Dal mondo

Risiko Commissione, Brexit, Macron e bilancio Ue. Tutti i dossier caldi nei palazzi europei

Che cosa si dice, si fa e si disfa in Europa tra previsioni economiche, scaramucce geopolitiche e non solo nel Taccuino europeo a cura di Andrea Mainardi

Il bilancio comunitario pluriennale ancora non c’è. La bozza preparata dalla Commissione uscente per il periodo 2021-2027 però è più che un oggetto di discussione politica: è bisticcio annunciato. E sarà probabilmente stravolta non appena Parlamento e Consiglio entreranno nel merito. Primo appuntamento in agenda: 12 e 13 dicembre, quando si riunirà il Consiglio europeo. Il progetto prevede un budget di circa 1,13 bilioni di euro.

Consulenti cercansi
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L’Italia paga di più. Come tutti
Al momento l’Italia dovrebbe contribuire in termini di Rnl (Reddito nazionale lordo), passando da una spesa annuale media di 14,91 miliardi di euro del periodo 2014-2020, ad una spesa annuale di 15,27 miliardi per il settennato 2021-2017 per complessivi 106,89 miliardi. Tradotto: sono circa 360 milioni di euro all’anno in più, con il passaggio da 0,85% a 0,87% del Rnl. Molto? Troppo? Dipende dai punti di vista. La media Ue si attesta intorno ad una crescita del +0,10 punti rispetto al +0,02 chiesto al nostro Paese.

L’Europa ci costerà 79 centesimi al giorno
In concreto, i cittadini europei verseranno nel periodo 2021-2027 in media 289 euro all’anno all’Unione. Un incremento del 3 percento rispetto a quanto richiesto dal bilancio precedente (241 euro annui). Fanno 79 centesimi al giorno. Meno di un caffè, ma decisamente più di una caramella. E per cosa?

Per ora si parla solo di tasse
Se l’annuncio dell’aumento della tassazione è stato dato, ancora – proprio perché non c’è il bilancio – non c’è certezza su come saranno investiti i denari raccolti nella futura Europa a 27 dopo l’uscita del Regno Unito. La proposta non fornisce dettagli sulla quantità di denaro che ogni Stato membro recupererà tramite finanziamenti Ue. Già che si deve risparmiare più di una caramella al giorno, darne notizia avrebbe almeno addolcito il prelievo. Ma così è.

Al momento si è delineata solo una cornice. Dentro ci finiscono gli ormai dati per certi tagli alla Politica agricola comune (Pac); un aumento per le politiche di coesione e delle risorse destinate a ricerca e sicurezza. Pure il progetto Erasmus godrà di qualcosa in più. Come – ma non rilevantissimo – per le politiche destinate all’immigrazione.

A proposito di agricoltura
Per quanto riguarda la nuova Politica agricola comune, la proposta avanzata dalla Commissione a maggio 2018 prevede che l’Italia abbia una dotazione complessiva di circa 36,3 miliardi di euro a prezzi correnti e di circa 32,3 miliardi di euro a prezzi costanti. Si tratta di un taglio di circa 4,7 miliardi di euro rispetto agli oltre 41 previsti per l’Italia dalla Pac 2014-2020. Secondo la proposta l’Italia sarebbe il quarto Paese beneficiario dei fondi Pac 2021-2027, dopo Francia (62,3 miliardi a prezzi correnti; 55,3 miliardi a prezzi costanti), Spagna (43,7 miliardi; 38,9 miliardi) e Germania (40,9 miliardi; 36,4 miliardi). (Qui tutti i dettagli riassunti dal Sole 24 Ore).

Il menu della spesa
Dove si prevede di spendere? Diamo i numeri. 442,4 miliardi per la coesione, che comprende i piani di sviluppo regionali. Ambiente, azioni sul clima, ma anche agricoltura e pesca: 378,9 miliardi. Ricerca, innovazione, spazio: 187,4 miliardi. Impegni internazionali: 123 miliardi. Amministrazione Ue: 85,3 miliardi. Migrazioni: 34,9 miliardi. Sicurezza e difesa: 27,5 miliardi.

L’attesa di un bilancio non è essa stessa un bilancio?

Ma c’è tempo. Non mancheranno i litigi. I leader avevano mirato a raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Le divisioni tra gli Stati sono però numerose. E gli schieramenti si intersecano. Di certo non aiuta la ricerca di un compromesso il ritardo nell’avvio della nuova Commissione che si sarebbe dovuta mettere al lavoro a inizio novembre e deve aspettare tre nuovi commissari più uno. Rinvio a dicembre, se tutto va bene.

Il commissario al Bilancio Günther Oettinger ha riconosciuto ufficialmente: non si raggiungerà un accordo sul prossimo bilancio quest’anno. Alcuni diplomatici affermano che le fazioni sono così distanti che un accordo potrebbe essere raggiunto solo all’ultimo momento, sotto la presidenza tedesca nella seconda metà del 2020.

La partita sul bilancio mette in campo differenti schieramenti
Ecco i club impegnati nel campionato. E non è fantacalcio

I frugali
Austria, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svezia.
I cinque paesi mirano a un budget inferiore rispetto a quello abbozzato. Significa limitare la spesa all’1 percento del reddito nazionale lordo. Sono favorevoli a spendere di più per ricerca e migrazione e meno per programmi tradizionali come agricoltura e coesione.

Belgio, Finlandia e Irlanda non fanno parte del partito 1%, ma vogliono spendere meno del 1,11% del Rnl proposto dalla Commissione uscente.

Gli amici della coesione
Si chiamano Friends of Cohesion: Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Cipro, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Portogallo, Malta, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna. Un club di diciassette membri che lotta per mantenere gli attuali standard di finanziamenti per lo sviluppo regionale.

1,11 per cento club
È un sottogruppo degli Amici della coesione. Croazia, Italia, Lituania, Malta, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna spingono affinché il bilancio sia fissato al 1,11 percento del Reddito nazionale lordo proposto dalla Commissione.

Contro i Frugal Five capitanati da Berlino si schierano anche Estonia e Ungheria, che sostengono l’1,16%; il Portogallo tra l’1,11 e l’1,13.

La squadra degli amici degli agricoltori
Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Croazia, Estonia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Malta. Un’ampia maggioranza dei paesi che teme la scomparsa delle proprie attività agricole. L’alleanza è guidata da Parigi e lotta per mantenere la spesa agricola ai livelli attuali. L’agricoltura per ora riceve circa il 35 percento della spesa totale dal bilancio. La prima proposta è di ridurre la quota al 28 percento per concentrarsi su ricerca, difesa e migrazione.

BITTER WINTER
ITALIA FANALINO DI CODA

“L’economia italiana è in stallo dall’inizio del 2018 e ancora non mostra segnali significativi di ripresa”. Lo scrive la Commissione nelle previsioni economiche d’autunno, che lasciano invariata rispetto all’estate la stima sul Pil 2019 (+0,1%), e tagliano invece quella sul Pil 2020 (da +0,7% a +0,4%). L’Italia si conferma ultima in Europa sia nel 2019 che nel 2020. Non bastassero i documenti, lo fa notare via Twitter il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Implacabile:

Se l’Italia non sta bene, la Germania non se la passa poi tanto meglio
Nelle nuove previsioni è l’Irlanda al top nel 2019 (+5,6%), seguita da Malta (+5%). La Germania è penultima con 0,4%, ma recupera nel 2020 (+1%).

Italico debito in aumento
Deciso aumento del debito italiano nelle previsioni Ue d’autunno: nel 2019 salirà a 136,2%, e nel 2020 a 136,8%. Bruxelles rivede così al rialzo le stime di primavera che lo davano a 133,7% e 135,2%.

Critiche velate al reddito di cittadinanza
La Commissione Ue prevede per l’Italia un deficit “stabile” al 2,2% per il 2019 e in leggero aumento al 2,3% nel 2020. Perché? “La spesa del Governo aumenta per l’introduzione del reddito di cittadinanza e delle misure che ampliano la possibilità di pensionamento anticipato”.
“Il mercato del lavoro è rimasto resiliente di fronte al recente rallentamento economico, ma gli ultimi dati puntano ad un deterioramento”, scrive la Commissione Ue. Il calo della produttività è probabile che spinga i datori di lavoro a tagliare posti o ricorrere a contratti temporanei, e il “numero dei senza lavoro difficilmente calerà anche a causa del nuovo reddito di cittadinanza che indurrà progressivamente più persone a registrarsi come disoccupate”.

SAGA COMMISSIONE, RUSH FINALE?

Riprendono giovedì 14 le audizioni per completare la squadra di Ursula von Der Leyen dopo la bocciatura dei candidati di Francia, Ungheria e Romania. Bucarest ha designato Adina-Ioana Vălean; Parigi scommette – non senza rischi per possibili conflitti di interesse – su Thierry Breton; Budapest su Olivér Várhelyi. Un primo ostacolo è stato comunque già superato: la commissione per gli Affari giuridici del Parlamento europeo ha approvato le dichiarazione finanziarie dei tre.

L’agenda
Il calendario – che Bruxelles definisce ipotetico – prosegue così: il 19 novembre, la conferenza dei presidenti di commissione “valuterà il risultato di tutte le audizioni” per assicurarsi che la conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari possa dichiarare chiusa la stagione delle audizioni e passare a votare l’intero collegio dei commissari nella plenaria del 27 novembre.

Londra promette il suo nome (a termine?)
Nel puzzle manca Londra. Von der Leyen ha chiesto a Boris Johnson di designare un candidato commissario. La presidente eletta ha ripetutamente insistito sul fatto che il Regno Unito è legalmente obbligato a nominare un nuovo commissario dal momento che la Brexit è stata rimandata al 31 gennaio. Il portavoce del primo ministro ha fornito garanzie in un briefing periodico coi giornalisti a Westminster: “Il Regno Unito adempirà ai suoi obblighi legali e i nostri funzionari resteranno regolarmente in contatto con la squadra del presidente eletto”. Il nome dalla bombetta Londra dovrebbe farlo uscire non oltre lunedì 18.

IL GENERALE MACRON

Altro tema caldo, la difesa. Dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto la Nato come “obsoleta”, Emmanuel Macron in una intervista all’Economist le ha diagnosticato “la morte cerebrale”. Il presidente francese torna su un suo vecchio pallino, esortando l’Unione a intensificare i propri sforzi di difesa e a non fare più affidamento sul sostegno degli Stati Uniti. Se ne discuterà probabilmente nei primi giorni di dicembre a Londra in una riunione dei leader Nato. In Germania zampilla il dibattito. Angela Merkel non è d’accordo con le affermazioni di Macron. Il ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha intanto promesso che la Germania avrebbe raggiunto l’obiettivo di spesa per la Nato del 2% del Pil.

E ADESSO, RELAX!

Data la settimana dominata da temi di bilancio, politiche economiche e notizie non incoraggianti per l’Italia; dopo la girandola di numeri, grafici e tabelle: relax. Politico ha costruito un godibilissimo pezzo su come quattordici filosofi reagirebbero alla Brexit. Da Platone a Wittgenstein. Tra frasi autentiche e improbabili riferimenti attuali. Ironico e documentato. Insomma: da leggere. Lo si trova qui.

 

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