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Populismo in Ue può portare a riforme: Report Deutsche Bank

dazi

Un report della banca tedesca evidenzia come governi populisti potrebbero attuare con più facilità un programma di riforme strutturali nell’economia nel caso in cui adoperassero in modo responsabile la maggiore influenza su giustizia e burocrazia

Un governo populista può influenzare di più sia il sistema giudiziario sia la burocrazia: un vantaggio che, se adoperato in modo responsabile, può rendere più facile l’attuazione delle necessarie riforme economiche strutturali. Affermazioni di rilievo che non arrivano da Pontida ma da un luogo un po’ più a nord, la Germania. Nel report di gennaio intitolato “Politics, populism and power”, Deutsche Bank ricorda che dieci Paesi dell’area CEEMEA (Europa centrale e orientale, Medio Oriente e Africa) andranno al voto nel 2019. Un raggruppamento che spesso stupisce – si nota -, fatto a volte per disponibilità di dati o di analisi, ma che in un contesto politico ha più senso per la presenza di alcuni aspetti comuni condivisi dai Paesi membri.

LA MINACCIA DEL POPULISMO

Nel report si rileva che i risultati delle elezioni influenzeranno l’ambiente politico ed economico in Stati chiave tra cui Polonia, Turchia e Sud Africa e che uno dei fili conduttori è la minaccia del populismo. Un esecutivo di questo tipo, sottolinea DB, può però avere un atteggiamento più influente sia sul sistema giudiziario sia sulla burocrazia e – se esercitato con un atteggiamento responsabile – si tratta di un vantaggio che facilita nell’attuare le necessarie riforme strutturali, di prima o di seconda generazione, nell’economia. Si deve pure tenere in considerazione, si sottolinea ancora, che riforme del genere possono costare voti nel breve periodo dal momento che di benefici si può parlare solo nel medio termine ma dopo un secondo o terzo mandato un governo concreto può intraprendere un programma di riforme.

LA NASCITA DEI POPULISMI DOPO LA CRISI FINANZIARIA

Il report della banca tedesca si sofferma poi sul fatto che in diversi Stati dell’area CEEMEA le dinamiche politiche interne si sono spostate a favore di populisti e nazionalisti a partire dalla crisi finanziaria, da circa dieci anni ormai, con il rischio di tensioni geopolitiche, soprattutto nel commercio internazionale. Ciò, si legge, non può non avere ripercussioni sulle prospettive economiche visto che esecutivi populisti, in ascesa, potrebbero preferire un atteggiamento fiscale più flessibile a fronte di uno più garantito sia prima sia dopo le elezioni.

PRESSIONI SULL’INDIPENDENZA DELLE BANCHE CENTRALI?

Nello stesso tempo potrebbe subire pressioni l’indipendenza delle banche centrali, in particolare in Paesi in cui la qualità istituzionale è sotto pressione. A sua volta, ciò può mettere in pericolo i prezzi e la stabilità finanziaria.

LA POSSIBILE MESSA IN DISCUSSIONE DI LEGAMI DIPLOMATICI CONSOLIDATI

Un altro punto messo in luce dalla ricerca riguarda il fatto che le amministrazioni populiste potrebbero arrivare a ricalibrare i legami diplomatici consolidati, in particolare quelli basati su rapporti economici e finanziari. In tal modo, gli elettori potrebbero subirne il richiamo, sperando in un guadagno economico a breve termine. Il risultato potrebbe però essere la formazione di nuove faglie tra Paesi o blocchi.

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