Dopo quasi 50 anni si ferma la missione UNIFIL al confine tra Libano e Israele: ecco i motivi dello stop deciso dall’Onu
La United Nations Interim Force In Lebanon – Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ritirerà gradualmente il personale impegnato nel Paese entro la fine del 2027. Lo ha deciso il Consiglio di Sicurezza giovedì scorso con la risoluzione 2790, approvata su insistenza degli Usa.
La missione viene rinnovata solo fino alla fine del 2026, data oltre la quale inizierà un “ritiro ordinato e sicuro” da concludere entro un anno. Obiettivo: rendere il governo libanese l’unico garante della sicurezza nel Libano meridionale. Irlanda, Francia, Italia, Austria e altri Paesi europei, oltre allo stesso Libano, avrebbero voluto estendere ulteriormente la missione e addirittura potenziarla, ma alla fine hanno avuto la meglio le ragioni di Trump e del governo israeliano..
LA NASCITA DELL’UNIFIL
Nata con lo scopo di definire e garantire il rispetto del confine tra Israele e Libano in modo da favorire il raggiungimento di una tregua stabile e pacifica tra i due Paesi, la missione è stata creata dopo l’invasione di Israele in Libano nel ’78 (Operazione Litani). Dopo un’offensiva di 7 giorni, l’esercito israeliano occupò un’area di 20 km dal confine fino al fiume Leonte come ritorsione agli attacchi dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) contro il territorio israeliano usando il sud del Libano come base.
Il mandato iniziale dell’UNIFIL era di “confermare il ritiro di Israele dal sud del Libano” e di ripristinare pace e sicurezza, mentre dal 2000 monitora il rispetto della linea di demarcazione tra i due Paesi.
IL RUOLO DELL’ITALIA
Ad oggi la missione coinvolge 10mila soldati provenienti da 50 paesi diversi e oltre 750 civili libanesi e internazionali che lavorano nelle basi. Oltre all’Indonesia – che offre il maggior contributo in termini di uomini, circa 1200 – anche l’Italia ha avuto un ruolo centrale nel mantenimento della missiione. Attualmente il contingente italiano ammonta a mille uomini e diversi generali del nostro esercito hanno assunto il comando dei caschi blu (Claudio Graziano, Paolo Serra, Luciano Portolano), tra cui l’attuale guida, Diodato Abagnara, che ha assunto il comando il 24 giugno 2025.
PER GLI USA UNA MISSIONE INUTILE
Le pressioni dell’amministrazione Trump e Israele hanno avuto la meglio sulle ragioni storiche che hanno portato, per oltre 50 anni, al mantenimento di questa forza di interposizione internazionale nella regione. Il presidente americano ritiene infatti cha la missione abbia già raggiunto il suo obiettivo e sia inutile.
Anche il governo israeliano, col sostegno degli Stati Uniti, chiedeva da tempo il ritiro della missione UNIFIL. “Per una volta, abbiamo delle buone notizie dall’Onu”, ha dichiarato Danny Danon, rappresentante di Israele alle Nazioni Unite. L’ambasciatore ha accusato la missione Onu di aver costantemente trascurato il “vasto accumulo” di potenza militare di Hezbollah, fornendo al gruppo militante “una copertura per trincerarsi”.
IL LIBANO CHIEDEVA DI PROSEGUIRE
Il premier libanese Nawaf Salam, come riporta Euronews, si è limitato a esprimere la sua soddisfazione per il rinnovo del mandato fino alla fine del 2026. Dopo il conflitto dello scorso anno tra Israele e Hezbollah, il governo del Libano aveva chiesto di proseguire la missione visto che l’esercito nazionale non era in grado di pattugliare il confine e non aveva le risorse adeguate. Ora chi critica la decisione vede in questo la possibilità per Israele di avere mano libera nell’area, dopo essere già intervenuta militarmente per contrastare gli attacchi di Hezbollah dal sud del Libano. Danon infatti non ha fatto alcun riferimento a un ritiro israeliano dal nord della Linea Blu.
L’ambasciatore algerino alle Nazioni Unite, Amar Bendjama, ha sottolineato che l’UNIFIL “rimane indispensabile per la stabilità in Libano e nella regione” ma ha avvertito che “senza porre fine all’occupazione israeliana, la pace e la stabilità nella regione rimarranno inafferrabili”.
Il portavoce dell’UNIFIL, Andrea Tenenti, aveva messo in dubbio la possibilità di attuare la risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con le forze israeliane presenti in Libano. La risoluzione ha tre richieste: il ritiro di Hezbollah a sud del fiume Litani, il disarmo del gruppo e il ritiro completo di Israele dal territorio del Libano. “L’impegno del governo libanese c’è, ma come possono essere dispiegati ovunque nel sud se [l’esercito israeliano] è ancora presente nel sud?”, ha detto il portavoce.