 3 del provvedimento di Francesco (quello che prevedeva la riduzione del 3% per le categorie di chierici e religiosi interessate): un anno dopo arriva il resto. Con il nuovo Motu Proprio, Leone XIV cancella le riduzioni ancora in vigore e spiega che le misure adottate durante la pandemia «possono ora essere superate», confidando nella sostenibilità economica della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano «con strumenti diversi».

Il dettaglio che ridimensiona l’effetto della notizia è altrettanto importante: nessun arretrato. Chi ha perso il 10%, l’8% o il 3% negli anni della stretta non recupererà quelle somme. Il ritorno vale per le retribuzioni future.

I CONTI, LO IOR E IL NUOVO CLIMA

Per capire perché la decisione arriva adesso bisogna guardare anche ai numeri. Nel 2025 lo IOR ha chiuso con 51 milioni di euro di utile netto, il 55,5% in più rispetto all’anno precedente. Il dato non significa che gli utili dello IOR finanzino direttamente gli stipendi dei cardinali, ma aiuta a fotografare il nuovo contesto nel quale si muove Leone XIV. Nel 2021 la parola d’ordine era tagliare; oggi il Vaticano ritiene di poter abbandonare almeno una parte di quella politica.

E quanto vale la retromarcia? Secondo La Stampa , un cardinale della Curia romana riceve tra 4.500 e 5.500 euro al mese, compresi i 1.500 euro del cosiddetto «piatto cardinalizio». Il taglio del 10% aveva un peso, a seconda del compenso, di diverse centinaia di euro in meno ogni mese.

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