Usa e Iran non hanno ancora trovato un accordo sulla proliferazione nucleare di Teheran. Trump risponde schierando nel Golfo Persico una potenza di fuoco con pochi precedenti. Perché?
Il negoziato sul nucleare è in stallo e Trump punta nuovamente il bersaglio sull’Iran. Questa volta, però, ha schierato l’artiglieria pesante nel Golfo Persico: due gruppi d’attacco della Us Navy e il 40-50% degli aerei dispiegabili. Una mossa che ha un significato preciso, spiega Robert Pape, direttore del Project on Security and Threats dell’Università di Chicago, nell’intervista rilasciata a Il Secolo XIX. Ecco quale.
PERCHE’ NON BASTA PIU’ INTIMIDIRE L’IRAN
L’epoca delle intimidazioni è finita. Gli Stati Uniti sarebbero pronti ad attaccare l’Iran se il negoziato sul nucleare fallirà. Fonti del Pentagono hanno rivelato a Politico che il Presidente avrebbe già ricevuto diverse opzioni. Una tesi confermata dalle forze messe in campo dagli Stati Uniti. “Mai prima d’ora gli Stati Uniti avevano di spiegato una forza così consistente contro un potenziale nemico senza poi lanciare attacchi. Per intimidire bastava molto meno”, ha sottolineato Robert Pape, direttore del Project on Security and Threats dell’Università di Chicago, nell’intervista rilasciata a il Secolo XIX.
“Probabilmente si andrà verso un conflitto armato: stimo una probabilità del 75 per cento che si arrivi a un’azione mili tare”, ha detto Piero Batacchi, direttore della Rivista italiana di difesa, intervistato da Il Secolo XIX. Lo schieramento di due gruppi d’attacco della Us Navy e del 40-50% degli aerei dispiegabili offre al presidente Usa la possibilità di organizzare “sia un attacco dimostrativo per distruggere alcuni siti e spingere l’Iran a trattare anche quello che non vorrebbe, sia una campagna estesa e prolungata su una pluralità di obiettivi”, secondo Batacchi.
COSA VOGLIONO DAVVERO GLI USA DALL’IRAN?
Trump ha più volte ribadito che non permetterà mai all’Iran di ottenere l’arma nucleare. Il vero obiettivo degli Usa, però, secondo Batacchi sarebbe neutralizzare militarmente l’Iran, in quanto potrebbe rappresentare una minaccia anche per l’Ue, Cipro e alcune isole greche a causa dei missili balistici a medio raggio.
“Altra cosa che credo gli Stati Uniti vogliano assolutamente è eliminare la capacità della marina iraniana di bloccare il traffico marittimo nello stretto di Hormuz”, ha aggiunto l’analista.
ATTACCO LAMPO IN STILE VENEZUELA O LUNGA GUERRA?
La domanda principale diventa quindi: Trump è pronto a imbarcarsi in una guerra di logoramento per neutralizzare militarmente l’Iran, oppure deciderà per un attacco lampo in stile Venezuela? Si vocifera che Trump considererebbe il dossier Iran risolvibile con una “vittoria facile”, se fosse necessario il confronto militare. Tuttavia, i mezzi schierati dal Centcom suggeriscono una strategia strutturata per una guerra di diversi giorni.
Il Secolo XIX riporta che sulle due portaerei USS Gerald R. Ford e USS Abraham Lincoln operano circa 100 velivoli, a cui si aggiungono gli oltre 80 aerei dislocati nelle basi a terra (Giordania, Arabia Saudita, Emirati, Israele e Diego Garcia). Il Secolo XIX sottolinea però che il dato più significativo riguarda la logistica. Il Centcom ha fatto convergere nell’area ben 108 aerei da rifornimento (83 KC-135 e 25 KC-46). Una cifra imponente, se si considera che nella Guerra del Golfo ne furono impiegati 149. Questa sproporzione tra caccia e tanker indicherebbe la volontà di operare fuori dalla portata dei missili a corto raggio iraniani, secondo il giornale. Le basi in Giordania, Arabia Saudita o addirittura Cipro e Gran Bretagna richiedono infatti una “catena di rifornimento” costante, segnale che l’impegno è strutturato per durare diversi giorni o settimane.
IL PUNTO SUI COLLOQUI
Oggi si è aperto il quarto round di colloqui tra Usa e Iran per trovare un accordo sul negoziato. Esistono ancora divergenze definite dal ministro degli Esteri iraniano “profonde”, ma lo stesso Abbas Araghchi ha parlato di “progressi significativi” e della sessione “più intensa mai avuta”.
Tutto è congelato in attesa dei negoziati tecnici della prossima settimana a Vienna, con la partecipazione dell’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).

