Proponiamo un estratto dal capitolo «La comunicazione estrema» del saggio Estremi, di Gianluca Ansalone, pubblicato da Guerini e Associati nel 2026.
Ansalone è manager di imprese multinazionali. Per quasi tutta la sua vita professionale ha svolto incarichi istituzionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (CoPaSiR) e la Presidenza della Repubblica. È docente di Geopolitica e Strategia presso il Campus Biomedico e la Scuola Ufficiali Carabinieri. Contribuisce regolarmente al dibattito su temi di attualità internazionale con interventi e opinioni sulle principali testate nazionali.
Pochi mesi prima della caduta del Muro di Berlino nel 1989, Ronald Reagan fece una previsione piuttosto forte davanti a una platea di amministratori delegati e finanzieri a Londra: «Il Golia del controllo totalitario sarà a breve abbattuto dal Davide del microchip». L’inquilino della Casa Bianca continuava così: «L’informazione è l’ossigeno dell’età moderna. Passa attraverso i muri e scavalca i fili spinati. Buca qualsiasi frontiera o confine e scorre perfino attraverso la Cortina di Ferro». […]
Lette quest’oggi, le parole dell’ex presidente americano suonano però ampiamente ingenue. L’equazione per cui a più informazione corrispondono società più aperte e prospere si sta dimostrando per molti versi fallace. Più spesso, però, molta informazione viene utilizzata per manipolare, indirizzare e controllare, per plasmare o imporre un ordine sociale o, piuttosto, per generare caos.
DAVIDE E GOLIA
Rispetto alle parole di Ronald Reagan, la Cina oggi è la dimostrazione che i microchip sono in grado di rafforzare al contempo sia Davide che Golia. Pechino controlla severamente le proprie reti di informazione, mentre può sfruttare ampiamente la natura aperta delle reti altrui. Mosca utilizza e diffonde informazioni distorte per erodere dall’interno la legittimità delle democrazie occidentali, provocare disordine sociale, aggredire gli interessi economici altrui. […] Nel luglio del 2024, un ragazzo diciassettenne accoltella diverse bambine in un campo estivo nella cittadina di Southport, in Inghilterra. A distanza di poche ore, falsi profili sui social network diffondono la notizia che il responsabile sarebbe un giovane musulmano radicalizzato. La notizia passa di profilo in profilo. Le autorità di polizia e politiche locali si affrettano a smentire la notizia: il presunto responsabile, già in custodia e sotto sorveglianza, è un adolescente anglosassone da generazioni, nato e cresciuto a Cardiff. Troppo tardi però. La notizia era già diventata vera per chi non voleva ascoltare altro, per chi non aspettava pretesto migliore per trasferire la rabbia dalla tastiera alle strade. […]
Nel novembre del 2025, diventa virale sulle piattaforme social un video della candidata favorita alle elezioni politiche in Irlanda, Catherine Connolly, nel quale la politica annuncia un proprio passo indietro e il ritiro della sua candidatura, senza dare ulteriori spiegazioni. […] Il video era tecnicamente un deepfake, completamente inventato e costruito attraverso algoritmi sofisticati di intelligenza artificiale, in grado, per livello di realismo ed efficacia, di ingannare praticamente tutti, addetti ai lavori e non.
ETICA, COMUNICAZIONE E INTELLIGENZA (ARTIFICIALE)
La questione critica e del tutto nuova oggi è però cosa accadrà a questi presunti meccanismi di autoregolazione di fronte al più grande cambiamento nella storia dell’informazione: l’arrivo dell’intelligenza artificiale (IA) generativa. Ciò che rende l’IA unica e potenzialmente distruttiva è la sua natura di «agente inorganico», secondo Harari, ovvero uno strumento del quale possiamo rapidamente perdere il controllo. L’arrivo dell’intelligenza artificiale nelle nostre vite, nelle nostre società e nelle nostre economie, scardina completamente il paradigma convenzionale della comunicazione e dell’informazione. […]
COME GESTIRE IL DISSENSO
È impossibile immaginare una democrazia che non preveda dissenso. Anzi, la capacità di mantenere vivo il dissenso politico e sociale è un valore dei sistemi maturi. Tuttavia, nessuna organizzazione può sopravvivere se ogni singola cosa è sottoposta a giudizio o è ritenuta opinabile. Ci deve essere un piano di partenza condiviso e riconosciuto da tutti perché una democrazia possa funzionare e, soprattutto, sopravvivere alle crisi.
Assistiamo invece alla moltiplicazione di arene in cui i fatti sono un accessorio, in cui la manipolazione e la propaganda alimentano paure e speranze, creando tifoserie contrapposte. L’importante è comunicare, se possibile in maniera estrema. Cosa comunicare non è più interessante. […]
LIBERTÀ E CENSURA
È chiaro che non bisogna confondere lo strumento con gli obiettivi. La caccia alle streghe è un esercizio inutile: la tecnologia legata alle piattaforme, i loro algoritmi, la comunicazione disintermediata sono qui per restare nelle nostre vite, aiutandoci spesso a rompere le barriere della censura, stimolando la partecipazione civica, rafforzando il controllo sul potere. Sarebbe riduttivo affermare che lo strumento, i social media per l’appunto, sono la causa di tutte le degenerazioni, anche emotive. Ne sono piuttosto il megafono estremo. […] Al contempo, cresce un dibattito sui limiti e i vincoli di regolamentazione delle piazze virtuali, con lo scopo di evitare manipolazioni e degenerazioni pericolose per la convivenza civile, per la solidità delle democrazie o perfino per l’incolumità individuale. È possibile quindi regolare l’odio e la delegittimazione senza svilire la nostra libertà? […]
È un tema complesso, insieme giuridico, culturale, politico e perfino filosofico. Quando esattamente una dichiarazione di odio diventa incitazione alla violenza? E i limiti all’incitazione all’odio possono diventare limiti alla libertà di espressione? L’odio è ovviamente un sentimento ripugnante, comunque lo si declini e comunque lo si trasmetta. Ma l’odio è un sentimento umano, che uno Stato liberale moderno, solido e autorevole dovrebbe imparare a riconoscere e punire qualora dovesse scadere in atti concreti di violenza. Sulla rete come negli Stati non può esistere la libertà assoluta. Una libertà senza regole e soprattutto senza responsabilità diventa semplicemente anarchia.
CONCLUSIONI
Qualcuno ha paragonato l’avvento delle piattaforme e dei social media all’introduzione della stampa nel XV secolo. L’impatto è senza dubbio altrettanto, se non più, dirompente. Ma se su un qualsiasi giornale viene pubblicata una notizia falsa, manipolata e fortemente offensiva, o se addirittura dalle colonne di un quotidiano si incita alla violenza fisica, è possibile risalire immediatamente all’autore e punire severamente chi ha scritto, chi deve vigilare e chi possiede il giornale in questione. I proprietari delle piattaforme hanno un ruolo non diverso da quello degli editori dei grandi giornali o delle televisioni e radio. […] Se invece guardiamo alla libertà di espressione non come a uno strumento per raggiungere un obiettivo più alto e nobile ma come a un fine, finiamo per elevarla a ideale supremo, dogmatico, più importante della verità, della giustizia, dell’uguaglianza o della democrazia. Il suo contrario è la materializzazione dell’incubo peggiore di tutti i padri nobili dei sistemi liberali moderni: una sfera pubblica dominata dall’odio e dalla calunnia, avvelenata dalle falsità e dalla demagogia

