Il segretario di Stato Marco Rubio parlando con i legislatori giorni fa in un briefing, ha assicurato che gli Usa non invaderanno la Groenlandia, ma la compreranno. Ma quanto costa la più grande isola del mondo?
Secondo un sondaggio del gennaio 2025, commissionato dal quotidiano danese Berlingske e dal groenlandese Sermistiaq all’agenzia di ricerca britannica Verian, l’85% della popolazione del territorio artico non ha intenzione di entrare a far parte degli Stati Uniti. Solo il 6% dei groenlandesi ha dichiarato di essere pronto a passare sotto Washington.
Alla Groenlandia, con una superficie più grande del Messico e una popolazione di 57.000 abitanti, è stata concessa un’ampia autonomia di autogoverno nel 2009, incluso il diritto di dichiarare l’indipendenza dalla Danimarca tramite referendum. Ma la Casa Bianca sembra avere altri piani.
12,9 MILIARDI PER LA GROENLANDIA
Secondo i calcoli del think tank di centrodestra American Action Forum (Aaf), in rapporto alla crescita del prodotto interno lordo americano fra 1946 e 2025, i costo della Groenlandia sarebbe di circa 12,9 miliardi di dollari.
STIME MINERARIE
Come riporta il Corriere della Sera, ammonterebbero a 4.400 miliardi le risorse minerarie dell’isola, ripartiti in questo modo: 1.700 miliardi di petrolio e gas, la cui estrazione è proibita dal 2021 per ragioni ambientali e 2.700 miliardi di metalli, fra cui le terre rare, fondamentali per la componentistica tecnologica, l’elettronica, la difesa e le batterie. L’Aaf calcola che il valore dei giacimenti sfruttabili dell’isola sia attorno ai 186 miliardi. Ma una volta diventati proprietari, gli Stati Uniti, potrebbero accelerare gli scavi e le perforazioni.
POSIZIONE STRATEGICA
Non solo terre rare e risorse minerarie. Trump ha mire sulla Groenlandia anche per ragioni geopolitiche. Con lo scioglimento dei ghiacciai si aprono nuove rotte marittime e si rendono accessibili risorse naturali preziose. Basandosi su questi valori l’Aaf stima un prezzo al chilometro quadro di 1,38 milioni per un totale di 2.760 miliardi il prezzo complessivo, circa il 9% del Pil americano e il 7% del suo debito pubblico.
GLI INTERESSI AMERICANI SULLA GROENLANDIA
Gli interessi americani per l’isola hanno radici profonde che risalgono al 1867, con il Segretario di Stato William H. Seward che subito dopo aver concluso l’acquisto dell’Alaska dalla Russia per 7,2 milioni di dollari (circa 130 milioni attualizzati), tentò di estendere l’espansione americana cercando di acquisire anche Groenlandia e Islanda dalla Danimarca per 5,5 milioni di dollari. L’intento è sempre quello di ridurre la presenza europea in aree strategiche per la sicurezza e il commercio
Nel 1910 l’amministrazione Taft valuta uno scambio territoriale del territorio con la Danimarca. Anche in questo caso l’ipotesi resta sulla carta. Infine nel 1946 Harry Truman offre 100 milioni di dollari in oro alla Danimarca, una somma che oggi equivarrebbe a circa 1,6 miliardi. Copenhagen rifiuta e sull’isola si rafforza la presenza militare statunitense e il controllo di alcune infrastrutture chiave passa di fatto a Washington.


